IL BUONGIORNO

Buon giorno: viene il sole,
su tre cavalli d’oro;
d’oro e d’ argento
e vale cinquecento.
Vale centocinquanta
e la gallina canta.
E canta sola sola,
non vuole andare a scuola:
gallina bianca e nera
ti do la buona sera.
Buona sera e buona notte,
c’é il lupo dietro la porta:
ma la porta casca giù
e il lupo non c’é più.
E’ fuggito sulla montagna,
ha trovato una castagna;
la castagna é tutta mia:
buona notte alla compagnia.

RINOCERONTE

Rinoceronte
che passa il ponte,
che salta, che balla,
che gioca alla palla,
che sta sull’attenti,
che fa i complimenti,
che dice buongiorno,
girandosi attorno.
Gira e rigira,
la testa mi gira
non ne posso più!
Cara pallina
cadimi giù!

IL CONTADINO FORTUNATO E GENEROSO

C’era una volta un povero contadino, che un giorno decise
di andare per il mondo a cercare fortuna. Cammina, cammina,
vide per terra cinque monete d’oro. Le raccolse e le mise
in tasca. Dopo poco giunse in una città ed entrò in un lo-
cale per mangiare qualcosa. Il proprietario vide che era
vestito male e lo prese per un barbone. Pensò che non potes-
se pagare e non gli volle dare da mangiare. Il contadino
allora mise sul bancone una delle monete, che valeva cento
volte il costo del pranzo. “Come farò a darti il resto?”,
disse l’oste, che stava pensando che il giovane fosse il
figlio del re travestito. “Lo puoi tenere” rispose il con-
tadino. Anche gli altri clienti pensarono la stessa cosa:
quello era il figlio del re. Il contadino volle andare alle
terme. Ma all’entrata lo fermarono, perchè era vestito da
povero. Dopo poco arrivò l’oste con un barbiere e vestiti
nuovi, come il contadino aveva chiesto. “Questo è il figlio
del re travestito” confidò l’oste al guardiano delle terme.
Udendo ciò, il custode invitò il povero contadino a entra-
re e corse dal suo padrone a raccontargli quel che stava
accadendo. Il proprietario dei bagni ebbe paura che il re
volesse punirlo. Corse a casa, riempì un sacco di monete
d’oro e tornò indietro per chiedere perdono al contadino,
che prese il sacco e tornò a casa. Quando arrivò al punto
in cui aveva trovato le monete, ne tolse cinque dal suo
sacco e le depose per terra.

L’UOMO PESCE

Il un luogo molto lontano, alla foce di un fiume, viveva una
ragazza che aveva rifiutato molti pretendenti. Un giorno busso’
alla sua porta un uomo che era riuscito ad affascinarla. I due
parlarono per tutto il giorno e alla fine la donna si innamoro’
di lui. “Devo presentarti ai miei genitori” disse lei. “Sono
troppo povero, e’ meglio che non ci fai conoscere. Di certo non
gli piacerei” rispose lui. I due innamorati stavano insieme tutto
il giorno e l’uomo, che in realtà era lo Spirito del fiume, non
faceva piu’ il suo lavoro che era quello di controllare le acque
e i pesci. Così al villaggio mancavano l’acqua per lavare, per
dissetarsi e per abbeverare gli animali e i pesci da mangiare.
La donna disse “E’ colpa vostra, se io potessi stare con lui
senza nascondermi, allora saremmo in due a occuparci del fiume”.
Tutti gli abitanti del villaggio si riunirono e decisero che era
meglio accettare quella strana unione. Per alcuni giorni, la donna
spari’. Nel frattemopo ricomincio’ a piovere, il fiume riprese
a scorrere e non mancavano piu’ acqua e pesci. Dopo un po’, la
donna torno’. E racconto’ che ora abitava sott’acqua, nel fiume.
La’ tutto era uguale alle città sulla terra, ma l’acqua era ovunque.
Dopo alcuni mesi torno’ per far conoscere alla sua famiglia il
figlio neonato e da allora nessuno la vide piu’.

MANGO, CHE PASSIONE

C’era una volta un uomo che adorava mangiare il frutto dell’albero
di mango. Quando lascio’ la casa della sua famiglia per sposarsi,
pianto’ un albero di mango di fianco a entrambe le porte della casa.
In questo modo poteva raccogliere un frutto ogni volta che entrava
o usciva. Non appena l’albero crebbe abbastanza per produrre i frutti,
ogni giorno l’uomo controllava la maturazione dei mango. Stava anche
meditando di piantare tanti altri alberi, in modo da circondare la
casa completamente. Una mattina si accorse che i frutti erano maturati
in entrambe le piante. Quelli sulla destra della casa erano gialli,
con un tocco di rosa sul lato. Così come quelli sul lato sinistro.
L’uomo non sapeva decidere quale dei due alberi assaggiare per primo.
Incapace di prendere una decisone si sedette in mezzo alla casa e
diventando sempre piu’ affamato. Alla fine decise di dormirci su.
Poco dopo passo’ un viandante che vide l’uomo stravolto e sull’orlo
delle lacrime. “Mi sembra che i frutti sulla sinistra siano migliori”
disse lo straniero. “Intanto quelli sulla destra matureranno ancora
un po’”. Davanti all’albero sulla sinistra, l’uomo non sapeva
se cominciare dai frutti piccoli o da quelli grandi. E comincio’ a
piangere. Quando, dopo una settimana, il viandante torno’, vide che
l’uomo stava ancora aspettando di mangiare i mango. Purtroppo, pero’,
nel frattempo i frutti erano gia’ maturati troppo ed erano caduti
dall’albero.

PER UN CHIODO

Per un chiodo che mancava
perse un ferro il buon destrier.
E pel ferro che mancava
cadde insieme al cavalier!

Per mancanza di cavallo
l’infelice messagger
dal nemico fu raggiunto
e soffrì per il dover.

Ma il messaggio fu carpito.
La battaglia per tal modo
fu perduta e tutto questo
tutto questo per un chiodo.

OZIO E STRAVIZIO

Il lunedì è giorno di baldoria,
così dice la storia,
non voglio più studiar.
Il martedì è il giorno susseguente,
non voglio più far niente,
non posso più studiar.
Il mercoledì è giorno benedetto,
mi piace stare a letto,
non voglio più studiar.
Il giovedì è giorno di vacanza,
mi voglio riempire la pancia,
non posso più studiar.
Il venerdì è giorno di dolore,
morì nostro Signore,
non voglio più studiar.
Il sabato è giorno di vigilia
sarebbe meraviglia mettersi a studiar.
La domenica è girono di riposo,
sarebbe scandaloso
dover anche studiar.

IL GATTO E IL TOPOLINO

Gatto: Topolino, topolino, cosa fai nel mio giardino?
Topolino: Mangio l’uva
Gatto: E la chiave?
Topolino: É sotto il trave!
Gatto: E il chiavino?
Topolino: É sotto al cuscino!
Gatto: E la licenza?
Topolino: É sotto la credenza!
Gatto: E se io ti prendo?
Topolino: Io scappo!

CECCO VELLUTO

Cecco Velluto
suonami l’imbuto,
suonamelo bene:
c’è un angiolin che viene,
viene da Roma,
mi porta una corona
d’oro e d’argento
che costa mille e cento,
cento e cinquanta,
la pecorina canta,
canta il gallo,
risponde la gallina;
s’affaccia Menichina
con la ghirlanda in testa;
passan tre fanti
con tre cavalli bianchi,
bianca la sella,
bianco il parasole,
Gesù mandi il sole,
ce lo mandi bello bello
fino al fondo dell’inverno.

L’ASINO PIGRO

C’era una volta un uomo che aveva molti asini. Ogni giorno, sce-
glieva uno di loro e lo carica con le merci da vendere al mercato.
Arrivati al villaggio, l’uomo scaricava l’asino e aspettava i clienti
interessati all’acquisto della merce che aveva portato. Un giorno
Kandi e il suo asino si erano fermati in un villaggio per comprare
un carico di sale. Poi si erano rimessi in cammino per il mercato.
Kandi infatti aveva notato che nessuno vendeva sale e quindi sareb-
bero andati tutti a comprarlo da lui. Prima di arrivare al mercato,
pero’, dovevano attraversare un piccolo ruscello. L’asino era scivo-
lato ed era caduto nell’acqua. E prima che Kandi lo aiutasse a uscire,
quasi tutto il sale si era sciolto. Quella notte gli asini
si erano messi a discutere nel recinto di Kandi. L’asino che era
caduto nel ruscello aveva raccontato quello che era successo al
fiume. “Strano,” disse l’asino. “Quando mi sono alzato, il carico
che portavo era molto più leggero di prima. Cadrò nell’acqua
apposta anche la prossima volta che attraversero’ quel fiume.” Gli
altri asini avevano deciso che quella era un’ottima idea. Il giorno
seguente Kandi scelse un asino e lo carico’ di pacchi. Passando da un
villaggio, Kandi comprò delle spugne da vendere al mercato. Quando fu
il momento di attraversare il fiume cerco’ di stare attento all’asino,
che pero’ volle assolutamente fare il giro largo, per immergersi
nell’acqua profonda. Ma le spugne, completamente piene d’acqua, pesa-
vano così’ tanto che l’asino non riuscì ad alzarsi.