L’Immagine Innata

…..perché è questo che in tante vite è andato smarrito e va recuperato: il senso della propria vocazione,

ovvero che c’è una ragione per cui si è vivi.

non la ragione per cui vivere; non il significato della vita in generale, o la filosofia di un credo religioso.

la sensazione che esista un motivo per cui la mia persona, che è unica e irripetibile, è al mondo, e che esistono

cose alle quali mi devo dedicare al di la del quotidiano

e che al quotidiano conferiscono la sua ragione d’essere;la  sensazione che il mondo, in qualche modo,vuole che io esista,

la sensazione che ciascuno è responsabile di fronte a un immagine innata, è responsabile di fronte a un immagine innata,

i cui contorni va riempiendo nella propria biografia.

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tratto da : il codice dell’anima  (J.Hillman)

 

Pubblicazione di foto con l’immagine altrui senza consenso

Solo se c’è un pubblico interesse alla diffusione della fotografia è possibile la pubblicazione del volto di un soggetto.  

È vietata la pubblicazione di una foto ritraente il volto ben definito di un soggetto, salvo che vi sia il consenso di questi oppure, anche senza il consenso, se sussiste un pubblico interesse alla diffusione della notizia. Diversamente, lo sfruttamento non autorizzato della fotografia provoca un danno al soggetto ritratto che può essere liquidato in via forfetaria sulla base del cosiddetto “prezzo del consenso”. Lo ha chiarito la Corte d’appello di Lecce con una recente sentenza [1].   L’illecita pubblicazione della immagine altrui fa scattare il risarcimento dei danni patrimoniali, consistenti nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito della pubblicazione: danno che comunque va sempre dimostrato (solo nel caso dei minori il danno è presunto e scatta sempre e comunque).   Ma anche quando non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale (ma solo un danno generico alla lesione della riservatezza), la vittima può far pretendere il pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente chiesto per dare il suo consenso alla pubblicazione; somma da determinarsi secondo “equità” (ossia in base a quanto appare giusto al giudice), anche tenendo conto del vantaggio economico ottenuto da chi ha pubblicato illecitamente lo scatto.   La vicenda Nell’ambito di un servizio giornalistico sul traffico, un quotidiano pubblicava una fotografia che ritraeva tre persone (tra cui un minore) mentre circolavano all’interno di un’autovettura in una via del capoluogo salentino, auto rimasta paralizzata in un ingorgo. La fotografia, che ritraeva anche dei passanti non riconoscibili, era correlata da un articolo sulla “corsa allo shopping natalizio”. I soggetti ritratti hanno presentato una citazione al giornale per aver leso la loro riservatezza, chiedendo un risarcimento dei danni patrimoniali per l’illegittima pubblicazione.   Il Tribunale ha accolto la loro richiesta ritenendo non sussistente alcuna specifica condizione per la pubblicazione dell’immagine, nella specie l’interesse pubblico alla notizia come richiesto invece dalla legge [2].   Il servizio deve avere una utilità sociale La pubblicazione della fotografia con i volti dei soggetti ritratti ben in evidenza (e non sfumati, coperti o pixellati) deve sempre rispondere a “ragioni di utilità sociale”: tale certamente non è l’esigenza di documentare l’ingorgo del traffico natalizio. Nessun diritto di cronaca dunque, giustifica il servizio giornalistico a carattere sociale: l’interesse pubblico alla diffusione della notizia (nel caso di specie, il traffico caotico), deve sempre essere contemperata coi diritti individuali della riservatezza. Insomma, intanto si può comprimere la privacy altrui solo in quanto ve ne sia un’effettiva esigenza di pubblico interesse.

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