Case ipotecate e all’asta: più facile venderle, debitori subito fuori

Imposta di registro flat: dal Governo uno sconto a chi acquisterà una casa all’asta; 

la norma consentirà alle banche, che stanno eseguendo un pignoramento immobiliare, di vendere più facilmente le case ipotecate e su cui pende l’esecuzione forzata.   Acquistare una casa all’asta giudiziaria può essere un affare solo se il prezzo scende oltre il valore di mercato, ma adesso lo sarà in ogni caso, anche prima di tale momento. Una norma approvata ieri dal Governo, infatti, prevede un forte sconto per chi compra un immobile sottoposto a procedura esecutiva immobiliare sotto la direzione del tribunale: la misura – unica nel suo genere – prevede una sostanziosa agevolazione fiscale. Con il risultato che si venderanno più facilmente gli immobili pignorati dalle banche.   Il bonus in commento è contenuto nel tanto atteso “decreto banche”. In pratica, viene cancellata l’imposta di registro al 9%, calcolata sul valore dell’immobile: al suo posto ci sarà solo una “tassa piatta” da 200 euro. Ma ad una condizione ben precisa: il bene dovrà essere rivenduto nei 24 mesi successivi all’acquisto. Insomma, verrà premiato non chi intende aggiudicarsi la casa per le proprie esigenze abitative, ma chi è animato da fini speculativi: è il caso, per esempio, dell’investitore che, pur non avendo bisogno dell’immobile, intende acquistarlo all’asta per poi rivenderlo e lucrare sulla differenza. Il tutto, ovviamente, ai danni del debitore pignorato.   Il primo investitore interessato all’affare sarà la banca stessa che potrebbe, da oggi, acquistare le case pignorate risparmiando sull’imposta di registro: si pensi che un immobile del valore di 1 milione di euro sconta, di norma, un’imposta di registro di 90 mila euro. Oggi, invece, l’importo della tassa sarà di soli 200 euro: una boccata d’ossigeno immediata per i bilanci degli istituti che si vedono così di colpo rivalutare almeno del 9% il valore del “collaterale”. La stessa banca poi, nei due anni successivi, sarà costretta a rivendere il bene e nulla vieta che possa farlo nei confronti dello stesso debitore al quale gliel’ha già finanziata e sottratta una prima volta. Nessuna norma, infatti, pone un limite a questo circolo vizioso.   L’agevolazione spetta per i beni acquistati entro il 31 dicembre 2016 e riguarderà anche le persone fisiche le quali, come gli istituti di credito e le imprese, dovranno sempre rivendere il bene nei due anni successivi. Qualora l’immobile non dovesse essere rivenduto nei due anni, l’acquirente dovrà versare l’imposta di registro in misura proporzionale del 9%.   La norma è passata come una misura di defiscalizzazione, rivolta a ottenere due benefici: sbloccare le lunghe e aleatorie procedure di pignoramento da un lato e, nello stesso tempo, incentivare il mercato delle vendite immobiliari. In realtà, la misura porterà un immediato beneficio nelle casse delle banche riducendo la svalutazione almeno del 9% delle sofferenze bancarie legate agli immobili dati in garanzia per prestiti e mutui.   L’effetto dell’agevolazione fiscale consisterà anche in una forte riduzione dei tempi dei pignoramenti immobiliari: divenendo più conveniente comprare case tramite il tribunale, potrebbe non essere più necessario attendere diversi esperimenti d’asta prima di avanzare l’offerta di acquisto. Insomma, i debitori avranno più probabilità di dire addio alla propria abitazione e meno tempo per rimanervi prima che si venda.

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Voucher babysitter asili nido 2016 anche per le lavoratrici autonome.

Estesi dalla Legge di Stabilità i Voucher Inps per i servizi di baby sitting ed i Contributi per l’asilo nido anche alle professioniste, alle imprenditrici ed alle lavoratrici autonome.

 

Tra le novità positive pervenute dalla Legge di Stabilità 2016, una delle più rilevanti è l’estensione anche alle professioniste ed alle lavoratrici autonome in generale dei cosiddetti Voucher Babysitting e Voucher Asili nido: si tratta di un contributo finalizzato a coprire i costi relativi ai servizi per l’infanzia, come le spese per la remunerazione di una babysitter, o la retta per la frequenza del bambino presso un asilo nido.

Per il beneficio, che sarà pari a 600 euro mensili, ma per soli tre mesi (anziché per 6 mesi come per le lavoratrici dipendenti), è stato effettuato uno stanziamento di 2 milioni di Euro: tuttavia, per l’operatività dei voucher si dovrà attendere un decreto di natura non regolamentare del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, assunto di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, che dovrà essere emanato entro la fine di febbraio.

Vediamo come funzionano i Voucher dell’Inps per i servizi per l’infanzia, chi sono i beneficiari, e quali sono gli adempimenti in merito.

Voucher babysitter e asili nido 2016: beneficiari

Possono richiedere i voucher:

– le lavoratrici dipendenti del settore pubblico o privato;

– le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, comprese le libere professioniste;

– le lavoratrici autonome e le imprenditrici (per le specifiche relative alla categoria, si dovrà attendere il decreto attuativo).

Le lavoratrici devono trovarsi, al momento di presentazione della domanda, negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità, e non devono aver già fruito dell’intero periodo di congedo parentale, o maternità facoltativa.

L’agevolazione è accessibile, qualora ricorrano i requisiti, anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio.

Non sono ammesse al beneficio le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento dei servizi pubblici per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati, nonché quelle che fruiscono dei benefici legati al Fondo per le Politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità .

 

Voucher babysitter e asili nido 2016: come funziona

L’agevolazione consiste in uno dei seguenti apporti, non cumulabili, ma alternativi tra loro:

contributo per il pagamento dei servizi pubblici per l’infanzia, o dei servizi privati accreditati;

voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting.

L’importo del contributo è di 600,00 euro mensili: per le lavoratrici dipendenti, come accennato, è riconosciuto per un periodo massimo di 6 mesi, mentre per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata, le libere professioniste e le imprenditrici è pari a 3 mesi.

Il beneficio è alternativo alla fruizione del congedo parentale, pertanto la sua erogazione comporta la rinuncia al congedo da parte della lavoratrice.

l voucher è dovuto in misura intera per le lavoratrici a tempo pieno, mentre dovrà essere riproporzionato per le lavoratrici part-time.

Il contributo per gli asili nido è pagato direttamente alla struttura scolastica prescelta dalla madre (che deve essere presente nell’apposito elenco pubblicato nel sito dell’Inps), dietro presentazione dei documenti che attestino l’effettivo godimento del servizio.

Il contributo concesso per il pagamento dei servizi di baby sitting è invece riconosciuto tramite voucher per lavoro occasionale accessorio (i cosiddetti buoni lavoro): l’Inps erogherà dunque 600 euro in voucher , per ogni mese di congedo parentale non fruito dalla lavoratrice. Il ritiro dei voucher, da parte della madre lavoratrice, dovrà avvenire entro 120 giorni dall’accoglimento della domanda, diversamente il beneficio si intenderà rinunciato, e sarà ripristinata la possibilità di utilizzo del periodo di congedo parentale residuo.

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Prima casa, nuove esenzioni Tasi su comodato e case all’ex moglie.

Abitazione principale: niente pagamento dell’imposta sulla casa per l’immobile dato in prestito a parenti di primo grado in linea retta o assegnati all’ex moglie dopo la separazione.

 

Il piatto forte della Legge di Stabilità 2016 è l’abolizione della Tasi sull’abitazione principale (la Tasi è l’imposta sui servizi indivisibili collegati alla casa). In pratica, l’imposta introdotta due anni fa in sostituzione dell’IMU verrà scontata nel caso di:

– costruzioni idonee ad alloggiare singole persone o nuclei familiari, ossia, di regola, unità immobiliari catastalmente classificate o classificabili nelle categorie da A/1 ad A/11, escluse quelle in A/10 (uffici e studi privati);

– che siano dimora abituale: è tale l’abitazione nella quale dimora abitualmente il contribuente o un suo familiare, compreso il coniuge separato ma non quello divorziato. Tale situazione deve risultare dai registri anagrafici o da apposita autocertificazione (quest’ultima può attestare che la dimora abituale si trova in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici).

A non pagare, dal 2016, sarà quindi tanto il proprietario quanto l’inquilino, per la sua quota (sebbene minima) quando utilizza l’immobile come abitazione principale. Rimane l’imposta (e un residuo Imu del 4 per mille) sulle abitazioni signorili, case storiche e ville.

 

Assimilazioni ed altre esenzioni

La legge di Stabilità opera, poi, delle assimilazioni al concetto di “abitazione principale”, stabilendo così ulteriori esenzioni dal pagamento della Tasi. La prima è nell’ipotesi di casa assegnata al coniuge dopo separazione legale. Anche in questo caso, il proprietario dell’immobile – costretto, con la sentenza di separazione, ad andare via per lasciarlo all’ex con i figli (di norma la moglie) – non dovrà pagare l’imposta sulla casa. E ciò per un’evidente ragione, in quanto lo stesso, altrimenti, si vedrebbe soffocato da un’imposizione fiscale per un immobile che non utilizza (per ordine del giudice e non per sua volontà), dovendo peraltro sostenere il costo di un affitto o di un nuovo mutuo.

Vengono assimilati all’abitazione principale (e quindi esentati dal pagamento della Tasi) anche gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa assegnate ai soci studenti universitari, anche in assenza della residenza anagrafica, gli alloggi sociali e le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.

Non pagherà la Tasi inoltre il proprietario dell’abitazione concessa in comodato ai parenti di primo grado in linea retta (figli e genitori).Per poter usufruire di tale agevolazione è necessario rispettare le seguenti condizioni:

– il contratto di comodato deve essere registrato

– il comodante può anche possedere un altro immobile, ma non più di uno, adibito a propria abitazione principale. Tale immobile, inoltre, deve necessariamente trovarsi nello stesso Comune e non deve essere classificato catastalmente come villa, dimora storica o casa signorile.

Agricoli

Facilitazioni anche per chi possiede terreni agricoli: via l’Imu per tutte le proprietà di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, anche se si trovano in Comuni di pianura (nel 2015 hanno dovuto pagare).

Immobili invenduti dai costruttori

Ulteriore beneficio viene riservata ai cosiddetti “immobili-merce”, ossia quelli posseduti dalle imprese costruttrici ma rimasti invenduti: l’aliquota standard (in assenza di delibera comunale) sarà dell’1 per mille, mentre i Comuni potranno decidere di aumentarla ma solo sino al 2,5 per mille o anche azzerarla.

Divieti per i Comuni

Circa le delibere Imu, Tasi e Tari dei Comuni, vengono vietati aumenti di aliquote (anche di quella aggiuntiva dello 0,8 per mille) nel 2016, tranne che per i Comuni in situazione di pre-dissesto.

Sconto per gli affitti

Viene infine previsto uno sconto del 25% su Imu e Tasi per gli immobili abitativi affittati a canone concordato. Si applicherà, nella maggior parte delle situazioni, in Comuni in cui è stata già deliberata l’aliquota massima del 10,6 per mille, quindi l’aliquota media si assesterà sullo 7-8 per mille invece del 4 per mille sperato.

 

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Approvata la legge di Stabilità 2016: ecco tutte le misure.

Tutte le misure approvate anche dalla Camera alla Legge di Stabilità 2016: dalla cancellazione dell’imposta sull’abitazione principale alle misure fiscali. Il testo definitivo a fine articolo.

 

Ieri, dopo un’ultima maratona, la Camera ha approvato definitivamente la Legge di Stabilità 2016: ora il testo, che era già stato approvato dal Senato con fiducia lo scorso mese, passerà nuovamente a Palazzo Madama per un formale via libera, che avverrà senza ulteriori ritocchi.

 

Le modifiche apportate da Montecitorio si vanno ad aggiungere a quelle già decise dal Senato: dall’alleggerimento della tassa sulla prima casa in comodato d’uso a figli e genitori, che però da totale è stato trasformato in uno sconto del 50% alla Camera, al pagamento del canone Rai (che scende a 100 euro) in forma rateizzata con la bolletta elettrica e l’esclusione dal nuovo tetto dei 3mila euro dei pagamenti in contanti per i money-transfer. Anche per i pagamenti (con strumenti telematici) per le prestazioni della Pa, pensioni in primis, varrà ancora la soglia dei mille euro per il contante. Al Senato è entrato in manovra anche il Dl regioni.

 Abolizione della Tasi sull’abitazione principale

Tra le misure che caratterizzano la manovra di fine anno il peso maggiore lo riveste l’abolizione della Tasi per la prima casa. In questo modo viene cancellata la tassazione sull’abitazione principale (tranne che per le abitazioni “di lusso”).
La tassa non si paga neanche sulla casa assegnata al coniuge separato, che viene così assimilata all’abitazione principale. Stessa sorte per le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.

Sempre sul fronte di Imu e Tasi, poi, la legge di Stabilità introduce una serie di facilitazioni per chi possiede terreni agricoli e risolve, forse una volta per tutte, la delicata questione dei macchinari di impresa imbullonati che vengono espressamente esentati dal pagamento dell’imposta sul mattone.

Pagamenti in contanti

C’è poi l’aumento della soglia di utilizzo del denaro contante che da 999,99 euro passa a 2.999,99 euro, salvo per chi esercita il servizio di rimessa di denaro con l’estero (money transfer).

Canone Rai

Altra novità riguarda il canone Rai che verrà pagato con la bolletta della luce a partire da luglio 2016 e, solo per il prossimo anno, scende a 100 euro.

Card sulla cultura

Uno dei punti più originali dell’ultima legge di Stabilità, approvata ieri anche dalla Camera, è la Card da 500 euro annui ai diciottenni per attività culturali, come cinema o teatri e per accedere a musei, monumenti e aree archeologiche. Ad essa si aggiunge poi il bonus una tantum da mille euro nel 2016 per l’acquisto di strumenti musicali da parte degli studenti dei Conservatori.

 

Patent Box

Alla Camera sono arrivati anche ritocchi per il “patent box”, il regime di detassazione dei redditi derivanti da beni immateriali come brevetti, marchi, know how. Un emendamento ha stabilito che – se più intangibles agevolabili sono collegati da vincoli di complementarietà e vengono utilizzati congiuntamente per la realizzazione di un prodotto o di un processo – possono costituire un solo bene immateriale ai fini del riconoscimento del “patent box”.

Si specifica che i software ammissibili al regime devono essere protetti da copyright.

 Sanità

Sbloccate le assunzioni nella sanità: arriva infatti il piano per tamponare l’emergenza orari di lavoro e turni di riposo di medici e infermieri sul modello imposto dall’Europa. In particolare il piano consente 6mila tra nuove assunzioni e stabilizzazioni di medici e infermieri.

 

Pensioni, no tax area

Tra le novità c’è anche l’anticipo nel 2016 della no-tax area estesa da 7.500 a 8.000 euro per gli over 75 e da 7.500 a 7.750 per chi non supera i 75 anni; c’è poi la garanzia che anche se la variazione dei prezzi utilizzata come riferimento per la rivalutazione degli importi previdenziali sarà negativa, gli assegni non potranno diminuire.

Opzione donna

Verrà monitorata la spesa per questa forma di anticipo pensionistico con penalizzazione e se ci saranno risparmi si potrà pensare a una sua estensione.

Part time volontario

Verrà sperimentato il part-time volontario per i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia entro fine 2018. Potranno chiedere una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40 e il 60% con integrazione della busta paga da parte dell’azienda e copertura dei contributi mancanti da parte della fiscalità generale.

Agevolazioni sulle assunzioni

Come era stato per l’anno scorso, anche quest’anno i datori di lavoro che assumeranno non pagheranno per tre anni i contributi previdenziali: solo che, se lo sconto nel 2015 era del 100%, per il 2016 è solo del 40% (con esclusione di premi e contributi Inail) nel limite però 3.250 euro su base annua e per un periodo massimo di 24 mesi. Per il Mezzogiorno questo “sconto” potrebbe allungarsi anche ai contratti a tempo indeterminato firmati nel 2017 (risorse Pac ed Europa, permettendo).

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Elezioni: stop agli sms pubblicitari. Denuncia un politico al Garante

Candidati e partiti: il consenso preventivo è necessario anche quando l’informativa sulla privacy, per il ridotto spazio del supporto del messaggio, non è necessaria.

 

Le elezioni amministrative o quelle politiche si avvicinano e i candidati della tua zona hanno iniziato a tempestarti con email ed sms per scopi propagandistici? Da oggi puoi denunciarli gratuitamente al Garante della Privacy e vederli condannati a una sanzione amministrativa. La Cassazione ha infatti ritenuto legittima la multa per chi invia sms senza aver ottenuto il previo consenso e senza l’informativa sulla privacy, ossia la comunicazione preventiva al trattamento, prevista dal Codice della privacy [1] che descrive, in modo semplice, chiaro e trasparente, le caratteristiche del trattamento (finalità, modalità, la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere; i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza; l’ambito di diffusione dei dati medesimi; le modalità di esercizio dei diritti sui propri dati, gli estremi identificativi del titolare e, se designati, del rappresentante).

 

La sentenza della Suprema Corte è di qualche giorno fa [2] e costituisce un serio monito per tutti quei politici che, sino ad oggi, hanno fatto illecito uso dei moderni mezzi di comunicazione (fax, email, sms) per inoltrare richieste di voto. Con la pronuncia è stato condannato un candidato che aveva inviato un sms sul cellulare di un concittadino ed era stato da questi denunciato al Garante della Privacy perché mai autorizzato al trattamento dei dati. Ricordiamo che le denunce all’Authority possono avvenire anche online (meglio se con PEC).

 

La difesa difensiva del politico si era basata sul fatto che, nel decalogo elettorale emesso dal Garante il 7.11.2005 [3], si stabilisce che, laddove il materiale propagandistico sia di “ridotte dimensioni” (tali cioè da non consentire l’inclusione della informativa sulla privacy), alcuna comunicazione sul trattamento dei dati deve essere inoltrata al destinatario.

La tesi non è piaciuta alla Cassazione la quale ha ricordato che la disciplina che ha dato origine alla nostra legge sulla privacy deriva dalla direttiva dell’Unione Europea, direttiva in cui si precisa che alcune particolari modalità di comunicazione richiedono sempre il consenso specifico di abbonati a servizi di comunicazione elettronica, compresi gli abbonati a servizi di telefonia mobile e gli utilizzatori di schede di traffico prepagato. Ciò deve avvenire nel caso di invio di fax, di messaggi tipo sms o mms; chiamatetelefoniche preregistrate; email recapitate nella casella di posta elettronica ecc..

 

Il consenso, che può essere acquisito una sola volta, deve comunque essere preventivo rispetto all’invio del messaggio o alla telefonata precedere la chiamata o il messaggio e deve essere raccolto sulla base di formule chiare che specifichino espressamente la finalità di propaganda politica o elettorale. Il decalogo specifica che non è possibile ricorrere a modalità di silenzio-assenso.

Politici avvisati: alle prossime elezioni, le avverse fazioni saranno ben liete di denunciarvi in massa.

 

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Abuso dei permessi legge 104: sì controlli e licenziamento

Legge 104/1992: illegittimo utilizzo da parte del dipendente dei tre giorni di permesso destinati all’ assistenza di familiari con handicap e invalidità grave; licenziamento, controlli e pedinamento.

L’abuso nell’ utilizzo dei permessi della legge 104 – permessi destinati all’ assistenza di familiari portatori di handicap e con invalidità grave – è causa di licenziamento in tronco del dipendente (ossia per giusta causa), senza quindi il normale preavviso: questa interpretazione è ormai sposata da tutti i giudici, Cassazione compresa. Ad essere punita non è tanto la ragione dell’allontanamento da casa del dipendente che, invece, ha dichiarato al datore di lavoro di assentarsi per assistere il parente, quanto piuttosto la bugia in sé, che lede il rapporto di fiducia con l’azienda. Sicché, salvo valide e urgenti motivazioni (si pensi al caso di acquisto di medicinali urgenti per l’invalido), il comportamento è sanzionabile nel più rigoroso dei termini. Secondo tuttavia una sentenza della Suprema Corte dell’anno scorso [1], comunque, ad incidere sul giudizio di proporzione tra comportamento del lavoratore e la conseguente sanzione disciplinare non è solo l’allontanamento dalla casa del familiare, quanto anche le motivazioni per cui ciò avviene. Così è stato considerato legittimo il licenziamento del dipendente che, nel giorno di permesso, prende la valigia e parte con gli amici per una gita fuori porta, oppure di colui che si assenta poche ore, sebbene di notte quando il familiare già dorme, per recarsi in discoteca [2]. Anche volendo ritenere che le residue ore del permesso vengono utilizzate per assistere il parente disabile, resta il fatto che una parte del permesso utilizzata per scopi diversi rispetto a quelli per cui è stato riconosciuto rende passibile di licenziamento il dipendente.   Abuso permessi legge 104 e reato di truffa Non solo. Secondo alcuni giudici scatterebbe anche il reato di truffa. In un precedente del tribunale di Pisa [3] si legge che costituisce “condotta truffaldina” utilizzare i permessi retribuiti chiesti ai sensi della legge 104/1992, non per assistere il familiare disabile, ma per attività personali, proprie del lavoratore. Anche in questo caso, il lavoratore aveva utilizzato i permessi per un lungo ponte destinato a un viaggio di piacere.   Non è corretta neanche l’interpretazione di chi ritiene che i permessi della legge 104 possano essere destinati al recupero delle energie psico-fisiche spese nell’impegno della costante cura e assistenza nei confronti del disabile.   Peraltro, sempre la Cassazione ha precisato che chi abusa dei permessi della legge 104 compie un danno nei confronti del Stato e, in particolare, del Servizio Sanitario Nazionale sul quale gravano le relative indennità, solo provvisoriamente anticipate dall’azienda ma poi rifuse dall’Inps.

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Pensione anticipata 2016: nuovi requisiti

Pensione anticipata: che cos’è, quali sono i requisiti, quando spetta, a quanto ammonta l’assegno.

La pensione anticipata è il trattamento previdenziale, introdotto dalla Legge Fornero [1], che ha sostituito la vecchia pensione di anzianità: il diritto al suo raggiungimento non si fonda sull’età del lavoratore (anche se sono comunque previsti dei requisiti inerenti l’età), ma sugli anni di contributi versati. Vediamo, nel dettaglio, quali sono i requisiti richiesti dalla normativa per raggiungere la pensione anticipata, la sua decorrenza, come si calcola, e come inviare la domanda.   Pensione anticipata 2016: requisiti I requisiti per raggiungere la pensione anticipata, per il triennio dal 2016 al 2018 sono:   – 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;   – 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;   Tali requisiti diventeranno, nel biennio 2019-2020:   – 42 anni e 2 mesi per le donne;   – 43 anni e 2 mesi per gli uomini.   In seguito, l’aumento previsto sarà in ragione di 3 mesi ogni 2 anni.   È prevista una penalizzazione percentuale del trattamento per chi si pensiona prima dei 62 anni di età: la decurtazione è però stata abolita per i trattamenti con decorrenza sino al 31 dicembre 2017.   Per chi non possiede contributi versati prima del 1996, ovvero per i soggetti che calcolano la pensione esclusivamente col sistema contributivo, i requisiti sono differenti.

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L’autocertificazione per non pagare il canone Rai

Il modulo fac simile di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà per disdetta abbonamento Rai, suggellamento, dichiarazione di non possesso del televisore, decesso dell’intestatario, cessione o alienazione del televisore.

 

Canone Rai, come non pagare: in questa pagina troverete un fac simile per ogni possibile situazione di non debenza del Canone Rai, dalla disdetta del canone alla dichiarazione di non possesso del televisore, dalla comunicazione di avvenuto pagamento alla richiesta di suggellamento.

Si tratta di quella che comunemente viene detta autocertificazione (più propriamente dichiarazione sostitutiva di certificazione o dell’atto notorio). Nel caso di false dichiarazioni si deve tenere a mente che potranno scattare sanzioni penali posta la falsità rilasciata in un atto destinato a un pubblico ufficiale (l’Agenzia delle Entrate).

 

Una volta compilato, il modulo (qualsiasi esso sia di quelli qui di seguito riportati) andrà spedito in busta chiusa mediante raccomandata A.R., all’indirizzo:

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Ecco perché è un inganno chiamarlo Canone Rai

I raggiri dello Stato per ottenere il pagamento dell’imposta sul possesso della televisione.

 

C’è ancora chi lo chiama, dolosamente, Canone Rai e, per invogliare il cittadino al pagamento spontaneo entro la scadenza naturale (31 dicembre), fa pubblicità in televisione (una pubblicità per il pagamento di un’imposta…!) promettendo ricchi premi e cotillon (se paghi le tasse ti premio: come dire “se paghi l’imposta sulla spazzatura, partecipi al Bingo di fine anno”). Ma quello che volgarmente viene detto canone Rai è tutto fuorché un canone, e tanto meno collegato alla Rai.

 

Si tratta, invece, di una comunissima imposta, come le centinaia presenti nel nostro sistema tributario, il cui presupposto non è la visualizzazione delle reti Rai, ma il possesso di un qualsiasi apparecchio televisivo, funzionante o meno: allo stesso modo di chi possiede una casa o un terreno e paga l’imposta sugli immobili. Dunque, è la disponibilità materiale (e neanche la proprietà) della scatola con il vecchio tubo catodico ad essere il vero presupposto di imposta. Di conseguenza, chi utilizza la televisione solo per vedere la pay-tv o le reti private deve comunque pagare il canone.

 

Non solo: è sbagliato usare il termine “Rai” accostato alla parola “canone” in quanto il beneficiario dell’imposta non è la Rai, ma lo Stato, che poi ne destina una parte al finanziamento della televisione pubblica (ma questo è un rapporto tra tali due soggetti che non tocca il cittadino-contribuente). Non vi è dunque alcuna relazione diretta – come chiarito dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione – tra le entrate derivanti dal cosiddetto “canone” e quelle invece destinate alle tre reti della Rai.

 Tutto questo fa aumentare il disgusto per come l’imposta viene spacciata per farla digerire al popolo. Disgusto a cui si sommano i metodi spesso illegali usati per la riscossione: non con le tipiche “comunicazioni” che usa l’erario per tutte le altre imposte (gli accertamenti, gli avvisi di mora, le cartelle esattoriali), ma soggetti privati che, spacciandosi per pubblici ufficiali (mentre tali non sono), bussano porta a porta intimando il pagamento o chiedendo di poter visionare l’appartamento. Una vera e propria truffa del tutto simile a quella di alcune compagnie elettriche per far firmare contratti capestri agli ignari consumatori.

 

Il disgusto viene accentuato anche da come viene speso il denaro pubblico per la gestione del cosiddetto servizio pubblico (leggi: partiti e loro pollai).

In ultimo, non dimentichiamo il disprezzo che il Parlamento e il Governo continuano a dimostrare verso gli italiani che, già diversi anni fa, con un referendum, hanno chiesto la privatizzazione del servizio televisivo pubblico.

 

Insomma, il Governo dovrebbe smettere di chiamarlo “Canone Rai” solo per illudere i contribuenti che si tratti di un pagamento collegato a un servizio a loro destinato, come il pedaggio autostradale. Il pagamento non ha come corrispettivo la visualizzazione dei canali Rai e anche chi non usufruisce di tale “servizio” (se tale vogliamo chiamarlo) deve pagare.

Il nome corretto dovrebbe essere “Imposta sul possesso della televisione”, ma forse, così facendo, i contribuenti comprenderebbero ancor di più quale iniquità si nasconde dietro questa gabella. E allora così sia: meglio che il popolo continui a navigare nell’ignoranza. E nel frattempo, avvicinandosi la scadenza del prossimo canone (visto che probabilmente per il pagamento in bolletta luce ci vorrà luglio 2016) ci chiediamo quali concorsi indirà la Rai per poter ottenere l’ambito pagamento.

 

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Canone Rai: per il 2016 c’è rischio di pagare due volte

Legge di Stabilità 2016 e pagamento del canone Rai con la bolletta della luce:

le due scadenze diverse e il rischio di una doppia imposizione sul possessore di televisione.   Non smettono di susseguirsi le modifiche apportate al testo della Legge di Stabilità 2016 in merito al pagamento del canone Rai con la bolletta della luce: sembra infatti che, fuor di dubbio che l’intesa da parte della maggioranza sull’introduzione della misura anti evasiva, ci siano invece forti divergenze sul momento in cui tale obbligo inizierà a decorrere. Questa confusione, però, porta con sé il serio rischio di disguidi tecnici, difficoltà organizzative da parte delle compagnie elettriche e, ora, anche il pericolo di una duplicazione di pagamenti. Ecco perché.   Con gli ultimi emendamenti approvati dal Senato al testo della manovra di fine anno, dati i tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi di fatturazione, il canone Rai potrà essere inserito nella bolletta della luce solo dalla prima fattura successiva al 1° luglio 2016. Pertanto, le rate già scadute a tale data saranno addebitate tutte in una volta. Per gli anni successivi, il canone si pagherà a rate, con le prime cinque bollette bimestrali dell’anno, per un importo di 10 euro a mensilità (ossia 20 euro a bimestre).   Per il 2016, tuttavia, fino all’arrivo della fattura di luglio-agosto, il possessore della televisione non saprà se sarà interessato dal nuovo metodo di riscossione o se dovrà pagare il canone autonomamente entro la consueta scadenza del 31 gennaio 2016. Ciò rischia di comportare una duplicazione di pagamenti per il 2016, in quanto la nuova modalità di riscossione in bolletta, applicabile solo dove c’è la presunzione di detenzione o utilizzo di un apparecchio, collegata alla fornitura elettrica nel luogo di residenza anagrafica, sarà utilizzata in alternativa a quella tradizionale.   Facciamo l’esempio di Mario Rossi che, sino ad oggi, ha sempre pagato il canone Rai entro la scadenza di gennaio. In questo caso, non trovando ancora, a tale data, l’importo addebitato in bolletta, potrebbe decidere – per non incappare nelle sanzioni (pari a cinque volte il canone stesso) – di versare l’imposta come ha sempre fatto, ossia con l’inizio dell’anno attraverso il bollettino postale. Ma che succederà se poi l’utente troverà nella bolletta di luglio l’addebito del canone? Dovrà fare un’istanza di sgravio, con tutti gli intoppi burocratici che sono ormai classici nel nostro Paese.   Inoltre non è stato chiarito che cosa accade se l’utente aspetta l’addebito in bolletta e questo non arriva. Scatterà anche in questo caso la sanzione?   Si spera che il passaggio alla Camera possa chiarire questi dubbi operativi. 

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