LE RACCOMANDAZIONI

Calamandrei,all’alba della stagione costituente,riprovava con parole molto severe la deplorevole pratica delle raccomandazioni e le valutava come:

<<….eredità secolare di un lungo servaggio politico,il sintomo morboso di una diffusa concezione paternalistica dei rapporti tra l’autorità e i singoli: i quali invece di sentirsi cittadini liberi,difesi dalla legge uguale per tutti,si sentono sudditi schiavi alla mercè delle mutevole buona grazia di chi comanda.Sfiducia nella legalità,mancanza di senso sociale,ignoranza della libertà intesa come rispetto degli altri e come solidarietàcivile: ciascuno,più che la giustizia per tutti,cerca il favore per sè>>.

Purtroppo il problema della legalità,del disinteresse(di chi dovrebbe essere<servitore> dello stato)e ahimè,della corruzione sembra,nel nostro paese di difficile soluzione,nonostante i ricorrenti tentativi del parlamento di approvare misure<organiche>.

SVILUPPO ARMONIOSO

Una comunità raggiunge uno sviluppo armonioso se è capace di avvalersi al massimo delle intelligenze in essa presenti.E’ in questo senso che ormai abitualmente si usa l’espressione,di sapore forse un pò troppo tecnocratico<<capitale umano>>.Proprio per valorizzarlo la Costituzione attribuisce una rilevanza centrale all’istruzione e alla scuola <<in tutti gli ordini e gradi>>.E, più specificatamente, esalta il ruolo delle istituzioni di <<alta cultura>>,delle università e delle accademie alle quali promette autonomia di ordinamento.Questa previsione è intimamente associata(nell’art.33)alla libertà di dell’arte e della scienza e del loro insegnamento.Si tratta di una libertà <piena>,in quanto immaginare attività di ricerca,in qualsiasi settore,<limitate>sarebbe una contraddizione.Eppure si discute molto vivacemente  sui confini della conoscenza imposti dall’etica al fine di evitare degenerazioni o<perversioni>nell’applicazione dei risultati raggiunti(sopratutto in campo biomedico,e nucleare dico io)

E’ qui che deve valere quel <principio di precauzione>che giustamente viene invocato sopratutto per prevenire un disinvolto ricorso a tecnologie insicure che, invece di creare benessere sociale ed economico non effimero,possono essere causa DI IRREVERSIBILI DEVASTAZIONI UMANE ED AMBIENTALI E DI DEPAUPERAMENTO DELLE FUTURE GENERAZIONI.

I PARLAMENTARI (01)

Essi sono chiamati a rappresentare la Nazione,cioè la Repubblica nella sua <unità>e <indivisibilità>(art.5),anche se sono uomini di parte,investiti della funzione parlamentare in seguito ad un evento elettorale che,di per se stesso,è manifestazione di contrapposizioni di scontri,pur condotti nel rispetto delle regole dell’ordinamento.In verità la norma costituzionale intende sottolineare che,dopo la competizione,gli <eletti>acquisiscono in Parlamento una posizione esclusiva (status):una nuova dignità,appunto,della quale devono essere consapevoli e meritevoli.

E che richiede loro comportamenti e anche stili di vita,confacenti al ruolo che ricoprono,senza ciò rinunciare affatto alle proprie convinzionie appartenenza.

Si potrebbe dire,in sintesi,che l’art.67 esorta deputati e senatori a una <autodisciplina repubblicana>che si palesa nell’assolvimento puntuale dei loro compiti istituzionali(che dovrebbero avere la priorità rispetto ad altri interessi professionali e privati)( 1 ),nel rispetto degli avversari anche nel corso dei più duri confronti.Non si tratta semplicemente di regole di galateo(<istituzionale>,come spesso si sottolinea),ma piuttosto,di veri e propri  doveri di rappresentanza.Significa< rappresentare la Nazione>

(1)ciò dovrebbe comportare ad esempio,la disponobilità dei parlamentari a dedicarsi a< tempo pieno> all’attività della camera alla quale appartengono.

In verità si considera normale la continuazione dell’esercizio delle libere professioni pur assa assorbenti(è il caso ad esempio degli avvocati);altrimenti-cosi si argomenta-alla fine del loro mandato potrebbero avere serie difficoltà nel riprendere la loro normale occupazione,e si troverebbero in una situazione di svantaggio rispetto agli altri lavoratori.

Ma con l’entrata in vigore della legge TREU(o legge Biagi)questa interpretazione colloca ancora una volta deputati e senatori al di sopra di tutti gli altri cittadini.Pertanto ora devono svolgere un solo lavor al meglio delle loro possibilità.

E se un settore va male,non è necessario <Privatizzarlo>,vuol dire che la persona incaricata non è in grado di assolvere il compito per cui è pagato,bisogna cambiarlo.

LE RICCHEZZE E LE VIRTU’ DELLA REPUBBLICA

<I soccorsi necessari per alleviare il bisogno sono un debito dei ricchi verso i poveri.>L’affermazione,che si legge nel progetto di nuova DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO proposta da Robespierre nel 1793, è francamente antipaticacome tutte le proposizioni lapidarie di carattere ideologico.Ma il problema di come reperire e distribuire i mezzi per rendere equilibrata(non ingiusta)la convivenza non può essre eluso.

Il concetto di <convivenza> presuppone una condizione minima: che a tutti coloro che la condividono non sia preclusa una vita degna di essere vissuta,corrispondente ai valori della Costituzione.La convivenza è necessariamente organizzata in <comunità>regolate in generale dall’ordinamento e,in particolare,dalla Costituzione medesima.La quale enuncia anche i principi che devono indirizzare l’acquisizione,l’allocazione delle risorse,nonchè la loro ottimizzazione da parte della Repubblica (in tutte le sue articolazioni)per la realizzazione degli obbiettivi di comune interesse.Le prestazioni richieste (non solo) ai singoli vengono tradizionalmente inquadrate nei doveri in contrapposizione o in compensazione ai diritti:quasi due cataloghi che si fronteggiano.Questa lettura è suggerita immediatamente dall’art.2 che, dopo dopo aver proclamato il riconoscimento e la garanzia dei <diritti inviolabili dell’uomo>,richiede a <tutti> i soggetti della Repubblica(dai più semplici come le persone ,ai più complessi come le istituzioni)<l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale>.

Si perviene poi alla facile conclusione(un luogo comune)che non si può pretendere il rispetto dei propri diritti se nel contempo non si ottempra agli obblighi a cui ciascuno è inevitabilmente tenuto.

In verità,diritti e doveri non rappresentano tanto,rispettivamente,situazioni piacevoli e spiacevoli,quanto condizioni necessarie per la convivenza

VALORI E PRINCIPI

I Valori si possono definire come il <nucleo duro>della Costituzione,il suo DNA,e hanno un significato ben delimitato: non alludono alle ideologie(sistemi teorici volti a interpretare gli svolgimenti storici e i rapporti tra gli uomini o tra le classi,con riguardo sopratutto alla conquista del potere nelle sue varie manifestazioni).La parola <valore> dovrebbe anche essere depurata della emotività,forse inevitabile,che normalmente suscita, e di una certa suggestione per cosi dire <metafisica>. I <valori>,a mio avviso,dovrebbero evocare cose,situazioni misurabili anche dal punto di vista materiale ed economico, e si riassumono nelle condizioni essenziali per rendere possibile l’esistenza in generale e l’umanità in particolare:la convivenza appunto.

Cosicchè con l’impoverimento o la dissipazione dei beni materiali e sociali fondamentali c’ è difficile o pessima vita; precaria, se non insostenibile,convivenza.

Ecco perchè si possono riconoscere come Valori :la vita stessa,l’ambiente(come conservazione del comune e indisponibile patrimonio terrestre),la pace,la non violenza,la solidarietà tra i viventi( e tra gli uomini in particolare),la salvaguardia delle future generazioni.I Valori tendenzialmente sono tutti qui.

Tal’ora essi vengono confusi con i principi(la democrazia è un principio,al pari dell’uguaglianza o della libera concorrenza); anch’essi assai importanti giacchè individuano le grandi linee di azione e di organizzazzione collettiva che devono orientarei soggetti della Repubblica.

Ma i Valori si distinguono per la loro forza superiore in quanto sono sottratti a prove empiriche; sono< verità di per se stesse evidenti> e non necessitano di essere riverificati con il mutare delle delle evenienze e,dunque,non possono essere rimessi in discussione neppure da maggioranze politiche fortissime.Infatti,l’adesione ai valori avviene una tantum nel momento <magico>e irripetibile della fondazione di una forma di Stato che da tale adesione trae una precisa identità. Si può anche aggiungere che essi,per loro natura,non possono essere oggetto di alcun bilanciamento proprio  perchè sono estranei a qualsiasi giudizio di utilità. Peraltro i Valori sono certamente in relazione ai principi (dotati di maggior elasticità e adattabilità alle varie circostanze) in quanto i primi delimitano i contesti in cui i secondi possono operare.

PICCOLE PATRIE

I partiti politici,capillarmente diffusi sul territorio,sono organizzati come Piccole Patrie, fondate sui principi di lealtà e disciplina e dunque di appartenenza esclusiva,seppure con diversa intesità; essi offrono opportunità:protezione.lavoro,assistenza ,cultura e perfino tempo libero.

I partiti,formalmente libere associazioni,sono obbiettivamente corpi amministrativi:amministrano risorse di varia provenienza(contributi associativi,profitti commerciali,provvigioni,cessione di rendite istituzionali)(vedi partiti politici senza sistema di partiti )(relazione  al convegno promossa dall’Accademia dei Lincei,<Lo stato delle istituzioni italiane:problemi e prospettive>roma 30 giugno-2 luglio 1993

ora negli Atti che recano lo stesso titolo,Giuffrè,Milano 1994 p.159 sgg)

ESISTENZA NON LIBERA E NON DIGNITOSA

Quando un esistenza può ritenersi non libera e non dignitosa?

Non è difficile rispondere:basta fare un inventario delle innumerevoli situazioni

di infelicità e di emarginazione con cui  quotidianamente ciascuno viene a contatto. E si può anche cercare di metterle in rapporto alle molteplici previsioni costituzionali che dovrebbero indirizzare legislatore e governo ad adottare politiche pubbliche adeguate.

In tempi di grave crisi economica, aggravata da episodi di gravi inadempienze(anche delittuose) nella gestione delle imprese che occupano migliaia di lavoratori e che sono fonte di reddito per altrettanti semplici risparmiatori,può essere almeno stimolante prestare attenzione ad alcune “intuizioni” della Costituzione laddove (all’art 42,comma 2)insiste sulla <funzione sociale> della proprietà  ( che dovrebbe essere<accessibile a tutti>) e laddove (all’art. 46) cerca di raccordare il lavoro ad una responsabilità diffusa nella gestione delle aziende.E’ interessante osservare come qui siano ben individuati tutti gli interessi da promuovere,salvaguardare e armonizzare:l’elevazione economica e sociale del lavoro,le esigenze della produzione,la collaborazione dei lavoratori nell’esercizio delle imprese,qualificata come <DIRITTO>.

Completa questa cornice solidaristica l’impegno della Repubblica a incoraggiare e tutelare il risparmio <in tutte le sue forme>(art.47)

Si tratta delle norme programmatiche forse più inascoltate della Costituzione.

Ma non per questo esse perdono di valore e di attualità:permettono di riconoscere e di pesare le situazioni ingiuste a cui si è fatto cenno.E sollecitano una discussione pubblica affinchè  si trovino i rimedi per rimuoverle seguendo,ancora una volta il tracciato costituzionale.

LAICITA’

La democrazia è di per se stessa “LAICA”,anche se nella Costituzione Italiana(a differenze di altre) tale connotazione non è esplicita.

la Costituzione della Francia( 4 ottobre 1958) stabilisce all’art.1

che essa è <una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale>

confermando quanto già disposto nella precedente Costituzione ( 27 ottobre 1946)

REFERENDUM

Nella fase preparatoria dei lavori dell’Assemblea Costituente ( nella commissione dei 75 ) suscitò molto interesse la prospettiva di una

<democrazia semidiretta> che esaltasse il ruolo decisionale e arbitrale              (nei confronti delle Assemblee Legislative) del <popolo sovrano>.

In un tale contesto fu proposta una varietà di referendum davvero notevole.

Nel dibattito in Assemblea, però, prevalsero prudenza e realismo.                        La preoccupazione che i referendum potessero delegittimare la rappresentanza politica e il sottostante sistema dei partiti indussero i costituenti  ad approvare soltanto referendum <eventuali>,per l’abrogazione delle leggi,con molti limiti (art.75 Cost.)per l’approvazione delle leggi costituzionali(art 138 Cost.)e in ambito regionale (art.123 Cost.)

SISTEMA TRIPARTITICO

Calamandrei (dai lavori della costituente) criticava sopratutto le norme <programmatiche> nelle quali -a suo dire – è spesso assai difficile leggere una tendenza univoca e netta >.E aggiungeva :< è proprio qui che più evidente affiora il carattere transitivo e “tripartitico” di molte di queste disposizioni,le quali sono state redatte in forma volutamente vaga e ambigua,in modo che ciascun partito che sia domani politicamente in prevalenza potrà trovarvi quell’indirizzo conservatore o progressista che meglio corrisponda al suo programma.