Ma tu la ami ?

-Ma tu l’ami?

Si tanto

-e come fai a esserne cosi sicuro?

quando la vedo, il cuore batte cosi forte

che mi è impossibile non capire per chi

-e perchè proprio lei?

bella domanda, perchè è praticamente impossibile,

cosi impossibile da farmi pensare che forse è la storia

che mi interessa, lei ne è solo la musa, pertanto potrei

vivermi la mia storia senza lei.

B.arti

16.08.2020

 

Il Coro e la partita

La vita in collegio scorreva tranquillamente tra un castigo e una punizione, una preghiera e una lezione,era un disastro un pò dappertutto.
La scuola lo faceva un pò tribulare, e l’unico posto dove non combinava marachelle era il coro.
A lui piaceva molto cantare e a detta dei più aveva una voce bella e intonata,quando gli chiesero di far parte del coro accettò con piacere ,avrebbe cosi saltato ore di studi e compiti,era meglio provare nel coro.
Ed infatti nel coro riusci a trovare il suo posto il suo ruolo gli piaceva molto cantare, anche se alla fine erano solo messe cantate a 2 o 3 voci, lui si divertiva era perfino attento.
Dopo mesi di preparazione e tanta pazienza da parte dell’insegnante, va detto un grande prete,il coro si consolidò e si completò.
La chiesa del collegio era aperta alla cittadinanza, pertanto alla prima occasione religiosa il coro fece la sua apparizione, la chiesa era piena e la messa ottenne riconoscimenti, al punto da farla diventare un appuntamento fisso alla domenica ed eventualmente anche per eventi straordinari della città, era un vero piacere sentire un coro di bambini dai 6 ai 10 anni.
E l’evento straordinario successe in dicembre. La squadra di calcio ottenne un grande risultato ed arrivò a giocare in serie A, quella domenica sarebbe arrivava a giocare la favorita del campionato, alla domenica mattina tutta la squadra andò a sentire la messa cantata in collegio i ragazzi alla notizia esplosero di gioia , gioia riconfermata con la promessa di andare a vedere la partita allo stadio (tutte medaglie sul petto nella
La messa fu eseguita impeccabilmente,tutto andò a meraviglia, tanto che alla fine della messa i giocatori vollero conoscere i ragazzi del coro, entusiasmo alle stelle dei ragazzi,anche lui era eccitatissimo con il suo fare sempre esagerato ,andava a tirar le braghe e parlava con tutti i giocatori a turno finchè alla fine non fu preso in braccio da uno di loro, era l’oriundo della squadra, un brasiliano Sergio Clerici,la partita che vide al pomeriggio fu Lecco-Inter, vinse l’Inter con un gol di scarto, era il 1961 e l’Inter di Helenio Herrera si apprestava a diventare grande.

B.Arti

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Sogni

Racconto Breve.

Sogni

Come tutti i giorni si accingeva ad iniziare il lavoro, ma oggi prima di iniziare doveva parlare un po’ con sua zia sul suo futuro.   

Oramai le medie erano finite da un paio di anni, i tempi del collegio con le sue gioie e le sue sofferenze se pur non dimenticati, erano andati.       

Lavorare al bar trattoria  era diventata una routine e non vedeva proprio un futuro roseo in quel ramo, e poi quella passione per l’elettronica che stava esplodendo dentro di lui.  e specialmente nel campo musicale, gli era tornata la curiosità del voler sapere e voglia di rimettersi in gioco con lo studio, anche se i preti in collegio avevano consigliato di mandarlo a lavorare che di studiare non era capace.                                                          

Quella mattina avrebbe sottoposto a suo zia tale richiesta, e quindi poter frequentare la scuola di perito elettronico, le aspettative erano alte, non vedeva un motivo per ricevere un no, un diniego come risposta, il tempo per aiutare al bar comunque l’avrebbe trovato.

 

Quando la vide la chiamò:                                                                                                                           

 ”zia dovrei parlarti ”                                                                                                                                  

  “ok sediamoci un attimo, che sono preso” fu la risposta,                                                                                 

“ 5 minuti non di più tranquillo” gli rispose,                                                                                                  

“allora, volevo dirti che vorrei riprendere gli studi, vorrei studiare da perito elettronico, e comunque una mano al bar te la darei comunque, come quando ero in collegio che mi dici?”                                                           

“bello ma impossibile, c’è già tua sorella che va a scuola e due sono troppi, non possiamo permettercelo e lo sai già, i conti del bar li conosci anche tu”                                                                                                   

 “ma zia mia sorella fa un corso di formazione in dattilografia, sono 6 mesi di corso mica anni di studi, perché dici cosi?”                                                                                                                                                      

“è inutile non insistere nemmeno , tu devi lavorare e poi lo hanno detto anche i preti”                                      

“e da quando dai retta ai preti? Si vabbè”, si alzo e se ne andò a lavorare.

 

Infuriato all’ennesima potenza, non poteva accettare un “NO”, un rifiuto alla sua richiesta, sentiva che non era giusto, era la sua vita e gli altri la stavano alterando.                                                       

Passata l’incazzatura il pensiero ora andava al “come”, come posso fare?                                               

Consultò le pagine gialle alla ricerca di un convitto che gli permettesse di studiare e lavorare per mantenersi il tutto. Trovò un paio di soluzioni e cominciò col telefonare e prendere appuntamenti, nel frattempo doveva anche recuperare un po’ di soldi per poter fare tutto.                                                                                           

Non aveva beni suoi, a parte libri e dischi, ma gli piangeva il cuore doversene separare, e dovette farsi coraggio: il fine giustifica i mezzi, e il suo fine lui riteneva fosse la vita. Il sabato riempi con i libri una decine di borse di plastica e andò alle bancarelle di Porta Venezia e girando alla fine riuscì a vendere tutti i suoi libri, la stessa sorte tocco ai dischi che stava collezionando con l’intima promessa di ricomperarli tutti, si era fatto l’archivio di tutti i titoli sia dei libri che dei dischi, non raccolse molto, ma era un gruzzoletto che avrebbe alimentato con i suoi soldi e le mance.                                                                                                             

Il lunedì successivo comincio con l’andare ai colloqui, si recò ad un appuntamento in un convitto in via Niccolini, le regole non erano molto complicate o astringenti, praticamente doveva rientrare al massimo alle 10 di sera e alla mattina poteva uscire dalle 6 in poi, le camerette erano da due, non era male rispetto alle camerate da 30 posti del collegio, il costo mensile era accessibile pertanto accettò subito, lasciò la caparra e cosi il venerdì successivo sarebbe entrato in convitto e sarebbe iniziato il suo nuovo percorso.  Ritornò a casa e riprese il lavoro come se niente fosse, doveva far passare tre giorni e tutto sarebbe cambiato. Il martedì si alzo alla solita ora ma non si sentiva molto in forma, gli facevano male le gambe e le ossa, “influenza” pensò “un paio di aspirine e passa tutto”.

Ma il giorno dopo le cose non migliorarono anzi, le gambe erano diventate dure di cemento, e le ossa  si facevano sentire, faceva fatica a muoversi a quel punto doveva andare subito dal dottore a vedere cosa era successo, doveva assolutamente rimettersi in piedi per il venerdì, o i suoi sogni avrebbero preso una brutta piega. Intorno alle 16 usci di casa e si recò dal medico, finalmente arrivo il suo turno ed entro, alla sua vista il medico si mise le mani nei capelli, gli occhi completamente gialli ( a cui lui non aveva dato molto peso) in realtà erano un segnale molto forte di una malattia, la diagnosi fu implacabile: epatite virale di tipo c, il giorno dopo doveva recarsi all’ospedale ospedale dei contagiosi «Agostino Bassi», (o Derganino per via del quartiere dove era ubicato) di Milano, e venne predisposta la disinfestazione della sua camera.                                          

E cosi il giovedì venne accompagnato da sua zia in ospedale.                                                                         

Gli fecero la visita e gli diedero il posto, quando chiese al medico in quanto tempo avrebbe risolto il problema la risposta fu “tra i 40 e 50 giorni”, non un macigno, ma una montagna intera cadde sulle sue spalle, quelle parole appoggiate come massi, che cadono dove non fanno rumore, ma formano una mole che si accumula a tumulagli il cuore, riempiendo gli spazi di ogni, mettendo cosi la parola “fine” ai suoi sogni.      

B.Arti

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Fiori e Spine

piccolo racconto:

Fiori e Spine

Tempo di ascolto : 7 minuti 05

Fiori & spine

Molti fiori hanno le spine, ma non per questo non si amano i fiori, anche la loro vita cominciava a mostrare le sue spine, ma non per questo non amavano la loro vita.Lei non si era mai fermata tanto in un posto, fin dalla nascita la sua vita si è svolta in un carrozzone, un errare da un paese all’ altro come una gita su e giù per l’Italia. La scuola l’aveva frequentata poco, la famiglia era la sua scuola i suoi genitori gli insegnanti, perché lei era sveglia come tutti le bambine assorbiva il sapere che gli veniva offerto con il cervello sveglio e il cuore aperto. Tutto per lei era nuovo, il paese che diventa una abitudine,la gente che la tollerava ma non l’amava  lasciandola in solitudine,lei non capiva il perché, come si solèva dire : “era un pezzo di pane”. Non capiva la delusione dei  suoceri che avrebbero preferito  il loro figlio  frate, o la gelosia di donne che la trattavano male, solo perché lui l’aveva scelta per stare al suo fianco nel cammino della vita e alla svelta.                                              Non aveva mai messo piede nemmeno in una fabbrica, a mala pena reggeva stare chiusa in una casa, la fabbrica non gli si addìceva, ma gli bastava pensare a lui e l’ amore che aveva nel cuore faceva sparire tutte le sue paure, le sue ansie e si sentiva addolcire non vedeva l’ora di tornare a casa ad abbracciarlo coccolarlo, amarlo e coccolarlo. Anche per lui le cose stavano cambiando radicalmente, l’amore non era stato contemplato attentamente fin’ ora  ma gli era capitato, conosceva solo l’amore per i familiari, ma l’amore per una donna quello gli era nuovo erano rari. Questo voltare pagina nella sua vita non fu molto semplice, iniziando dal rapporto con i suoi genitori  che cambio totalmente,visto che loro speravano  prendesse i voti ed invece si ritrovarono un’altra famiglia in casa che loro ignorarono. Si era trovato un lavoro umile che gli permetteva di mantenere la nuova famiglia che si stava costruendo , come un nuovo cantiere era in paese il lavoro, e quindi una volta finite le ore lavorative poteva correre a casa da lei senza cercare alternative ad abbracciarla, coccolarla e amarla come il cuore gli raccontava.Passarono un paio di anni le cose lentamente stavano cambiando,arrivò un altro figlio stavolta un maschietto che incalzando creò un po’ di problemi  fin dalla nascita: nacque settimino, magrino e sottopeso  ma per  fortuna poté iniziare il suo cammino.     l’anno prima in ospedale  era arrivata l’incubatrice, un paio di mesi li dentro e alla fine ritornò a casa con loro contento.Con l’allargamento della famiglia arrivarono ulteriori problematiche,  per sostenerla lui dovette andare a lavorare in città come camionista ma questo nuovo lavoro lo teneva lontano da casa tutta la settimana, partiva il Lunedì mattina prestissimo e tornava al venerdì sera tardissimo.        Lei non era pronta non aveva nemmeno la forza di gestire la sua lontananza,  i rapporti con i suoceri peggiorarono invece di migliorare inizio la lagnanza. La gente del paese sembrava non vederla nemmeno, non aveva uno straccio di amicizia che la capisse appieno, una persona con cui parlare sfogarsi, era solo Lui che le rendeva il cuore sereno,  Lei cerco con tutte le sue forze di non fare pesare questa sua situazione sulle spalle di lui, ma sentiva che per lei era troppo, entrò in agitazione  cominciò cosi ad andare in ansia e poi venne la depressione che la portò in ospedale prima e poi in osservazione.Lui probabilmente avendo la testa altrove venne coinvolto in un incidente con il camion piuttosto grave, una persona perì e gli ritirarono la patente, al processo fu assolto con formula piena e gli venne ridata,ma lui la stracciò e non volle più guidare  la vita va rispettata. E si mise a fare l’uomo di fatica.Dopo un po’ lui divenne il suo sfogatoio, cosi invece di gustare il poco tempo in cui rimanevano assieme, cominciarono a sfogare l’uno verso l’altro le proprie paure le proprie sofferenze,  aggiungendo disagio al disagio, accùendo le differenze, massi messi sul cuore che più che  appesantirlo lo avrebbero tumulato .E alla fine ci riuscirono, stretti nel loro problema dimenticarono l’amore che li aveva uniti e andarono irrimediabilmente verso la separazione, Lei se ne andò di casa in una mattina di maggio, il sole era alto l’aria era pulita  e dolce, il profumo dei fiori abbracciava il paese per cui era bella la vita,  ma loro sentivano solo le spine, lei torno dai suoi genitori,i bambini rimasero con Lui, e per loro appassirono  i fiori lui la guardò andare via con le lacrime agli occhi, ma non sapeva cosa o come fare nemmeno con i figli, ma per loro c’erano i nonni,  per lui invece non c’era nulla dopo di lei, per la prima volta nella sua vita. Apri una bottiglia e non si fermò fino a farla finita,una volta raggiunto il fondo non smise più di bere finchè  non se ne andò per sempre, senza il suo amore.

B.Arti

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L’amore ai tempi della fame

                             L’amore ai tempi della fame

versione audio :

tempo di lettura: minuti 8:05 

I tempi bui erano passati, erano arrivati i tempi duri…                                                                            Il padre era passato tra due guerre come Alpino, e se nella prima aveva trovato della sua vita l’amore, nella seconda aveva lasciato un pezzo di cuore, la nell’ infinita Russia, assieme al suo figlio maggiore,  la madre donna piccola ma di una grande  energia, assieme al cuore si era anche smarrita, e con la perdita del figlio più grande la ferita nel cuore non si rimarginano mai, avevano altri figli maschi, ma a mancare era stato quello che per loro era l’uomo della famiglia, il piccolo studiava e lavorava, l’altro era andato in convento a studiare, ed era il conforto per quella donna che cercava di trovare  nelle sue parole la forza per lenire il dolore.

La figlia più  grande era sposata e li accolse nel piccolo paesino in quella valle che finiva nel lago.. aiutandoli a ricostruirsi una casa e una vita dopo che la loro era stata spazzata via da una inondazione, portando con se le poche cose in essa contenute, la figlia più piccola era andata in Svizzera a lavorare, e mandava quel che poteva a casa. La vita sembrava continuare su una strada che sembrava segnata… finchè…

I tempi bui erano passati, erano arrivati i tempi duri…

Duri per tutti, figurarsi per un piccolo circo viaggiante, nel circo praticamente ci lavorava tutta la famiglia ed ognuno aveva più ruoli , non c’erano animali, solo giocolieri , trapezisti , saltimbanco sputafuoco e contorsionisti. 

Arrivarono in paese nel primo pomeriggio, e si diressero verso lo spazio assegnato  e mentre alcuni cominciarono ad allestire quel piccolo tendone, gli altri fecero il giro del paese strillando ed annunciando il meraviglioso spettacolo che stavano preparando per la sera ed i giorni seguenti , regalando biglietti omaggio ai bambini che correvano allegri dietro quel camion sgangherato con quel trombone sul tetto che faceva da altoparlante.

Il tendone  non era molto grande, composto dalla pista centrale al suo esterno c’erano delle sedie che non bastavano nemmeno a riempire quel poco spazio che rimaneva…non era raro che la gente si portava sgabelli o sedie da casa.

Per l’ora prevista  tutto era pronto e cominciarono ad arrivare …anticipate dalle grida festose dei bambini  gli abitanti cominciavano a riempire il circo, ognuno pagava come poteva…chi portava da mangiare  chi da bere, chi lasciava qualche liretta, sempre con il sorriso sul viso vennero accolti con la gioia di chi riceveva doni e dispensava sorrisi.

Incomincio lo spettacolo, la più  grande  della famiglia (probabilmente la madre..) fungeva  da presentatrice, mentre  un uomo nemmeno tanto giovane travestito da saltimbanco (probabilmente il padre)continuava a importunarla e distrarla, con grande risate dei bambini , il primo ad essere presentato con un rullo di un tamburino fu sputafuoco …usci fuori un uomo piuttosto robusto, e incominciò a sputare fuoco.. facendo incollare lo sguardo di tutti i presenti alle sue giocate, mentre i bambini più piccoli si attaccavano alle gonne delle mamme timorosi…di quel’ uomo che giocava allegramente con il fuoco.

Finito il numero usci tra gli applausi, entrò di nuovo la presentatrice con al seguito il saltimbanco dispettoso, presentò il nuovo numero si trattava di contorsionismo…

Venne posto un tavolo in mezzo alla pista dove sopra fu messa una valigia, non molto grande…di nuovo il rullo del tamburino ed entro una ragazza  molto carina, con dei vestiti di mille colori,  era si e no un metro e cinquanta, un sorriso meraviglioso e due occhi che toglievano il fiato…ma a chi ?.

Sali i gradini e dopo aver fatto un giro sul tavolo attorno alla valigia, comincia ad entrare prima in piedi, poi piano piano spari del tutto…a quel punto la presentatrice si reco al tavolo e chiuse le cerniere, accompagnando il tutto con frasi per richiamare  l’ interesse del pubblico…quando la valigia venne chiusa del tutto  partirono gli applausi del pubblico, a quel punto riapri la valigia e la ragazza piano piano si rialzo in piedi…e di nuovo venne accolta dagli applausi e dagli hooo  del pubblico.

Come detto il circo era piccolo ed ognuno faceva più parti nello spettacolo, cosi quando la presentatrice chiamò i trapezisti usci di nuovo lei  con un ragazzo affianco, sempre sorridenti, salirono sul trapezio e incominciarono i loro volteggi con la gente che teneva il fiato, e accompagnava le acrobazie come volessero salvare i ragazzi da una eventuale caduta..

Lui era andato al circo per passare la serata con gli amici e divertirsi un po’ ..si trovava a casa per miracolo studiando egli da frate in un piccolo convento sperso tra le montagne   era arrivato per lui l’anno sabbatico …un anno per capire se quella era la sua strada o la vita gli riservava altro.

Quando la vide capi subito che forse la vita aveva altro in serbo per lui…segui i suoi esercizi con l ansia nel petto e non capiva…non conosceva queste cose…pertanto  quando la vide uscire  con la cesta delle noccioline, senza  aspettare che arrivasse da lui, si alzo e le andò incontro…si guardarono negli occhi…lei li abbasso  sulla cesta arrossendo leggermente e le chiese

 -desidera? noccioline?

– Te… rispose lui diventando tutto rosso…

– scherzo…continuò… delle noccioline

– ecco le noccioline, due lire grazie.

-eccole due lire, posso aiutarti ?

-e come…

-portando io la tua cesta.

E cosi dalla sera dopo a vendere le noccioline e il resto c’era lui, mentre lei volteggiava sul  trapezio o si nascondeva nella valigia.

Di giorno oramai erano sempre assieme non si lasciavano mai…impararono a conoscersi…perché a farli innamorare,  ci pensò il destino…evidentemente non era fatto per diventare un Frate, con grande rammarico dei suoi genitori che vedevano in lui un punto d’unione con il loro dolore…tutto il tempo passato a cercare di fargli cambiare idea e riprendere la sua strada, non servi a nulla.

Dopo una settimana  il circo fu di nuovo smontato, caricato tutto sul camion sgangherato, era pronto a ripartire in giro per paesi…ma lei non parti… saluto genitori fratelli e sorelle e ringrazio tutti…si fermò al suo fianco e sempre stando al suo fianco lo segui…In quel cammino e anche i tempi duri…passarono.

L’anno successivo si sposarono e di li a poco nacque la loro prima figlia la vita era dura ma dolce … ed il futuro era come un fiore che sbocciava…come il loro amore.

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La Cintura

                                                                 La Cintura

Come tutti i bambini di sei anni  si accingeva a conoscere il mondo della scuola, le sue regole e le sue sorprese, ma a questo lui non ci pensava, per lui era solo una nuova avventura. Con l’asilo  era andata piuttosto male, fu allontanato dopo un paio di mesi di frequenza “ troppo vivo, non si riesce a tenere”, “ha il diavolo in corpo” … Erano solite commentare le Suore che gestivano l’asilo del paese . Come in tutte le famiglie, la mamma lo accompagnò al primo giorno di  scuola e, mentre la madre si interessava  Delle pratiche di assegnazione, lui trovò subito il tempo di appoggiare la cartella (comprata nuova contenente un astuccio di legno con  pennini vari, un quaderno con la copertina nera a righe rosse e uno a quadretti  rossi) per  terra e cominciò a giocare con gli altri ragazzi del paese. Era un piccolo paese e i ragazzini si conoscevano quasi tutti, non era certo l’amicizia che mancava a quel tempo, quello che mancava o non era mai sufficiente era il tempo di poter giocare con loro. Ormai conosceva ogni posto per giocare, ogni buco per nascondersi in un paese  che, gli offriva la possibilità di poter andare in montagna a correre ed arrampicarsi o al lago a giocare con l’acqua, insomma lui stava bene a giocare, voleva provare se fosse possibile imparare.                        Finalmente gli venne assegnato la classe : 1C , entrò e si mise nel primo banco libero, l’assegnazione dei posti sarebbe arrivata con il tempo…il tempo che serviva al Maestro  per conoscere i suoi alunni.Ma come al solito, il demone della vitalità non tardò a reclamare i suoi spazi non riusciva proprio a stare fermo , seduto immobile dietro quel banco che minuto dopo minuto diventava sempre di più una gabbia. il Maestro non aspettò più di tanto, trovò subito il sistema di farlo stare seduto e tenerlo fermo si tolse la cintura dei pantaloni e con quella lo legò alla  sedia.                Tutta la sua voglia di imparare, la curiosità verso un sapere che ora gli era sconosciuto, svani con quel gesto, durò poco la meraviglia di una nuova avventura…il tempo di essere legato alla sedia con una cintura.

B.arti

ps. Potete usare il testo, basta citare la fonte.

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Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley

                                               Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley

«E’ molto» rispose il Governatore. «Gli uomini e le donne hanno
bisogno che si stimolino di tanto in tanto le loro capsule surrenali.»
«Cosa?» fece il Selvaggio che non capiva.
«E’ una delle condizioni della perfetta salute. E’ per questo che
abbiamo reso obbligatorie le cure S.P.V.»
«S.P.V.?»
«Surrogato di Passione Violenta. Regolarmente, una volta al mese,
irrighiamo tutto l’organismo con adrenalina. E’ l’equivalente
fisiologico completo della paura e della collera. Tutti gli effetti
tonici dell’uccisione di Desdemona e del fatto che è uccisa da Otello,
senza nessuno degli inconvenienti.»
«Ma io amo gli inconvenienti.»
«Noi no» disse il Governatore. «Noi preferiamo fare le cose con ogni
comodità.»
«Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia,
voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio
il peccato.»
«Insomma» disse Mustafà Mond «voi reclamate il diritto di essere
infelice.»
«Ebbene, sì» disse il Selvaggio in tono di sfida «io reclamo il
diritto d’essere infelice.»
«Senza parlare del diritto di diventar vecchio e brutto e impotente;
il diritto d’avere la sifilide e il cancro; il diritto d’avere poco da
mangiare; il diritto d’essere pidocchioso; il diritto di vivere
nell’apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto
di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili
dolori d’ogni specie.»
Ci fu un lungo silenzio.
«Io li reclamo tutti» disse il Selvaggio finalmente.
Mustafà Mond alzò le spalle. «Voi siete il benvenuto» rispose.

Il Macellaio. tratto da : Perchè la gente si droga di Lev Tolstoj

                   Il Macellaio. tratto da : Perchè la gente si droga di Lev Tolstoj

 

Di macellai non se ne vedevano nel cortile, erano tutti nelle camere al lavoro. Quel giorno vennero uccisi circa 100 manzi. Io entrai in una di  quelle camere e mi fermai a un passo dalla porta………. Dalla parte opposta a quella sulla quale m’ero fermato io, spinsero dentro proprio in quel momento un gran bue rossastro, sazio.                                                                                                                        Due uomini lo tiravano per le corna.                                                                                                          E appena gli fecero varcare la soglia, vidi che un macellaio alzo il pugnale sopra il suo collo e colpi. Il bue, come se gli avessero stroncato d’un tratto                                                                                      Tutte e quattro, crollo sul ventre e subito si rovesciò su un fianco e incomincio ad agitare le zampe e tutta la parte di dietro.                                                                                                                Immediatamente un macellaio si precipitò davanti al bue, dalla parte opposta a quella dove scalciavano le sue zampe, lo afferrò per le corna gli piegò la testa verso terra, e un altro macellaio gli tagliò la gola con un coltello, e di sotto alla testa sprizzo un sangue rossonero, sotto il cui fiotto un ragazzo ,tutto lordo di sangue lui pure, mise un catino di latta.                                                        Mentre gli facevano tutte queste cose, il bue continuava a dar strattoni con la testa,come cercando di rialzarsi, e agitava tutte e quattro le zampe nell’ aria.                                                                              Il catino si  riempiva in fretta , ma il bue era vivo, e respirava pesantemente ,continuava a scalciare con le zampe anteriori e posteriori, tanto che i macellai dovevano badare a tenersene a distanza.…………………………………………………………………………………………………………………   Ma il bue continuava  ancora d alzare e abbassare il ventre nel respiro, e ad agitare le zampe posteriori.                                                                                                                                      Quando il sangue smise di scorrere, un macellaio sollevo la testa del bue e cominciò a togliergli la pelle.Il bue continuava ancora a scalciare.                                                                                             La testa venne scorticata, e divenne rossa, con venature bianche, e restava nella posizione in cui la mettevano i macellai, e la pelle ne pendeva giù da entrambi i lati. Il bue non smetteva di scalciare.

tratto da : Perchè la gente si droga di Lev Tolstoj (1890)

Saggi mondadori

La fecondazione (Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley)

LA FECONDAZIONE  (Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley)                                                                 «Perché, come è facile capire,» disse Foster «nella grande maggioranza
dei casi, la fecondità è semplicemente una noia, un impaccio. Un’ovaia
feconda ogni dodicimila sarebbe ampiamente sufficiente per i nostri
bisogni. Ma noi desideriamo avere una buona possibilità di scelta.
Bisogna, naturalmente, lasciare sempre un enorme margine di sicurezza.
Ragione per cui permettiamo che perfino il trenta per cento degli
embrioni femminili si sviluppi normalmente. Gli altri ricevono una
dose di ormone sessuale maschile ogni ventiquattro metri durante il
resto del percorso. Risultato: quando escono dalle bottiglie sono
neutri, assolutamente normali per struttura (eccetto che – dovette
ammettere – hanno veramente una leggera tendenza alla crescita della
barba) ma sterili. Garantiti sterili. Il che ci porta finalmente»
continuò Foster «fuori del campo della più servile imitazione della
natura per entrare in quello molto più interessante dell’invenzione
umana.»
Si stropicciò le mani. Perché, si capisce, non si accontentavano di
covare semplicemente degli embrioni: qualsiasi vacca è in grado di
farlo.
«Noi, inoltre, li predestiniamo e li condizioniamo. Travasiamo i 15
nostri bambini sotto forma d’esseri viventi socializzati, come tipi
Alfa o Epsilon, come futuri vuotatori di fogne o futuri…» Stava per
dire: futuri Governatori Mondiali, ma correggendosi disse invece:
«futuri Direttori di Incubatori».

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uno studente ingenuo.
«Asino!» disse il Direttore, rompendo il suo lungo mutismo. «Non vi
siete ancora reso conto che un embrione Epsilon deve avere un ambiente
Epsilon, oltre che un’origine Epsilon?»
Evidentemente quegli non se n’era reso conto. Rimase lì pieno di
confusione.
«Più bassa è la casta e meno ossigeno si dà» disse Foster. «Il primo
organo a risentirne è il cervello. Poi lo scheletro. Col settanta per
cento dell’ossigeno normale si hanno dei nani. A meno del settanta, si
ottengono dei mostri privi di occhi.»
«Che sono completamente inutili» concluse Foster.
«Mentre invece,» la sua voce divenne ardente e confidenziale «se si
arrivasse a scoprire una tecnica per ridurre il periodo della
maturazione, che trionfo, che beneficio per la Società!
«Considerate il cavallo, per esempio.»
Essi lo considerarono.
Maturo a sei anni; l’elefante a dieci. Mentre a tredici anni un uomo
non è ancora sessualmente maturo; ed è adulto solo a vent’anni. Da ciò
deriva, naturalmente, il frutto dello sviluppo ritardato: l’umana
intelligenza.
«Ma nel tipo Epsilon» disse molto giustamente Foster «non c’è nessun
bisogno di umana intelligenza.
«Non ve n’è bisogno e non se n’ottiene. Ma benché la mente Epsilon sia
matura a dieci anni, il corpo Epsilon non è atto al lavoro fino ai
diciotto. Lunghi anni di superflua e sprecata immaturità. Se si
potesse affrettare lo sviluppo fisico fino a renderlo rapido come
quello di una vacca, per esempio, che enorme risparmio per la
Comunità!»
«Enorme!» mormorarono gli studenti. L’entusiasmo di Foster era
contagioso.

Aldous Huxley.
IL MONDO NUOVO

IL MONDO NUOVO

IL MONDO NUOVO

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«Ora portate i bambini.»
Uscirono in fretta dalla stanza e rientrarono dopo pochi minuti spingendo
ciascuna una specie di scaffale su ruote i cui quattro ripiani di rete
metallica erano carichi di bambini di otto mesi, tutti esattamente precisi (un
Gruppo Bokanovsky, era chiaro) e tutti (poiché appartenevano alla casta
Delta) vestiti di kaki.
«Metteteli in terra.»
I bambini furono scaricati.
«Adesso voltateli in modo che possano vedere i fiori e i libri.»
Appena voltati, i bambini tacquero immediatamente: poi cominciarono a
strisciare verso quelle masse di colori brillanti, quelle forme così allegre e
vivaci sulle pagine bianche. Mentre si avvicinavano, il sole uscì da un
momentaneo eclissi dietro una nube. Le rose si infiammarono come per
effetto d’una improvvisa passione interna; un’energia nuova e profonda
parve diffondersi sulle brillanti pagine dei libri. Dalle file dei bambini
striscianti uscivano piccoli gridi di eccitazione, gorgoglii e cinguettii di
piacere.Il Direttore si fregò le mani. «Benissimo!» disse. «Sembra quasi che sia
stato fatto apposta.» I più veloci erano già giunti alla meta. Le manine si allungarono incerte,
toccarono, afferrarono, sfogliando le rose transfigurate, sgualcendo le
pagine illustrate dei libri. Il Direttore attese che tutti fossero allegramente
occupati. Poi disse: «State bene attenti».
E alzando la mano, diede il segnale.
La Bambinaia in Capo, che stava in piedi vicino a un quadro di comando,
abbassò una leva. Vi fu una violenta esplosione.                                                                                Acuta, sempre più acuta, fischiò una sirena.
I campanelli d’allarme squillarono disperatamente.
I bambini sussultarono, urlarono; i loro visi erano alterati dal terrore.
«E ora,» gridò il Direttore (poiché il rumore era assordante), «ora
procediamo a rafforzare l’effetto della lezione mediante una leggera scossa
elettrica.»
Agitò di nuovo la mano e la Bambinaia in Capo abbassò una seconda leva.
Di colpo i gridi dei bambini mutarono di tono. C’era qualcosa di disperato,
di folle quasi, negli urli acuti e spasmodici che essi ora emettevano. I loro
piccoli corpi si contraevano e si irrigidivano; le loro membra si agitavano a
scatti come sotto l’azione di fili invisibili.
«Noi possiamo far passare la corrente elettrica su tutta questa zona del
pavimento» gridò il Direttore a guisa di spiegazione. «Ma basta ora»; e
fece un cenno alla Bambinaia.
Le esplosioni cessarono, le suonerie si quietarono, l’urlo delle sirene scese
di tono in tono sino a smorzarsi. I corpi, che si agitavano, e si irrigidivano,
si distesero, e ciò che era stato singhiozzo e urlo di bambini impazziti si
allargò di nuovo in urla normali di terrore ordinario.
«Offrite loro ancora i fiori e i libri.»
Le bambinaie obbedirono; ma, all’avvicinarsi delle rose, alla semplice vista
di quelle immagini gaiamente colorate del micio, del chicchirichì, della
pecora che fa bee bee, i bambini si tirarono indietro terrorizzati; l’intensità
delle loro urla aumentò improvvisamente.
«Osservate» disse il Direttore trionfante, osservate.»
I libri e il fracasso, i fiori e le scosse elettriche: già nella mente infantile
queste coppie erano unite in modo compromettente; e dopo duecento
ripetizioni della stessa o d’altre simili lezioni, sarebbero indissolubilmente
fuse. Ciò che l’uomo ha unito, la natura è impotente a separare.
«Essi cresceranno con ciò che gli psicologi usavano chiamare un odio
‘istintivo’ dei libri e dei fiori. I loro riflessi sono inalterabilmente
condizionati. Staranno lontano dai libri e dalla botanica per tutta la vita.» Il
Direttore si rivolse alle bambinaie:
«Portateli via».

 

da : IL MONDO NUOVO  di  ALDOUS HUXLEY.