Nonnulla [non-nùl-la]

La parola del giorno è

Nonnulla

[non-nùl-la]

SIGN Cosa da nulla, minima, trascurabile

dal latino [nonnulla] ‘alcune cose’, neutro plurale di [nonnullus] ‘qualche’, composto di [non] e [nullus].

Una piccola ambiguità fa sorgere spontanea una domanda: il nonnulla è un niente, ma due negazioni (non-nulla) non dovrebbero affermare? In effetti è proprio così.

‘Nonnulla’ è un latinismo, e in latino significava proprio ‘alcune (cose)’. Insomma, letteralmente ‘non nulla’. E nel passaggio in italiano, allora, che cos’è successo? Niente di strano: il nonnulla, per quanto minimo e trascurabile continua ad essere qualcosa. Solo iperbolicamente diciamo che è un niente. Se quella testa calda del nostro amico si arrabbia per un nonnulla, vuol dire che si accende d’ira alla più innocente provocazione; se minimizzo il mio malanno dicendo che è un nonnulla, c’è ma non gli voglio dare peso; e per un nonnulla il cliente pretende di parlare col Megadirettore.

In questa parola osserviamo l’azione di un meccanismo psicologico e pragmatico estremamente importante. Nella nostra mente la negazione di un concetto si forma con l’immagine di quel concetto con una grossa croce sopra. Ma è un’immagine che resta, e che pesa.

Se dico che questa zuppa non è cattiva, evoco e nego un attributo negativo. Ma quel ‘cattiva’ risuona, e anche se poi la zuppa la mangio l’ho presentata male. Se dico che la mia casa non è una reggia, è quell’immagine di fasto che riecheggia – e per quanto sia piccola la sto comunque presentando positivamente. Così, anche se il nonnulla in effetti è qualcosa, è il nulla (negato) a dare il tono alla sua immagine.

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ISEE 2016, CHE COSA CAMBIA

Novità Isee per l’anno 2016: giacenza media carte di credito, trasferimenti tra familiari, studenti universitari e minorenni con genitori non conviventi.

 Dopo la prima “rivoluzione” relativa al modello Isee 2015, che ha introdotto delle innovazioni radicali, il modello Isee 2016 ha apportato altri significativi cambiamenti nella dichiarazione sostitutiva unica: si va dall’indicazione della giacenza media delle carte di credito, ai trasferimenti di denaro all’interno del nucleo familiare, sino alle modifiche del modello Isee Universitario. Vediamo insieme che cos’è cambiato.

Isee 2016, come funziona

Innanzitutto ricordiamo che cos’è e come funziona l’Isee: col termine Isee si intende la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), necessaria per richiedere quasi tutte le prestazioni sociali e le agevolazioni, con la quale è “misurata” la situazione economica della famiglia.

A seconda della prestazione richiesta, o della situazione in cui versa il nucleo familiare, variano i modelli da utilizzare:

Isee ordinario o Isee Mini, utile per la generalità dei casi;

Isee Minorenni, utile per alcuni nuclei monoparentali;

Isee Università, utile per la richiesta di prestazioni di diritto allo studio;

– Isee sociosanitario, utile per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria;

– Isee corrente, basato sui redditi degli ultimi dodici mesi;

– Isee integrativo, modello da compilare in caso di situazioni eccezionali o per integrazioni.

Nella dichiarazione devono essere indicati, oltre alla situazione personale e familiare, i seguenti dati, relativi ad ogni componente del nucleo:

– patrimonio immobiliare;

– patrimonio mobiliare (conti correnti, carte di credito, depositi, titoli…);

– redditi (per la maggior parte reperiti direttamente dall’anagrafe tributaria);

– possesso di veicoli.

Isee 2016: giacenza media delle carte di credito

Le carte di credito prepagate con Iban, dal 2016, devono essere indicate tra i rapporti finanziari da inserire nel Quadro FC2 sez. I del modello. Questo comporta, in pratica, che le carte prepagate, da quest’anno, siano assimilate al possesso di un ordinario conto corrente: relativamente a queste carte, difatti, l’istituto di credito emittente deve fornire la giacenza media, per la relativa indicazione nell’Isee. Nell’Isee 2015, invece, era sufficiente inserire il valore al 31 dicembre dell’anno precedente.

La modifica è volta ad evitare comportamenti elusori, come l’azzeramento del saldo della carta al 31 dicembre, e si è resa necessaria anche in virtù del fatto che le prepagate con iban si stiano diffondendo sempre di più, e siano utilizzate in sostituzione dei conti tradizionali.

L’introduzione della giacenza media anche per le carte con Iban, però, può comportare dei problemi, qualora l’istituto di credito non rilasci il dato; in tal caso, sarà il contribuente a doverla quantificare, tramite il seguente procedimento:

– somma di tutti i numeri creditori annuali reperiti negli estratti conto, relativamente a ciascun rapporto;

– divisione della cifra totale per 365.

Ai fini del calcolo dell’Isee, può essere preso in considerazione il saldo al 31 dicembre se:

 la differenza tra il totale di tutti i saldi dei conti correnti indicati e il totale di tutte le giacenze medie è positiva;

 nel corso dell’anno precedente sono stati acquistati beni immobili, altre componenti del patrimonio mobiliare, o sono stati effettuati trasferimenti ad altri componenti del nucleo familiare.

È invece presa in considerazione la giacenza media se la differenza tra il totale di tutti i saldi dei conti correnti indicati e il totale di tutte le giacenze medie è negativa.

Isee 2016: trasferimenti ai familiari

All’interno del modello Isee 2016, come poc’anzi accennato, è specificato che anche i trasferimenti tra familiari rientrano negli incrementi del patrimonio mobiliare: questo, in quanto il calcolo del valore del patrimonio mobiliare in presenza di tale variazione risulterebbe falsato, al pari di quanto accadrebbe per l’acquisto di immobili o di titoli.

Isee 2016 Università

Ha subito delle recenti modifiche anche il modello Isee Università, con l’introduzione della casistica dello studente universitario con unico genitore separato, che deve essere indicata nella prima casella del Quadro C del modulo MB.2. La specifica della situazione è necessaria per valutare economicamente, in maniera differente dalla generalità delle ipotesi, il caso in cui nel nucleo sia presente un solo genitore, mentre l’altro risulta separato legalmente e non convivente.

Inoltre, nello stesso modello è specificato che, sebbene lo studente sia generalmente considerato autonomo quando possieda, in prima persona, un’adeguata capacità di reddito, qualora risulti sposato il requisito reddituale deve essere valutato tenendo conto anche dei redditi del coniuge. La specifica si è resa necessaria in quanto, se lo studente non possiede un reddito tale da renderlo indipendente, ma tale reddito è posseduto dal coniuge di quest’ultimo, si realizza comunque l’autonomia dal nucleo familiare originario.

Isee 2016: rimborsi spese

Mentre all’interno dei precedenti modelli Isee non dovevano essere riportati i contributi percepiti a titolo di rimborso spese, qualora le spese fossero rendicontate, nell’Isee 2016 alcuni contributi rendicontati devono essere inseriti comunque. In particolare, devono essere indicati i contributi percepiti quali rimborso spese per collaboratori domestici e addetti all’assistenza personale, in quanto si tratta di costi detratti dall’INPS in via automatica. L’indicazione deve essere effettuata nel Quadro FC8, alla sezione III.

 

Articolo Completo : ISEE 2016, CHE COSA CAMBIA 

 

 

Nuovo Isee 2015, carte di credito e Social Card, che cosa cambia?

Ultime novità in tema di certificazione Isee, per chi intende richiedere sussidi sociali e prestazioni pubbliche.

 

È ormai pienamente operativa la nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica 2015, con la quale è certificato l’Isee, ovvero l’indicatore della situazione economica equivalente: il documento è diventato indispensabile per richiedere qualsiasi tipo di agevolazione o sussidio, da parte di Enti Pubblici.

I parametri indicatori della situazione economica di un nucleo familiare sono molteplici, e non sono costituiti solo dal reddito da lavoro o dal possesso d’immobili, ma anche da altre componenti patrimoniali mobiliari: parliamo, in particolare, di conti correnti, depositi , e persino carte di credito prepagate.

Difatti, l’Inps, con un recente messaggio [1], ha confermato la necessità d’inserire, all’interno della DSU, non solo i conti correnti, ma anche le carte conto (per intenderci, quelle con l’Iban) e le semplici prepagate.

Per ognuna di queste voci dovrà essere indicato sia il saldo al 31 dicembre, sia la giacenza media: questo, per evitare atteggiamenti fraudolenti, come quelli dei soggetti che sistematicamente svuotano il proprio conto in prossimità del 31 dicembre di ciascun anno, per far figurare saldi bassissimi o addirittura a zero.

Ormai, sotterfugi del genere non sono più possibili, come non possibile aggirare il fisco facendo confluire tutti i propri movimenti in una carta prepagata, anche se priva di Iban: difatti, le banche comunicano ogni anno, all’anagrafe tributaria, non solo i rapporti di conto corrente, ma qualsiasi rapporto intrattenuto col cliente, dunque anche le movimentazioni di carte di credito, ricaricabili o meno.

Non inganni il fatto che alcune di queste carte sono prive dell’indicazione del nome dell’intestatario: quando un soggetto ne richiede una, infatti, è sempre necessario che si munisca del codice fiscale e del documento d’identità, pertanto risulterà comunque come intestatario, anche se il suo nome non è scritto nell’oggetto.

Per tornare alla nostra dichiarazione Isee, se decidiamo di effettuarla autonomamente, tramite i servizi online dell’Inps per il cittadino, dovremo indicare le carte prepagate con un proprio IBAN, aventi le principali funzioni di un conto corrente, nella prima sezione del quadro FC2, codice 01; per quanto concerne le prepagate prive di codice Iban, andranno sempre indicate nel quadro FC2, ma nella seconda sezione, con il codice 99.

Articolo completo: Nuovo Isee 2015, carte di credito e Social Card, che cosa cambia?