NOMEA è La parola del giorno

Nomea                                                                                                                                                        

[no-mè-a]       SIGN Fama, rinomanza derivato di [nome],        dal latino [nomen].                                   Basta una lettera in coda, e un termine come ‘nome’, tanto umilequanto fondamentale, si trasfigura.L’idea che sta alla base della nomea la conosciamo benissimo: il farsi un nome. In particolare quel suffisso -ea (-eo al maschile) è proprio di sostantivi e aggettivi denominali (nomi e aggettivi che derivano da nomi), e descrive un’appartenenza, una relazione – pensiamo al caldeo, all’euclideo, all’europeo. Il nome, nella nomea, non è un centro fermo, ma è catturato nel suo grande girare, nel suo essere fama, o per simile verso nell’echeggiare di una rinomanza.Ora, la cifra peculiare della nomea non è nel suo essere positiva o negativa (anche se di solito non è una reputazione positiva): sappiamo tutti che la fama è ambivalente. Piuttosto sta nella larghezza del suo suono, tenuto aperto e prolungato da quello iato finale, che le conferisce una solennità corposa e facile da volgere in ironia. Ci rivolgiamo al falegname che si è fatto la nomea di vero artista del legno; ci facciamo dare qualche dritta dall’amico che ha la nomea d’essere un gran casanova; e il ladro inveterato ha una nomea così meritata da essere perfino consultato per la risoluzione di qualche caso.  Una risorsa pronta, essenziale, facilmente spendibile, e insieme davvero brillante.

Pensione anticipata per chi fruisce di permessi Legge 104.

                                                 Permessi e congedi per l’assistenza di un familiare disabile:                                                   quando il lavoratore ha diritto ad anticipare la pensione?

 

La legge italiana, nonostante preveda diverse disposizioni a favore dei disabili, ha tralasciato un aspetto molto importante a tutela delle esigenze dei portatori di handicap: non è infatti prevista alcuna possibilità di pensionamento anticipato per i lavoratori che assistono familiari con disabilità. Un vuoto normativo rilevante, che ignora le gravissime difficoltà esistenti, in tali situazioni, nella conciliazione tra le esigenze familiari e lavorative.

Sono numerosi i comitati che richiedono, da lungo tempo, una maggiore tutela per questi soggetti, ma, nonostante gli annunci e le promesse al riguardo, da parte di diversi esponenti politici, con la “scusante” della crisi e della mancanza di risorse nulla è stato realizzato, e la pensione anticipata è ancora un miraggio.

Congedo per assistenza di figli disabili e Settima Salvaguardia

Una piccola tutela previdenziale, invero, ci sarebbe, ma non riguarda tutti i lavoratori che fruiscono dei permessi Legge 104 [1] per l’assistenza di portatori di handicap, ma soltanto quei dipendenti che nel 2011 hanno fruito di congedi familiari per la stessa finalità[2]: si tratta della possibilità di pensionarsi con i requisiti previsti antecedentemente alla Legge Fornero [3] tramite la Settima Salvaguardia.

L’ultimo provvedimento di Salvaguardia, disposto con la Legge di Stabilità 2016, difatti, apre alla pensione con i requisiti pre-Fornero per i lavoratori che hanno fruito, nel 2011, del congedo straordinario per l’assistenza di disabili: peraltro, non tutti coloro che hanno utilizzato i congedi nel 2011 sono tutelati, ma la salvaguardia è limitata a sole 3.000 unità.

Permessi Legge 104 e penalizzazione pensione anticipata

Sino a luglio 2014, per di più, coloro che avessero fruito dei permessi Legge 104 avrebbero dovuto recuperare tali periodi: in mancanza, sarebbe stata loro applicata la penalizzazione percentuale sulla pensione anticipata (il trattamento che ha sostituito la pensione di anzianità, i cui requisiti si basano sugli anni di contributi versati e non sull’età pensionabile). La decurtazione, difatti, sino a tale anno, era esclusa solo per chi possedeva unicamente periodi di effettivo lavoro, maternità, malattia, cassintegrazione ordinaria, ferie e leva.

Ad ogni modo, grazie alle modifiche intervenute con la Legge di Stabilità 2015, per chi matura i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2017 non vi sarà alcuna decurtazione, a prescindere dalla tipologia di contribuzione versata.

Per chi, invece, matura i requisiti successivamente, la decurtazione per il pensionamento anticipato è prevista in ogni caso, senza eccezioni, anche se si possiedono soltanto periodi di lavoro effettivo.

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Approvata la legge di Stabilità 2016: ecco tutte le misure.

Tutte le misure approvate anche dalla Camera alla Legge di Stabilità 2016: dalla cancellazione dell’imposta sull’abitazione principale alle misure fiscali. Il testo definitivo a fine articolo.

 

Ieri, dopo un’ultima maratona, la Camera ha approvato definitivamente la Legge di Stabilità 2016: ora il testo, che era già stato approvato dal Senato con fiducia lo scorso mese, passerà nuovamente a Palazzo Madama per un formale via libera, che avverrà senza ulteriori ritocchi.

 

Le modifiche apportate da Montecitorio si vanno ad aggiungere a quelle già decise dal Senato: dall’alleggerimento della tassa sulla prima casa in comodato d’uso a figli e genitori, che però da totale è stato trasformato in uno sconto del 50% alla Camera, al pagamento del canone Rai (che scende a 100 euro) in forma rateizzata con la bolletta elettrica e l’esclusione dal nuovo tetto dei 3mila euro dei pagamenti in contanti per i money-transfer. Anche per i pagamenti (con strumenti telematici) per le prestazioni della Pa, pensioni in primis, varrà ancora la soglia dei mille euro per il contante. Al Senato è entrato in manovra anche il Dl regioni.

 Abolizione della Tasi sull’abitazione principale

Tra le misure che caratterizzano la manovra di fine anno il peso maggiore lo riveste l’abolizione della Tasi per la prima casa. In questo modo viene cancellata la tassazione sull’abitazione principale (tranne che per le abitazioni “di lusso”).
La tassa non si paga neanche sulla casa assegnata al coniuge separato, che viene così assimilata all’abitazione principale. Stessa sorte per le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.

Sempre sul fronte di Imu e Tasi, poi, la legge di Stabilità introduce una serie di facilitazioni per chi possiede terreni agricoli e risolve, forse una volta per tutte, la delicata questione dei macchinari di impresa imbullonati che vengono espressamente esentati dal pagamento dell’imposta sul mattone.

Pagamenti in contanti

C’è poi l’aumento della soglia di utilizzo del denaro contante che da 999,99 euro passa a 2.999,99 euro, salvo per chi esercita il servizio di rimessa di denaro con l’estero (money transfer).

Canone Rai

Altra novità riguarda il canone Rai che verrà pagato con la bolletta della luce a partire da luglio 2016 e, solo per il prossimo anno, scende a 100 euro.

Card sulla cultura

Uno dei punti più originali dell’ultima legge di Stabilità, approvata ieri anche dalla Camera, è la Card da 500 euro annui ai diciottenni per attività culturali, come cinema o teatri e per accedere a musei, monumenti e aree archeologiche. Ad essa si aggiunge poi il bonus una tantum da mille euro nel 2016 per l’acquisto di strumenti musicali da parte degli studenti dei Conservatori.

 

Patent Box

Alla Camera sono arrivati anche ritocchi per il “patent box”, il regime di detassazione dei redditi derivanti da beni immateriali come brevetti, marchi, know how. Un emendamento ha stabilito che – se più intangibles agevolabili sono collegati da vincoli di complementarietà e vengono utilizzati congiuntamente per la realizzazione di un prodotto o di un processo – possono costituire un solo bene immateriale ai fini del riconoscimento del “patent box”.

Si specifica che i software ammissibili al regime devono essere protetti da copyright.

 Sanità

Sbloccate le assunzioni nella sanità: arriva infatti il piano per tamponare l’emergenza orari di lavoro e turni di riposo di medici e infermieri sul modello imposto dall’Europa. In particolare il piano consente 6mila tra nuove assunzioni e stabilizzazioni di medici e infermieri.

 

Pensioni, no tax area

Tra le novità c’è anche l’anticipo nel 2016 della no-tax area estesa da 7.500 a 8.000 euro per gli over 75 e da 7.500 a 7.750 per chi non supera i 75 anni; c’è poi la garanzia che anche se la variazione dei prezzi utilizzata come riferimento per la rivalutazione degli importi previdenziali sarà negativa, gli assegni non potranno diminuire.

Opzione donna

Verrà monitorata la spesa per questa forma di anticipo pensionistico con penalizzazione e se ci saranno risparmi si potrà pensare a una sua estensione.

Part time volontario

Verrà sperimentato il part-time volontario per i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia entro fine 2018. Potranno chiedere una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40 e il 60% con integrazione della busta paga da parte dell’azienda e copertura dei contributi mancanti da parte della fiscalità generale.

Agevolazioni sulle assunzioni

Come era stato per l’anno scorso, anche quest’anno i datori di lavoro che assumeranno non pagheranno per tre anni i contributi previdenziali: solo che, se lo sconto nel 2015 era del 100%, per il 2016 è solo del 40% (con esclusione di premi e contributi Inail) nel limite però 3.250 euro su base annua e per un periodo massimo di 24 mesi. Per il Mezzogiorno questo “sconto” potrebbe allungarsi anche ai contratti a tempo indeterminato firmati nel 2017 (risorse Pac ed Europa, permettendo).

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Poste Italiane, maxi selezione di postini in tutte le Regioni

Maxi reclutamento di Postini in tutt’Italia, inserimenti da febbraio 2016.

 

Il Gruppo Poste Italiane S.p.A., nell’ambito del piano di assunzioni 2015-2020, ha annunciato l’inserimento di nuovi postini, a tempo determinato, in tutte le regioni italiane.

Le assunzioni riguarderanno sia diplomati che laureati, partiranno da febbraio 2016 ed avranno presumibilmente una durata di circa 3- 4 mesi.

 

Requisiti per l’assunzione

Potranno partecipare alla selezione di Poste Italiane i soggetti in possesso dei seguenti requisiti:

 

diploma di scuola media superiore con votazione minima di 70/100;

– in alternativa, diploma di laurea, anche triennale, con votazione minima 102/110;

patente di guida in corso di validità;

– idoneità alla guida del motomezzo aziendale (generalmente è utilizzato il modello Piaggio Liberty 125 cc);

– certificato medico di idoneità al lavoro rilasciato dalla ASL di appartenenza, o dal proprio medico curante.

Non sono richieste né esperienze lavorative precedenti, né conoscenze specifiche.

 

Sedi di lavoro

Le sedi di lavoro, come accennato, riguarderanno tutte le Regioni italiane. Di seguito, l’elenco delle sedi, Regione per Regione:

 

Abruzzo: L’Aquila, Teramo, Pescara, Chieti;

Basilicata: Potenza, Matera;

Calabria: Cosenza, Catanzaro, Reggio di Calabria, Crotone, Vibo Valentia;

Campania: Caserta, Benevento, Napoli, Avellino, Salerno;

Emilia Romagna: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì – Cesena, Rimini;

Friuli Venezia Giulia: Udine, Gorizia, Trieste, Pordenone;

Lazio: Viterbo, Rieti, Roma, Latina, Frosinone;

Liguria: Imperia, Savona, Genova, La Spezia;

Lombardia: Varese, Como, Sondrio, Milano, Bergamo, Brescia, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi, Monza e della Brianza;

Marche: Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Fermo;

Molise: Campobasso, Isernia;

Piemonte: Torino, Vercelli, Novara, Cuneo, Asti, Alessandria, Biella, Verbano – Cusio – Ossola;

Puglia: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce, Barletta – Andria – Trani;

Sardegna: Sassari, Nuoro, Cagliari, Oristano, Olbia – Tempio, Ogliastra, Medio Campidano, Carbonia – Iglesias;

Sicilia: Trapani, Palermo, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa, Siracusa;

Toscana: Massa – Carrara, Lucca, Pistoia, Firenze, Livorno, Pisa, Arezzo, Siena, Grosseto, Prato;

Trentino Alto Adige: Bolzano, Trento;

Umbria: Perugia, Terni;

Valle d’Aosta: Aosta;

Veneto: Verona, Vicenza, Belluno, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo.

 

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Al di sotto di quale reddito non si pagano le tasse?

Part Time, reddito annuo, detrazioni e credito d’imposta: in quale ipotesi si pagano meno tasse?   

Per decidere se richiedere il part time al 50%, vorrei sapere qual è il reddito per il quale sono dovute meno imposte.   La normativa fiscale italiana prevede la cosiddetta No Tax Area: si tratta di una soglia di reddito al di sotto della quale non sono dovute imposte, poiché le detrazioni sul reddito superano l’Irpef (l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche); per i redditi da lavoro dipendente, la No Tax Area è pari a 8.145,32 Euro annui. Tale soglia mediamente si supera, anche se di poco, con un contratto Part Time al 50%, anche se la quantificazione del reddito annuo dipende dal Contratto collettivo applicato e, soprattutto, dal livello nel quale è inquadrato il lavoratore; possono poi influire altre componenti, come indennità aggiuntive, ricorso al lavoro supplementare, ed ulteriori emolumenti.   Vediamo ora alcuni esempi pratici, per comprendere meglio quale paga mensile può comportare, a seconda delle situazioni, un minore esborso di oneri fiscali.   Superamento No Tax Area di circa 1.000 Euro Prendiamo la situazione di un dipendente, assunto con Contratto Collettivo Commercio Terziario al quinto livello (di per sé abbastanza basso), che percepisce una retribuzione mensile pari a Euro 1.461,29: qualora opti per un part time al 50%, la retribuzione lorda sarà pari a 730,65 Euro mensili.   Dalla retribuzione deve essere tolto il 9,19% di contributi previdenziali a carico del lavoratore, per trovare l’imponibile Irpef mensile, che sarà pari a Euro 663,50.   L’imponibile, moltiplicato per 14 mensilità (perché tali sono le mensilità dovute nell’anno, per le aziende del settore), porterà ad un reddito annuo di 9.288,98 Euro.   Dunque, in questo caso, si supera la soglia di 8.145,32 Euro, e le imposte sono dovute: in particolare sarebbe dovuta un’imposta lorda pari a Euro 2136,47, la quale, però, abbassata dalle detrazioni, pari a 1.821,87 Euro dà luogo ad un’imposta netta di 314,60 Euro. Tuttavia, proprio in quanto è superata la soglia della no tax area, e non sono superati 24.000 Euro annui, è dovuto in misura piena il credito d’imposta pari a 960 Euro annui (cioè i “famosi” 80 Euro mensili “di Renzi”): ciò vuol dire che, tolti i 314,60 Euro d’Irpef, il lavoratore non solo non paga tasse, pur essendo oltre la soglia, ma guadagna 645,40 Euro in più all’anno.   Stipendio al di sotto della No Tax Area Nel caso in cui la paga, con un part time, ammonti a 600 Euro mensili, per 14 mensilità, avremo 8.400 Euro lordi annui; tolti i contributi Inps, si avrà un imponibile Irpef pari a 7.628,04 Euro annui, sui quali il lavoratore non pagherà tasse, ma non riceverà nemmeno il credito d’imposta. Dunque otterrà una paga netta di 544,86 Euro.   Stipendio poco al di sopra della No Tax Area Prendiamo ora il caso-limite, nel quale la soglia della No Tax Area è superata di pochissimo, e vediamo che cosa succede:   – lordo mensile, con part-time, pari a 641 Euro mensili che, per 14 mensilità, porta ad un lordo di 8.974 Euro annui;   – dedotti i contributi Inps a carico del lavoratore, si arriva ad un imponibile annuo di 8.149,29 Euro, dunque si supera la No Tax Area, e si ha diritto al credito di 960 Euro mensili;   – l’imposta lorda è pari a Euro 1.874,27 Euro, e la detrazione a 1.873,29: pertanto il contribuente non arriverà a pagare 1 Euro di tasse (poiché la differenza è pari a 0,99 centesimi), e riceverà in misura piena il bonus di 960 Euro, per cui il netto mensile sarà pari a 650 Euro, superiore addirittura all’imponibile Inps (cioè al reddito lordo).   Questa è dunque l’ipotesi di “massima convenienza” per il contribuente. Ovviamente si tratta di esempi semplici, che non prendono in considerazione l’addizionale regionale e comunale, che vengono trattenute in busta paga in rate mensili, e quantificate sul reddito prodotto l’anno precedente; inoltre, non sono prese in considerazione ulteriori ed eventuali detrazioni per carichi di famiglia (coniuge a carico, figli a carico), che renderebbero più convenienti ipotesi con redditi più alti, né è considerata l’esistenza di redditi ulteriori rispetto a quello di lavoro dipendente ed al possesso dell’abitazione principale.   Logicamente, in presenza di altri redditi imponibili (di terreni, fabbricati, di capitale, d’impresa…) in capo al contribuente, occorrerà prenderli in considerazione ai fini del calcolo dell’imponibile annuo, così come devono essere considerate ulteriori deduzioni e detrazioni, per valutare l’opportunità di un part time, ed in quale percentuale.

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Domeniche e festività al lavoro, di quanto aumenta la busta paga?

Attività lavorativa “straordinaria” prestata durante le festività natalizie e le domeniche: 

come è retribuita nei principali contratti collettivi, chi è obbligato a svolgerla.   Durante le vacanze Natalizie non è raro che un lavoratore sia chiamato a prestare la propria attività anche di domenica o durante un giorno festivo, specie nel settore Commercio. Il lavoro durante i giorni festivi o di riposo, naturalmente, comporta delle maggiorazioni, in misura differente, però, a seconda del contratto collettivo applicato.   Per quanto riguarda l’obbligatorietà dello svolgimento dell’attività durante tali giornate, vi sono dei lavoratori non tenuti a prestare servizio, ma solo secondo determinati Ccnl, e solo se appartenenti a particolari categorie tutelate.   Nel caso in cui un dipendente non lavori durante una giornata festiva, il datore è comunque tenuto a corrispondere la retribuzione giornaliera di fatto, attenendosi, per le modalità, alle specifiche del contratto applicato; se la festività cade di domenica, è considerata non goduta e pagata con un’ulteriore quota di retribuzione, che cambia in ragione delle previsioni contrattuali e della modalità di paga (oraria o mensilizzata).   Vediamo insieme che cosa prevedono, in merito, i principali accordi collettivi.   Lavoro festivo e domenicale nel Commercio Il Ccnl Commercio prevede che le ore di lavoro prestate nei festivi siano retribuite come straordinario festivo: di conseguenza, il lavoratore avrà diritto, oltre alla paga oraria, ad una maggiorazione del 30%.   La stessa maggiorazione è prevista per il lavoro prestato di domenica, salvo condizioni di miglior favore stabilite dai contratti collettivi territoriali o aziendali.   Per quanto concerne l’obbligo di prestare servizio la domenica, il dipendente full time il cui riposo coincida con tale giornata è tenuto a lavorare, ove richiesto dal datore, per tutte le domeniche di apertura stabilite dalla normativa nazionale, e per il 30% delle aperture domenicali aggiuntive previste a livello territoriale. Non sono tenuti a lavorare la domenica i seguenti soggetti: genitori di bambini minori di 3 anni, soggetti che assistono familiari portatori di handicap o persone non autosufficienti.   In tutti i casi, oltre alla maggiorazione, a seguito dell’attività prestata di domenica si avrà diritto al riposo compensativo, poiché, per legge [1], il lavoratore ha diritto, ogni settimana, ad almeno 24 ore consecutive di riposo, da cumulare con le 11 ore di riposo giornaliero.   Le 35 ore di riposo settimanale (24+11) possono comunque essere calcolate come media in un periodo non superiore a 14 giorni.

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Contatori individuali di calore in condominio obbligatori dal 31.12.2016

Il condominio deve installare i contatori individuali per suddividere la spesa in base agli effettivi consumi.

 

Una legge del 2014 [1] prevede, nel caso di condomìni alimentati dal teleriscaldamento o teleraffreddamento o da impianti comuni di riscaldamento o raffreddamento, per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento degli appartamenti e delle aree comuni, qualora le scale e i corridoi siano dotati di radiatori, e all’uso di acqua calda per il fabbisogno domestico, se prodotta in modo centralizzato, l’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica Uni 10200 e successivi aggiornamenti. È fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi di cui al presente comma, che la suddivisione si determini in base ai soli millesimi di proprietà.

L’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali è stabilita anche per misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun radiatore. L’adozione del criterio di ripartizione deve, peraltro, essere fatta nel rispetto della norma tecnica Uni 10200/2013.

Da ciò emerge l’obbligo di installare, entro il 31 dicembre 2016, “contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi. Nei casi in cui l’uso di contatori individuali non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, per misurare il riscaldamento, sono usati contabilizzatori di calore individuali per misurare il consumo di calore a ciascun radiatore.

 Inoltre, la stessa legge prevede le seguenti sanzioni: il condominio e i clienti finali che acquistano energia per un edificio polifunzionale che non provvedono ad installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun radiatore posto all’interno dell’unità immobiliare sono soggetti, ciascuno, alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2500 euro.

Tale sanzione si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi.

 

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La pensione di invalidità è pignorabile?

Sono titolare di una pensione di invalidità: i creditori o Equitalia possono pignorarla anche se non la deposito in banca, direttamente presso l’Inps?  

In linea teoria, le pensioni di invalidità, al pari di ogni altra pensione, sono pignorabili dal creditore entro i nuovi limiti stabiliti dall’ultima riforma, che mirano a conservare, in capo al debitore, il minimo vitale per il proprio sostentamento. Tale limite viene così definito:   Se la pensione non è depositata in banca, ma viene pignorata direttamente presso l’Istituto di previdenza In tal caso, il creditore non può pignorare il cosiddetto “minimo vitale” che è pari alla misura dell’assegno sociale mensile aumentato della metà (per un totale di 672,76 euro, posto che la pensione sociale per il 2015 è di 448,51); il residuo è pignorabile nei limiti di un quinto. Per esempio: se una pensione ammonta a 1000 euro, da questa vanno decurtati 672,76 euro; la differenza, pari a 327,24 euro è pignorabile nei limiti di un quinto al mese (per un totale di 65,45 euro al mese);   Se la pensione è depositata in banca In tal caso, bisogna distinguere: – le somme che, al momento del pignoramento, si trovano già depositate in banca possono essere pignorate integralmente fatto salvo un limite impignorabile pari al triplo dell’assegno sociale (ossia, al 2015, 448,51×3= 1.345,53); – le somme che arriveranno in banca dopo il pignoramento sono pignorabili nei limiti di un quinto.   La Cassazione Secondo un precedente della Cassazione [1], che tuttavia è anteriore alla riforma appena citata, la pensione di invalidità è pignorabile integralmente fatto salvo un limite impignorabile di somme necessarie a garantire al pensionato i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita. Tale limite, all’epoca, non essendo ancora stato determinato dalla legge, veniva quantificato di volta in volta dal giudice.

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Posso uscire di casa dopo la visita del medico fiscale?

Non si può licenziare l’infortunato che durante la malattia si allontana da casa per attività private.  

L’obbligo di reperibilità del lavoratore, durate le fasce orarie prescritte dalla legge, è imposto solo ai fini della cosiddetta visita fiscale: una volta, dunque, che il medico dell’Inps abbia effettuato il controllo, il lavoratore può uscire liberamente di casa, a condizione che ciò non comprometta la sua guarigione. Così, per esempio, chi è in malattia per un braccio ingessato, ben potrebbe, dopo la visita fiscale, fare una passeggiata lungo il parco; non potrebbe però farlo se, invece, la malattia consistesse in una grave bronchite. Infatti, costituisce applicazione del dovere di fedeltà che lega il lavoratore all’azienda l’obbligo di guarire nel più ragionevole tempo possibile, al fine di non pregiudicare le necessità aziendali. Insomma, il dipendente non deve compiere attività che potrebbero rallentare la guarigione o comportare ricadute, pena il possibile licenziamento per giusta causa. La mancata reperibilità alla visita fiscale, anche se la malattia non è simulata ma è effettivamente esistente, è un fatto in sé sanzionabile (salvo valide giustificazioni), anche a prescindere dal successivo comportamento del lavoratore che si presenti per la visita ambulatoriale.   Fermo il limite di non compromettere la guarigione e di non farsi trovare a casa per la visita fiscale, nulla vieta di uscire dopo la visita fiscale. Secondo una importante (e poco conosciuta) sentenza della Cassazione [1] il medico dell’Inps non può effettuare più di una visita di controllo nell’arco della stessa giornata. Quindi è da escludere che, durante l’assenza, si possa presentare nuovamente il medico.

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Il pedone deve camminare in senso opposto a quello di marcia

Incidenti stradali e investimento del pedone sulle strade senza marciapiedi: bisogna camminare andando incontro alle auto che provengono dal senso opposto e, quindi, sul ciglio sinistro della strada.

Sulle strade senza marciapiedi, poste fuori dai centri abitati e a due sensi di marcia, il pedone ha l’obbligo di camminare in senso opposto a quello dei veicoli e, quindi, sul margine sinistro della strada. L’eventuale violazione di tale regola, tuttavia, non è una valida giustificazione per invocare il concorso di colpa del pedone nel caso in cui quest’ultimo venga investito da un’auto. Infatti, l’automobilista deve sempre osservare le regole di prudenza e di moderazione della velocità, avendo cura di prevedere e prevenire eventuali condotte di terzi, sia pure contrarie al codice della strada. Per cui, se il pedone percorre la strada sul lato destro della strada, anziché su quello sinistro, tale comportamento non può essere considerato come una concausa dell’incidente stradale e dell’investimento del pedone stesso, almeno se il conducente godeva di perfetta visibilità per accorgersi dell’ostacolo. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

Non si tratta di una regola generale, ma di una valutazione che il giudice è chiamato a fare caso per caso: egli deve, cioè, valutare se il pedone costituiva o meno un ostacolo prevedibile ed evitabile. Ad esempio, se l’investimento avviene in pieno giorno e su un tratto rettilineo largo abbastanza per l’agevole passaggio in entrambi i sensi, la responsabilità dell’incidente è esclusivamente dell’automobilista.

Nel caso di specie deciso dai Supremi Giudici, è stato escluso il concorso di colpa del pedone investito in quanto l’automobilista era in una condizione di perfetta visibilità.

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