Bonus disoccupati anche ai pensionati

Il Ministero del Lavoro riconosce il Bonus assunzione anche ai pensionati e chiarisce tutti i casi particolari in cui spetta.

Si allarga la platea del Bonus disoccupati: il Ministero del lavoro ha confermato la sua spettanza anche nel caso di assunzione di lavoratori pensionati, nonché in altre ipotesi particolari, come la trasformazione di collaboratori in lavoratori subordinati.

Il Ministero, ampliando la platea dei beneficiari, si è attenuto alla finalità della normativa, ossia quella di incentivare il ricorso alle assunzioni a tempo indeterminato: non ha, comunque, effettuato alcuna forzatura interpretativa, in quanto si è limitato a confermare il Bonus solo per quei soggetti per i quali non fosse già esplicitamente escluso dalla legge.

Vediamo insieme, oltre agli ultimi chiarimenti, come funziona il Bonus disoccupati e come ottenerlo.

Bonus disoccupati: come funziona

Il Bonus disoccupati, conosciuto anche come Bonus assunzione, è stato originariamente previsto dalla Legge di Stabilità 2015 [1], poi confermato, ma con importanti modifiche, dalla Legge di Stabilità 2016 [2].

Il Bonus, difatti, consiste, per gli assunti a tempo indeterminato nel corso del 2015, di fruire di uno sgravio totale dei contributi Inps a carico del datore di lavoro, sino a un tetto massimo di 8060 euro, e per un periodo massimo di 36 mesi.

Per gli assunti nel corso del 2016, invece, il Bonus è ridotto a un tetto massimo di 3250 euro, e consente uno sgravio del 40% dei contributi a carico del datore.

In entrambi i casi, il bonus è riconosciuto per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori privi di occupazione stabile, sia da parte di aziende che di altri enti, o liberi professionisti: condizione necessaria per fruire dell’incentivo è il possesso del Durc (cioè della regolarità contributiva) e l’assenza di violazioni commesse relativamente alle norme essenziali di lavoro, nonché il rispetto dei contratti collettivi.

Requisiti del lavoratore

Per aver diritto al bonus, il lavoratore assunto non deve avere contratti a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti all’assunzione: ciò significa che si può fruire del bonus non solo per i soggetti completamente privi di un’occupazione nei 6 mesi precedenti, ma anche per gli occupati a tempo determinato, per le partite Iva, i co.co.co., nonché per i lavoratori autonomi ed i collaboratori occasionali e per gli stagionali.

Insomma, l’agevolazione vale per tutti quei contratti che non configurino un’occupazione stabile, intesa come rapporto a tempo indeterminato.

L’incentivo non spetta, invece, laddove il lavoratore abbia avuto, nei 6 mesi precedenti, un rapporto di apprendistato, in quanto configura comunque un contratto a tempo indeterminato, nonostante la possibilità di disdetta finale; per lo stesso motivo, non spetta nemmeno ai lavoratori che, nei 6 mesi precedenti, abbiano avuto un rapporto a tempo indeterminato, ma non abbiano superato il periodo di prova.

Infine, l’incentivo non spetta se il lavoratore, pur essendo non occupato nei 6 mesi precedenti, abbia già fruito del bonus, anche in un’altra azienda: a differenza dei benefici della Legge 407, spettanti al raggiungimento di 24 mesi di disoccupazione, i benefici del nuovo bonus spettano, per il lavoratore, una sola volta nella carriera.

Bonus disoccupati ai pensionati

La pensione, nonostante garantisca al lavoratore una certa stabilità di reddito, non è assimilabile al rapporto di lavoro a tempo indeterminato; inoltre, la normativa che ha istituito il Bonus assunzioni non esclude i pensionati dalla platea dei beneficiari.

Per questi motivi, nella risposta ad un recente interpello [3], Il Ministero del lavoro ha confermato la piena spettanza del Bonus ai lavoratori già in pensione, purché questi, ovviamente, non ne abbiano già fruito precedentemente, anche in un’altra azienda.

Il bonus è riconoscibile anche quando il pensionato risulti aver lavorato nei 6 mesi precedenti, sempre che non si sia trattato di un rapporto a tempo indeterminato.

Bonus per trasformazione del contratto

In ultimo, il Ministero ha chiarito anche la spettanza dell’incentivo in tutti i casi di trasformazione del precedente rapporto in un contratto a tempo indeterminato, laddove non siano state già riscontrate violazioni in materia di lavoro.

Via libera, allora, alla conversione di co.co.co., partite Iva e lavoratori autonomi occasionali, co.co.pro e collaborazioni occasionali in genere: come abbiamo visto, difatti, nessuno di questi rapporti configura un’occupazione stabile, pertanto non ci sono limiti alla fruizione del Bonus.

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Decreto flussi 2016: 30.000 quote disponibili

È uscito ieri il decreto flussi 2016 per lavoratori stagionali, non stagionali e conversione di permessi di soggiorno: 30.000 quote in totale.

 

Il nuovo decreto flussi per l’anno 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Esso prevede la disponibilità di circa 30.000 quote, distribuite tra lavoratori stagionali, non stagionali e conversione di permessi di soggiorno.

Lavoro subordinato non stagionale e lavoro autonomo

17.850 quote sono destinate a lavoratori extracomunitari per lavoro subordinato non stagionale e lavoro autonomo. Tra queste sono comprese:

1.000 quote per cittadini stranieri extracomunitari residenti all’estero, che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d’origine [1];

2.400 quote per cittadini non comunitari residenti all’estero per motivi di lavoro autonomo, appartenenti alle seguenti categorie:

imprenditori che intendono investire in Italia una somma minima di 500.000 euro, con la creazione almeno di tre nuovi posti di lavoro;

liberi professionisti che intendono esercitare professioni regolamentate o vigilate, oppure non regolamentate ma rappresentate a livello nazionale da associazioni iscritte in elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;

titolari di cariche societarie di amministrazione e di controllo [2];

artisti di chiara fama o di alta e nota qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici o privati [3];

stranieri che vogliano costituire imprese start-up innovative.

100 quote per lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile;

100 quote per lavoratori extracomunitari che hanno partecipato all’Esposizione Universale di Milano 2015;

– le quote da riservare alla conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato (4.600 permessi di soggiorno per lavoro stagionale, 6.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale e 1.300 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato UE) e per lavoro autonomo (1.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale e 350 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato UE) di permessi di soggiorno rilasciati ad altro titolo;

Lavoro subordinato stagionale

 

Sono inoltre ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale, i cittadini non comunitari residenti all’estero entro una quota di 13.000 unità delle seguenti nazionalità: Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Ucraina, Tunisia.

Di queste 13.000 quote, 1.500 sono riservate a lavoratori extracomunitari dei Paesi sopra indicati, entrati in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.

I termini per la presentazione della domanda

In merito alla presentazione delle domande:

– per ingressi non stagionali e conversioni del permesso di soggiorno, le domande potranno essere preparate dal 3 febbraio e spedite dal ore 9:00 del 9 febbraio 2016;

– per ingressi stagionali, le domande potranno essere preparate dal 10 febbraio e spedite dalle ore 9:00 del 17 febbraio 2016.

La redistribuzione delle quote inutilizzate

Trascorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto flussi in Gazzetta Ufficiale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si riserva la facoltà di ripartire le quote eventualmente inutilizzate in modo tale da impiegarle nella loro interezza.

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Il garante del contribuente: come presentare ricorso.

Modalità di presentazione dell’istanza al Garante del Contribuente, gli indirizzi di tutte le sedi regionali presenti in Italia e nelle Province autonome.

 

Non necessariamente con l’autotutela o con il ricorso al giudice, il contribuente può difendersi contro gli atti dell’amministrazione finanziaria illegittimi: si pensi a una cartella di pagamento di Equitalia manifestamente viziata o un accertamento dell’Agenzia delle Entrate dal quale risulti evidente l’illegittimità. Esiste un organo monocratico amministrativo che consente la definizione agevole e spedita delle contestazioni: il Garante del Contribuente. Esso è presente presso ogni Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

È scelto e nominato dal presidente della commissione tributaria regionale o sua sezione distaccata nella cui circoscrizione è compresa la direzione regionale dell’Agenzia delle entrate fra le seguenti categorie di soggetti particolarmente vicine ai problemi fiscali:

– notai (tra i quali viene scelto il Presidente), magistrati, docenti universitari;

– avvocati, commercialisti, ragionieri, anch’essi a riposo e indicati dai rispettivi ordini professionali.

L’incarico è quadriennale ed è rinnovabile tenendo presenti professionalità, produttività ed attività già svolta.

Come si presenta il ricorso al Garante del Contribuente

Tutti i contribuenti possono rivolgersi al Garante inviando un’istanza in carta libera, senza bolli e senza la necessaria assistenza di un avvocato o di un commercialista. Non esistono neanche formule particolari per l’istanza. Per un fac-simile si rinvia all’articolo: “Fisco e cittadini: il garante del contribuente”.

L’istanza deve avere un contenuto minimo essenziale in modo da poter mettere il Garante nella condizione di decidere. Pertanto è importante indicare:

– i propri dati anagrafici, comprensivi di codice;

– l’atto oggetto della contestazione (allegandone copia);

– la segnalazione di eventuali disfunzioni, irregolarità, scorrettezze, prassi amministrative anomale o irragionevoli o qualsiasi altro comportamento suscettibile di pregiudicare il rapporto di fiducia tra i cittadini e l’Amministrazione finanziaria. Si pensi al caso di un pignoramento eseguito su cartelle esattoriali prescritte o un pignoramento notificato per crediti già portati in esecuzione forzata con un precedente pignoramento.

Ricevuto il riscorso, il Garante svolge un’attività istruttoria per verificarne la fondatezza. Al termine dell’attività svolta a seguito della segnalazione, ne comunica l’esito alla Direzione regionale o al comando di zona della Guardia di finanza competente nonché agli organi di controllo, mettendone a conoscenza anche l’autore della segnalazione.

Al termine di questo articoli riportiamo l’elenco degli Uffici del Garante presenti in ogni Regione e nelle province di Trento e Bolzano, con i recapiti telefonici e l’indirizzo per contattarli.

Come opera il Garante del contribuente

Il Garante opera in piena autonomia con l’obiettivo di tutelare i cittadini nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

In particolare, il Garante, anche sulla base di segnalazioni inoltrate per iscritto dai contribuenti:

– presenta richieste di documenti e chiarimenti agli uffici, i quali devono rispondere entro 30 giorni;

– rivolge raccomandazioni ai dirigenti degli uffici ai fini della tutela del contribuente e della migliore organizzazione dei servizi e li richiama al rispetto delle norme dello Statuto del contribuente o dei termini relativi ai rimborsi d’imposta;

– accede agli uffici stessi per controllare la loro agibilità al pubblico nonché la funzionalità dei servizi di informazione e assistenza;

– attiva le procedure di autotutela, volte a determinare l’annullamento d’ufficio, totale o parziale, di atti di accertamento o di riscossione che risultano illegittimi o infondati;

– segnala norme o comportamenti suscettibili di produrre pregiudizio per i contribuenti.

N.B. Nella pratica, il ricorso al Garante non sembra uno strumento penetrante, stante la sostanziale assenza di poteri rilevanti in capo a quest’ultimo, nel caso in cui, interessato dal contribuente, rilevi attività non conformi alla legge.

Gli indirizzi delle sedi del Garante del Contribuente

LOMBARDIA Telefono: 02/65504300-304-305 Fax: 02/65504899 

E-mail: [email protected]

 Indirizzo: presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Milano 1 Via della Moscova, 2 – 20121 Milano

 

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730 fai-da-te, problemi con le spese sanitarie

730 precompilato a metà nel 2016: grosse difficoltà col caricamento degli scontrini delle farmacie e con le spese mediche.

 

La direttrice dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, ha annunciato l’altro ieri la presenza di seri problemi nel caricamento, all’interno del 730 precompilato, delle spese sanitarie. I problemi sono stati causati dalla mancata trasmissione degli scontrini per l’acquisto di medicinali da parte della farmacie, e dalle difficoltà tecniche, per i medici, nella trasmissione dei dati relativi alle parcelle emesse per l’effettuazione di prestazioni sanitarie (visite, terapie, etc.).Mentre questo secondo problema potrebbe essere risolto con una proroga di un paio di settimane, per la mancata trasmissione degli scontrini da parte delle farmacie non ci sarebbe più nulla da fare, poiché gran parte dei dati sarebbero già stati distrutti.

Ciò comunque non significa che i contribuenti non potranno detrarre le spese per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, ma soltanto che dette spese dovranno essere inserite a mano, e che i relativi scontrini dovranno essere conservati per il controllo formale: aspettative deluse ancora una volta, dunque, per tutti quei contribuenti che speravano di trovare una dichiarazione già pronta e completa.

730 precompilato: quali spese sono indicate

Anche se il giorno in cui il 730 sarà completo di tutti i dati utili alla dichiarazione appare ancora lontano, questo non vuol dire che non siano stati fatti dei notevoli passi avanti.

Nel 730 precompilato è, difatti, già possibile trovare:

– gli interessi del mutuo per l’acquisto della prima casa: è prevista una detrazione pari al 19% degli interessi pagati nell’anno, riferibili al prezzo di acquisto dell’abitazione principale e degli oneri accessori, sino ad un tetto massimo di 4000 euro;

– i contributi versati alla previdenza complementare: la contribuzione può essere dedotta dal reddito sino a un tetto massimo di 5.164,57 euro; l’eventuale devoluzione del Tfr ad un fondo di previdenza complementare, invece, non è né deducibile né detraibile;

– la detrazione relativa alle spese funebri;

– le spese relative alle polizze assicurative;

– le detrazioni relative ai familiari a carico;

– la detrazione relativa alla prima rata dei pagamenti per la riqualificazione del patrimonio immobiliare (bonus ristrutturazione ed ecobonus).

730 precompilato: i redditi già inclusi

Ricordiamo, poi, che nel 730 precompilato sono già inclusi i redditi di lavoro dipendente e di pensione, assieme ad alcuni redditi diversi, comprensivi delle ritenute e delle detrazioni effettuate, ed il noto Bonus Renzi da 80 euro eventualmente fruito.

Sono poi inclusi i redditi di terreni e fabbricati.

730 precompilato: come modificarlo

Come abbiamo detto, nel 2016 ancora non vedremo un 730 precompilato comprensivo di tutti i redditi e di tutte le spese, deducibili o detraibili, del contribuente: proprio per questo l’Agenzia delle Entrate dà la possibilità di correggere e integrare la dichiarazione.

Il contribuente può effettuare le dovute correzioni direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, qualora decida di presentare autonomamente il 730 precompilato, oppure può far effettuare le correzioni da un Caf, conferendo delega per l’accesso al precompilato.

In caso di modifiche al 730 precompilato:

– se la dichiarazione è trasmessa dal contribuente, gli accertamenti graveranno su di lui;

– se la dichiarazione è trasmessa da un intermediario abilitato, controlli e sanzioni (per visto infedele) saranno a suo carico.

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Pensione: integrazione al trattamento minimo e perequazione automatica

Integrazione al trattamento pensionistico minimo, perequazione automatica, contributo di solidarietà, permanenza in servizio e collocamento a riposo.

 

In presenza di una scarsa anzianità contributiva, la pensione può risultare di importo tale da non garantire un’adeguata capacità di sostentamento. È stato perciò fissato il cd. importo minimo di pensione, che dovrebbe, almeno in teoria, equivalere alla somma necessaria a soddisfare i bisogni vitali del pensionato, e che è rivalutato periodicamente (art. 11 D.Lgs. 503/1992).

Tutte le pensioni, anche quelle percepite dai pubblici dipendenti, che risultano inferiori al trattamento minimo sono aumentate fino a tale importo (cd. pensioni integrate al minimo).

Al fine di determinare il diritto all’integrazione sono fissate soglie di reddito, aggiornate ogni anno, che non devono essere superate dal pensionato (dal 1995, ai fini del diritto all’integrazione al trattamento minimo assume rilievo, oltre al reddito del pensionato, anche il reddito del coniuge non legalmente ed effettivamente separato).

La perequazione automatica delle pensioni

L’esigenza di garantire la capacità di sostentamento dei pensionati ha reso necessario il ricorso a strumenti atti a salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni, eroso gradualmente dalla svalutazione monetaria.

È stata così istituita la cd. perequazione automatica delle pensioni (L. 153/1969 e art. 11 D.Lgs. 503/1992): tutte le pensioni vengonorivalutate annualmente sulla base della variazione del costo della vita intervenuta nell’anno precedente.

La rivalutazione delle pensioni è applicata, per ogni singolo beneficiario, in funzione dell’importo complessivo dei trattamenti corrisposti dall’INPS o da altri enti (art. 34, comma 1, L. 448/1998).

Le necessità di contenimento della spesa pubblica hanno determinato, nel tempo, una modifica dei criteri di applicazione della perequazione automatica con l’effetto di ridurre la rivalutazione, fino ad escluderla del tutto, per i trattamenti più elevati. Va detto, comunque, che a causa della contingente situazione finanziaria del Paese e della necessità di ripristinare condizioni di stabilità e di equilibrio, si è nel tempo circoscritto il novero delle pensioni rivalutabili.

In particolare, per il triennio 2014-2016, essa spetta per intero (100%) soltanto per i trattamenti di importo complessivo pari o inferiore a tre volte il trattamento minimo INPS (art. 1, comma 483, L. 147/2013).

Per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica, l’aumento di rivalutazione è attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato.

Per il 2012-2014 era stato previsto un ulteriore irrigidimento del meccanismo di perequazione, che, però, è stato dichiarato illegittimo dalia Corte Costituzionale (sent. 70/2015), con successivo obbligo per lo Stato di corresponsione degli aumenti non versati (D.L. 65/2015 conv. in L. 109/2015).

Il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato e il limite massimo di trattamento

A decorrere dal 1°-1-2014 e fino a tutto il 2016 si applica, a carico delle pensioni di importo elevato, un contributo di solidarietà destinato ad alimentare le risorse delle gestioni previdenziali obbligatorie (art. 1, co. 486, L. 147/2013).

Il contributo è applicato sui trattamenti pensionistici percepiti dal pensionato che risultino complessivamente superiori a 14 volte il trattamento minimo INPS.

Ai fini dell’applicazione del contributo di solidarietà si considera il trattamento pensionistico lordo spettante nell’anno considerato. Se il pensionato è titolare di più trattamenti, si considera l’importo complessivo dei trattamenti percepiti. In tal caso, l’INPS, sulla base dei dati che risultano dal Casellario centrale dei pensionati, fornisce a tutti gli enti interessati i dati per l’effettuazione della trattenuta del contributo di solidarietà, che sarà applicato, da ciascun ente, in proporzione ai trattamenti erogati.

Il contributo di solidarietà è strutturato su diverse aliquote ed in particolare:

— 6% sulla quota di pensione superiore a 14 volte il trattamento minimo INPS e fino all’importo lordo annuo di 20 volte il predetto trattamento;

— 12% sulla quota di pensione superiore a 20 volte il trattamento minimo INPS e fino all’importo lordo annuo di 30 volte il predetto trattamento;

— 18% sulla quota di pensione superiore a 30 volte il trattamento minimo INPS.

Ricordiamo, inoltre, che anche ai trattamenti pensionistici, si applica il limite costituito dal livello remunerativo massimo onnicomprensivo annuo, valido per tutti i soggetti che ricevono emolumenti e prestazioni a carico delle finanze pubbliche, nell’ambito di rapporti di lavoro con le P.A. (artt. 23bis e 23ter D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011 e art. 13, comma 1, D.L. 66/2014 conv. in L. 89/2014). Il limite in questione coincide con il trattamento economico del primo Presidente della Corte di Cassazione.

Il limite in questione incide anche sul calcolo della pensione, applicandosi alla retribuzione da prendere come base di calcolo della pensione.

Articolo Completo : Pensione: integrazione al trattamento minimo e perequazione automatica

 

Prima casa, nuove esenzioni Tasi su comodato e case all’ex moglie.

Abitazione principale: niente pagamento dell’imposta sulla casa per l’immobile dato in prestito a parenti di primo grado in linea retta o assegnati all’ex moglie dopo la separazione.

 

Il piatto forte della Legge di Stabilità 2016 è l’abolizione della Tasi sull’abitazione principale (la Tasi è l’imposta sui servizi indivisibili collegati alla casa). In pratica, l’imposta introdotta due anni fa in sostituzione dell’IMU verrà scontata nel caso di:

– costruzioni idonee ad alloggiare singole persone o nuclei familiari, ossia, di regola, unità immobiliari catastalmente classificate o classificabili nelle categorie da A/1 ad A/11, escluse quelle in A/10 (uffici e studi privati);

– che siano dimora abituale: è tale l’abitazione nella quale dimora abitualmente il contribuente o un suo familiare, compreso il coniuge separato ma non quello divorziato. Tale situazione deve risultare dai registri anagrafici o da apposita autocertificazione (quest’ultima può attestare che la dimora abituale si trova in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici).

A non pagare, dal 2016, sarà quindi tanto il proprietario quanto l’inquilino, per la sua quota (sebbene minima) quando utilizza l’immobile come abitazione principale. Rimane l’imposta (e un residuo Imu del 4 per mille) sulle abitazioni signorili, case storiche e ville.

 

Assimilazioni ed altre esenzioni

La legge di Stabilità opera, poi, delle assimilazioni al concetto di “abitazione principale”, stabilendo così ulteriori esenzioni dal pagamento della Tasi. La prima è nell’ipotesi di casa assegnata al coniuge dopo separazione legale. Anche in questo caso, il proprietario dell’immobile – costretto, con la sentenza di separazione, ad andare via per lasciarlo all’ex con i figli (di norma la moglie) – non dovrà pagare l’imposta sulla casa. E ciò per un’evidente ragione, in quanto lo stesso, altrimenti, si vedrebbe soffocato da un’imposizione fiscale per un immobile che non utilizza (per ordine del giudice e non per sua volontà), dovendo peraltro sostenere il costo di un affitto o di un nuovo mutuo.

Vengono assimilati all’abitazione principale (e quindi esentati dal pagamento della Tasi) anche gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa assegnate ai soci studenti universitari, anche in assenza della residenza anagrafica, gli alloggi sociali e le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.

Non pagherà la Tasi inoltre il proprietario dell’abitazione concessa in comodato ai parenti di primo grado in linea retta (figli e genitori).Per poter usufruire di tale agevolazione è necessario rispettare le seguenti condizioni:

– il contratto di comodato deve essere registrato

– il comodante può anche possedere un altro immobile, ma non più di uno, adibito a propria abitazione principale. Tale immobile, inoltre, deve necessariamente trovarsi nello stesso Comune e non deve essere classificato catastalmente come villa, dimora storica o casa signorile.

Agricoli

Facilitazioni anche per chi possiede terreni agricoli: via l’Imu per tutte le proprietà di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, anche se si trovano in Comuni di pianura (nel 2015 hanno dovuto pagare).

Immobili invenduti dai costruttori

Ulteriore beneficio viene riservata ai cosiddetti “immobili-merce”, ossia quelli posseduti dalle imprese costruttrici ma rimasti invenduti: l’aliquota standard (in assenza di delibera comunale) sarà dell’1 per mille, mentre i Comuni potranno decidere di aumentarla ma solo sino al 2,5 per mille o anche azzerarla.

Divieti per i Comuni

Circa le delibere Imu, Tasi e Tari dei Comuni, vengono vietati aumenti di aliquote (anche di quella aggiuntiva dello 0,8 per mille) nel 2016, tranne che per i Comuni in situazione di pre-dissesto.

Sconto per gli affitti

Viene infine previsto uno sconto del 25% su Imu e Tasi per gli immobili abitativi affittati a canone concordato. Si applicherà, nella maggior parte delle situazioni, in Comuni in cui è stata già deliberata l’aliquota massima del 10,6 per mille, quindi l’aliquota media si assesterà sullo 7-8 per mille invece del 4 per mille sperato.

 

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Isee sociosanitari: illegittimi a spese degli utenti più deboli

Calcolo Isee sociosanitario dichiarato illegittimo dal Tar Lazio ma ancora operativo.  

In merito all’Isee, l’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, necessario per richiedere prestazioni e agevolazioni pubbliche, non è solo il cittadino a fare il “furbetto”: tralasciando la discutibilità dell’inserimento di alcune voci patrimoniali, come conti correnti, libretti e simili, che possono non essere derivati da un maggior reddito ma da una maggiore capacità di risparmio, la questione più grave risiede nell’illegittimità del calcolo dell’Isee sociosanitario. Il metodo di quantificazione dell’Isee per prestazioni di natura sociosanitaria, difatti, è stato dichiarato illegittimo da ben tre sentenze del Tar Lazio [1], sentenze che però il Governo ha serenamente ignorato, attendendo di conoscere l’esito dell’impugnazione effettuata al Consiglio di Stato. Per capire meglio la gravità della questione e le conseguenze per i cittadini, vediamo come funziona l’Isee sociosanitario, e in quali aspetti è illegittimo.   Isee sociosanitario L’Isee sociosanitario è il modello di dichiarazione sostitutiva unica (DSU) che si deve presentare per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria, quale la degenza o il ricovero in determinate strutture, per i soggetti non autosufficienti, prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili. Per ricevere tali prestazioni, è dunque necessario che nel nucleo familiare sia presente un disabile (invalido, portatore di handicap, non autosufficiente…), la cui condizione di svantaggio sia certificata.   Illegittimità del calcolo Isee sociosanitario Vero è che il modello Isee sociosanitario, nella quantificazione dell’indicatore della situazione economica, sia più “generoso” rispetto all’Isee ordinario, poiché restringe il nucleo, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli, e poiché prevede maggiori detrazioni e franchigie.   Ciò nonostante, l’illegittimità del calcolo della situazione economica è comunque presente, secondo il Tar Lazio, per due motivi:   – in primo luogo, poiché i redditi di natura assistenziale (accompagnamento, pensione sociale, pensione di invalidità, indennità e assegni per gli invalidi civili, ciechi, sordi, etc.), esenti Irpef, devono essere comunque indicati nella dichiarazione Isee: queste entrate, però, non costituiscono un incremento di ricchezza, ma si tratta di somme riconosciute per far fronte a situazioni di bisogno;   – in secondo luogo, poichè la franchigia concessa per i nuclei con disabili è troppo bassa, confrontata con situazione di particolare necessità di tali famiglie: il Tar ha allora innalzato la franchigia a 9.500 Euro.   Le due previsioni, sinora, sono rimaste inattuate, poiché i software di calcolo utilizzati dall’Inps non sono stati cambiati di una virgola. Non si tratta di negligenza o di difficoltà tecniche: il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze ha infatti chiarito che non si è proceduto ad una rettifica dei metodi di calcolo, per evitare un impatto negativo sulla finanza pubblica.   Insomma, si ripete il solito “siparietto all’italiana”: i problemi ci sono, ma anziché tagliare gli sprechi e riconoscere al cittadino quanto gli spetta di diritto, lo Stato preferisce fare il furbo alle sue spalle, e far pagare ai più deboli i suoi problemi economici.   La situazione, ad ogni modo, è destinata a durare ancora per poco: presto, infatti, il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sull’appello proposto dal Governo, ed allora, se dovesse confermare quanto previsto dal Tar, il calcolo dell’Isee sociosanitario dovrà per forza essere cambiato, probabilmente retroattivamente (fatto che creerà nuovi “pasticci burocratici” in merito a conguagli e rimborsi, a cui si dovrebbe dar luogo per non penalizzare chi abbia subito quantificazioni illegittime in precedenza).

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Canone Rai: per il 2016 c’è rischio di pagare due volte

Legge di Stabilità 2016 e pagamento del canone Rai con la bolletta della luce:

le due scadenze diverse e il rischio di una doppia imposizione sul possessore di televisione.   Non smettono di susseguirsi le modifiche apportate al testo della Legge di Stabilità 2016 in merito al pagamento del canone Rai con la bolletta della luce: sembra infatti che, fuor di dubbio che l’intesa da parte della maggioranza sull’introduzione della misura anti evasiva, ci siano invece forti divergenze sul momento in cui tale obbligo inizierà a decorrere. Questa confusione, però, porta con sé il serio rischio di disguidi tecnici, difficoltà organizzative da parte delle compagnie elettriche e, ora, anche il pericolo di una duplicazione di pagamenti. Ecco perché.   Con gli ultimi emendamenti approvati dal Senato al testo della manovra di fine anno, dati i tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi di fatturazione, il canone Rai potrà essere inserito nella bolletta della luce solo dalla prima fattura successiva al 1° luglio 2016. Pertanto, le rate già scadute a tale data saranno addebitate tutte in una volta. Per gli anni successivi, il canone si pagherà a rate, con le prime cinque bollette bimestrali dell’anno, per un importo di 10 euro a mensilità (ossia 20 euro a bimestre).   Per il 2016, tuttavia, fino all’arrivo della fattura di luglio-agosto, il possessore della televisione non saprà se sarà interessato dal nuovo metodo di riscossione o se dovrà pagare il canone autonomamente entro la consueta scadenza del 31 gennaio 2016. Ciò rischia di comportare una duplicazione di pagamenti per il 2016, in quanto la nuova modalità di riscossione in bolletta, applicabile solo dove c’è la presunzione di detenzione o utilizzo di un apparecchio, collegata alla fornitura elettrica nel luogo di residenza anagrafica, sarà utilizzata in alternativa a quella tradizionale.   Facciamo l’esempio di Mario Rossi che, sino ad oggi, ha sempre pagato il canone Rai entro la scadenza di gennaio. In questo caso, non trovando ancora, a tale data, l’importo addebitato in bolletta, potrebbe decidere – per non incappare nelle sanzioni (pari a cinque volte il canone stesso) – di versare l’imposta come ha sempre fatto, ossia con l’inizio dell’anno attraverso il bollettino postale. Ma che succederà se poi l’utente troverà nella bolletta di luglio l’addebito del canone? Dovrà fare un’istanza di sgravio, con tutti gli intoppi burocratici che sono ormai classici nel nostro Paese.   Inoltre non è stato chiarito che cosa accade se l’utente aspetta l’addebito in bolletta e questo non arriva. Scatterà anche in questo caso la sanzione?   Si spera che il passaggio alla Camera possa chiarire questi dubbi operativi. 

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Immigrazione: decreto flussi in arrivo

Pronto un nuovo decreto flussi per lavoratori stagionali e non stagionali, e per conversioni di permessi di soggiorno.  

Ministeri del Lavoro e dell’Interno sono al lavoro per emanare a breve un nuovo decreto flussi (entro il gennaio 2016). Il provvedimento si rivolgerà ai lavoratori stagionali e non stagionali. Inoltre, ci sarà una grossa fetta di “quote” disponibili rivolta alle conversioni dei permessi di soggiorno. In cifre, quindi, il quadro dovrebbe essere il seguente:   – 13.000 ingressi per lavoro stagionale; – alcune migliaia per lavoratori autonomi o lavoratori subordinati che hanno partecipato a programmi di formazione nei Paesi di Origine; – un centinaio di ingressi per lavoratori sudamericani di origine italiana; – 12.000 quote per le conversioni dei permessi di soggiorno (per extracomunitari già presenti sul territorio italiano, che vogliano trasformare i loro permessi attuali, ad esempio quelli di stagionale o studenti, in permesso per lavoro subordinato o autonomo).   Il decreto flussi rappresenta una seria possibilità di ingresso in Italia, anche se la lentezza della macchina burocratica, come sempre, rischia di comprometterne l’esito. Un esempio emblematico è rappresentato dai flussi del 2015 per lavoro stagionale: il Ministero del Lavoro avrebbe fatto sapere che delle 30.000 domande presentate, solo 2.000 sono terminate con un contratto di lavoro. E questo non perché la maggior parte delle domande presentavano delle problematiche, ma perché non sono state ancora analizzate. Si ravvisa, quindi, un ritardo inaccettabile nello smaltimento delle singole pratiche.   Alla luce di quanto detto, si pongono alcuni interrogativi: che senso ha il decreto flussi per lavoratori stagionali se, pur in presenza di una domanda formulata correttamente, le lungaggini burocratiche spesso non consentono allo straniero di arrivare in Italia con le tempistiche necessarie per lo svolgimento del lavoro stesso? Il lavoro stagionale è tale proprio perché si svolge in un determinato periodo. Il settore turistico e agricolo offrono opportunità occupazionali in momenti ben precisi dell’anno, che si scontrano con la valutazione troppo lenta delle richieste di ingresso. La mancanza di organizzazione e di efficienza dello Stato priva gli immigrati di una reale opportunità di lavoro e foraggia il lavoro nero, lo sfruttamento, l’illegalità. E inoltre: che senso ha emanare un nuovo decreto flussi per lavoratori stagionali nel 2016, se ancora non sono stati assegnati la maggior parte dei posti disponibili con i flussi del 2015? L’unico risultato possibile è quello di appesantire gli uffici, compromettendone ulteriormente l’efficienza.

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Pensione, come non perdere i contributi nella Gestione Separata

Gestione Separata: cumulo, totalizzazione, pensione supplementare e supplemento di pensione.

 

I contributi versati alla Gestione Separata, anche se sono pochi, non vanno buttati via: esistono, infatti, diversi istituti che consentono di cumularli con i contributi delle altre gestioni, per raggiungere un’autonoma pensione.

Si tratta del cumulo contributivo, della totalizzazione, del supplemento di pensione e della pensione supplementare: grazie a tali sommatorie, non solo la contribuzione versata non è perduta, ma è anche possibile raggiungere un diritto alla pensione che, secondo quanto è stato versato nelle altre gestioni, altrimenti non esisterebbe.

Sono sempre di più, infatti, i lavoratori che hanno rapporti discontinui, periodi come parasubordinati, periodi di lavoro accessorio (i famosi voucher, o buoni lavoro) o partite Iva senza cassa: per tutti questi lavori atipici, la contribuzione versata va a finire nel calderone della Gestione Separata. Un vero e proprio tesoro per l’Inps, poiché, vista l’età media degli iscritti, relativamente giovane, e visto il calcolo contributivo dei trattamenti a carico di tale cassa, sono veramente poche, e molto basse, le pensioni pagate sinora, in rapporto ai contributi versati. Inoltre, se annualmente non è versato un ammontare almeno pari al minimale di artigiani e commercianti, l’accredito dell’anno intero non è effettuato.

Peraltro, non è consentito ricongiungere i contributi della Gestione Separata ad altre casse, ma solo totalizzarli, o effettuare il cumulo dalla gestione dipendenti alla Gestione Separata: vediamo insieme, nel dettaglio, tutti i sistemi per non perdere i contributi versati.

 Cumulo Gestione Separata

Un decreto del 1996 [1], attuativo della famosa Riforma Dini [2], prevede espressamente la possibilità di cumulare i contributi da lavoro dipendente (versati presso l’Ago- Assicurazione generale obbligatoria- o presso le forme sostitutive della medesima) e da lavoro autonomo (gestione artigiani e commercianti) nella Gestione Separata, alle medesime condizioni dell’Opzione Contributiva Dini: ciò significa, in pratica, che tutto il trattamento, compreso quello maturato al di fuori della Gestione Separata, sarà computato col contributivo, e che i requisiti di età e contribuzione saranno pari a quelli previsti dalla vecchia Opzione Contributiva.

Pertanto, per avvalersi della possibilità, dovrà essere stata raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia, con i requisiti post- Fornero, a meno che non siano stati compiuti 60 anni (per le donne) o 65 anni (per gli uomini), prima del 31 dicembre 2011, in applicazione della cristallizzazione dei requisiti.

Il requisito di contribuzione, invece, deve essere pari ad almeno 15 anni.

 

Totalizzazione Gestione Separata

La totalizzazione[3] consente di sommare i contributi tra più gestioni, ed è applicabile sia alla pensione di vecchiaia, che a quella d’anzianità ,con requisiti differenti da quelli previsti dalla Legge Fornero; i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia in totalizzazione, nel 2015, sono:

 

20 anni di contribuzione;

 

65 anni e 3 mesi di età (sia per gli uomini che per le donne), 65 anni e 7 mesi dal 2016 al 2018.

 

Per ottenere la pensione d’anzianità con la totalizzazione, invece, occorrono 40 anni e 3 mesi sino al 31 dicembre 2015, 40 anni e 7 mesi dal 2016 al 2018.

È necessaria, però, l’attesa di una finestra di 12 mesi per i dipendenti, e di 18 mesi per gli autonomi, o per chi ha contribuzione mista autonomo-dipendente (il caso, appunto, degli iscritti alla Gestione Separata).

Anche in questo caso il calcolo della pensione avviene interamente col metodo contributivo, in proporzione a quanto accreditato in ogni fondo o cassa, a meno che non si raggiunga il diritto ad un’autonoma pensione in una delle gestioni nella quale sono versati i contributi, purchè si tratti di una gestione Inps o Inpdap; nella Gestione Separata il calcolo pro quota è comunque contributivo.

Pensione supplementare Gestione Separata

La pensione supplementare nella Gestione Separata[4] può essere richiesta qualora non si maturi, nella gestione stessa, il diritto ad un’autonoma pensione, ma si percepisca un trattamento a carico della Gestione lavoratori dipendenti, autonomi, delle casse professionali, o delle forme sostitutive o esonerative degli stessi. Sarà necessario, però, avere i requisiti d’età per la pensione di vecchiaia vigenti dopo la Riforma Fornero, ed avere un trattamento non superiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

 

Supplemento di pensione Gestione Separata

Qualora si continui a versare contributi, dopo aver già ottenuto una pensione presso la gestione separata, si avrà diritto ad un supplemento di pensione [5], se sono trascorsi almeno due anni dalla data di decorrenza della pensione; per gli ulteriori supplementi, si dovranno attendere cinque anni dalla decorrenza del precedente supplemento.

Non esistono, in merito all’ età pensionabile, particolari requisiti.

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