Equitalia blocca il conto coi soldi per le cure mediche

Mi è stato notificato un pignoramento in banca per delle cartelle esattoriali non pagate: se dimostro che le somme mi servono per cure mediche salvavita e che sono invalido posso ottenere lo sblocco?

 

Purtroppo non è previsto alcun beneficio per chi non paga le cartelle esattoriali di Equitalia e, al contempo, utilizza i soldi del proprio conto corrente per pagarsi le cure mediche; ciò vale anche se si tratta di prestazioni sanitarie imprescindibili, come nel caso delle cure salvavita.

Incredibilmente, è più facile ottenere un “alleggerimento” del pignoramento se si è pensionati o lavoratori dipendenti piuttosto che se si è inabili al lavoro e, per via dell’invalidità, non si può percepire altri redditi.

Difatti, i redditi di lavoro dipendente e quelli da pensione possono essere pignorati nei limiti massimi di:

– un decimo, per pensioni e stipendi inferiori a 2.500 euro;

– un settimo, per pensioni e stipendi tra 2.5001 e 5.000 euro;

– un quinto, per pensioni e stipendi superiori.

Invece, se il pignoramento avviene sul conto del lavoratore dipendente o del pensionato, Equitalia può bloccare solo la somma ivi depositata superiore a 1.345,56 euro (ossia pari al triplo dell’assegno sociale). Dunque, se il conto rimane sempre entro tale soglia, il pignoramento “va a vuoto”. Per gli importi, invece, accreditati sul conto dopo il pignoramento (sempre a titolo di pensione o stipendio) resta il limite massimo di un quinto. Sul punto, leggi l’approfondimento “Pignoramento del conto corrente: nuovi limiti”.

Pertanto, dando dimostrazione che il denaro depositato sul conto corrente serve per cure mediche vitali non si ottiene lo sblocco, né il giudice può annullare il pignoramento. Si tratta di una delle tante storture del nostro sistema di riscossione tributaria.

La pensione di invalidità è pignorabile?

Per quanto riguarda, infine, il pignoramento dei sussidi assistenziali previsti per gli invalidi, in linea teorica anche tali importi sono pignorabili al pari di qualsiasi altro credito. La Cassazione ha però chiarito che la pensione di invalidità è pignorabile integralmente fatto salvo un limite impignorabile di somme necessarie a garantire al pensionato i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita. Fino alla recente riforma dell’esecuzione forzata, tali minimo impignorabile veniva determinato, caso per caso, dal giudice. Oggi si potrebbe avanzare la tesi (attraverso una interpretazione in via analogica dalle norme sul pignoramento della pensione) secondo cui il minimo vitale è pari al triplo dell’assegno sociale, ossia, per il 2016 a tre volte l’importo di 448,51 euro (ossia 1.345,53).

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Carte prepagate con Iban ora pignorabili

Nell’anagrafe dei conti correnti finiranno ora anche le carte ricaricabili con Iban, sicché l’Agenzia delle Entrate potrà controllare la giacenza media dei furbetti.

 

Finisce la possibilità di sfruttare le carte prepagate con Iban, per sfuggire ai controlli del fisco e far risultare la DSU (dichiarazione sostitutiva unica) più “leggera” ai fini del calcolo dell’Isee. Infatti, un provvedimento adottato ieri dall’Agenzia delle Entrate include, nei dati che le banche devono inviare all’Anagrafe dei conti correnti (o, meglio detta, Anagrafe dei rapporti finanziari) anche le ricaricabili dotate di un proprio Iban sulle quali – come già molti italiani sanno bene – è possibile ricevere pagamenti.

 

In particolare, gli istituti di credito dovranno ora comunicare al maxi cervellone dell’Agenzia delle Entrate, non solo gli estremi delle suddette carte (e, quindi, la loro esistenza), con il relativo deposito iniziale e finale, ma anche la giacenza media mantenuta nell’anno e il totale delle movimentazioni in entrata e uscita. Il tutto entro il 31 marzo 2016 e, successivamente, con cadenza periodica anche per il futuro.

Insomma, le carte prepagate con Iban vengono equiparate, a tutti gli effetti, ai tradizionali conti correnti, dei quali subiranno le stesse sorti sia per quanto attiene alle comunicazioni nell’Archivio dei rapporti finanziari, sia per quanto riguarda i calcoli per l’Isee. Questo significa che i contribuenti non potranno più falsare le proprie DSU, facendo risultare c/c “a zero” e, mantenendo così bassa il valore della “giacenza media”, ottenere indebitamente tutta una serie di servizi sociali che, altrimenti, sarebbero loro negati. Ricordiamo infatti che, con la recente riforma dell’Isee, la DSU contiene anche la giacenza media del conto corrente, che viene comunicata direttamente dalla banca (dopo un primo periodo transitorio in cui il calcolo doveva essere effettuato dal correntista).

Ma c’è un’altra importante implicazione che deriva dall’equiparazione delle carte prepagate con Iban ai conti correnti e riguarda i pignoramenti. Come noto, infatti, la riforma del processo esecutivo consente al creditore di affacciarsi, per il tramite dell’ufficiale giudiziario, alle banche dati online in uso alla pubblica amministrazione (prima tra tutte l’anagrafe tributaria), al fine di scovare conti, stipendi, pensioni, depositi, titoli, immobili, automobili da pignorare. È quella che viene chiamata “Ricerca telematica dei beni del debitore” e che dà la possibilità, al soggetto pignorante, di evitare la consueta caccia al tesoro grazie al semplice ausilio di un computer collegato a internet. Ebbene, tra queste banche dati liberamente consultabili vi è anche l’Anagrafe dei conti correnti che, come detto, ora conterrà anche i dati relativi alle carte prepagate con Iban. Dati che, così, non sfuggiranno ai creditori potendole così sottoporle a pignoramento presso terzi.

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Malattia, quali sono le giornate retribuite dall’ Inps.

Giornate di malattia indennizzate dall’Inps e dal datore di lavoro:

 calcolo dell’indennità, trattamento operai e impiegati, casi particolari.

 

La malattia, pur essendo una causa di sospensione del lavoro, è tutelata dal nostro ordinamento, e come tale retribuita con un’indennità corrisposta dall’Inps ed integrata, secondo quanto disposto dai contratti collettivi, dal datore di lavoro. Sono esclusi dalla copertura retributiva dell’Inps determinati periodi, come quello di carenza e di comporto.

Indennità di malattia: quando spetta e a quanto ammonta

L’indennità di malattia corrisposta dall’Inps è pari ad una percentuale della retribuzione media giornaliera (Rmg), variabile a seconda della durata dell’evento e della situazione del lavoratore.

Per la generalità dei lavoratori, l’indennità di malattia:

– non spetta nei primi 3 giorni di assenza, detti periodo di carenza (ma, secondo i contratti collettivi, tali giornate sono retribuite dal datore di lavoro);

– spetta in misura pari alla metà della retribuzione media giornaliera dal al 20° giorno di assenza;

– spetta in misura pari al 66,66% della retribuzione media giornaliera dal 21° al 180° giorno  (entro il periodo di comporto).

Per i lavoratori dei pubblici esercizi e dei laboratori di pasticceria, l’indennità è pari all’80% per tutte le giornate di malattia, salvo il limite annuo massimo di 180 giorni.

Se la patologia, invece, insorge durante un periodo di sospensione dei lavoratori, entro 60 giorni dall’inizio, l’indennità spetta in misura pari ai due terzi rispetto alle normali previsioni.

Se, infine, il lavoratore è ricoverato in un luogo di cura, e non ha familiari a carico, l’indennità di malattia spettante è pari ai due quinti del normale.

Giornate indennizzabili

All’interno del periodo di malattia, esclusi i primi tre giorni di carenza, sono indennizzati dall’Inps:

– per gli operai, i giorni feriali;

– per gli impiegati e gli apprendisti, tutti i giorni compresi nel periodo di malattia.

Sono invece esclusi:

– per gli operai, la domenica festività nazionali ed infrasettimanali;

– per gli impiegati, le festività nazionali ed infrasettimanali cadenti di domenica.

Tali giornate, secondo le previsioni dei contratti collettivi, sono comunque coperte dal datore di lavoro.

Ci sono, poi delle giornate particolari, indennizzabili in quanto assimilate alle assenze per malattia.

Day hospital

Le giornate nelle quali il lavoratore si sottopone a prestazioni in regime di day hospital sono equiparate alle giornate di ricovero, ovviamente limitatamente al giorno in cui è effettuata la prestazione: pertanto, si applica la riduzione nella misura di 2/5 dell’indennità per i dipendenti che non hanno familiari a carico. Possono essere indennizzate anche le giornate successive, se il dipendente presenta un certificato medico di continuazione.

Dimissioni protette

Laddove il lavoratore sia sottoposto a una lunga degenza non continuativa, cioè con ricovero soltanto in giornate programmate, parliamo di dimissioni protette: se nei periodi intermedi il lavoratore possiede la piena capacità al lavoro, i periodi di dimissioni protette non sono indennizzati; qualora invece risulti da idonea certificazione che l’incapacità lavorativa permane anche nei periodi in cui il dipendente non è ricoverato , sono indennizzabili anche tali periodi intermedi.

Donazione d’organo e di midollo osseo

Il lavoratore che si sottopone a  una donazione d’organo ha diritto all’indennità di malattia per tutte le giornate di effettiva degenza e di convalescenza; è assimilata alla donazione d’organo la donazione del midollo osseo .

Trattamento di emodialisi

Le giornate in cui il lavoratore deve sottoporsi ad un trattamento di emodialisi sono considerate a tutti gli effetti come malattia. In particolare:

– le giornate di assenza per effettuare il trattamento di dialisi vanno considerate come un’unica patologia continuativa;

– il periodo di carenza e la riduzione percentuale dell’indennità devono essere applicati per anno solare;

– per calcolare l’indennità relativa a ciascun mese vanno considerate le retribuzioni corrisposte nel mese precedente.

Se durante una giornata di trattamento, però, il lavoratore ha prestato servizio, anche per poche ore, non ha diritto all’indennità.

Cicli di cura ricorrenti

Per quanto concerne i cicli di cura ricorrenti, cioè i trattamenti effettuati entro 30 giorni dai precedenti trattamenti, è possibile applicare quanto previsto per la ricaduta: è dunque consentito l’invio di un certificato unico prima dell’inizio della terapia , nel quale siano indicati i giorni previsti per il trattamento. Per ottenere l’indennità di malattia, oltre al certificato, sono necessaria le dichiarazioni della struttura sanitaria, contenenti il calendario delle prestazioni effettivamente eseguite.

Ex festività

Le ex festività, cioè le giornate infrasettimanali non più considerate festive, sono coperte dall’indennità, in quanto normalmente lavorate e retribuite: non sono invece indennizzabili laddove il datore preveda un emolumento aggiuntivo, alla pari delle festività, poiché già coperte, appunto, dal datore di lavoro.

Se l’ex festività coincide con la domenica,  non è indennizzabile per gli operai, mentre lo è per gli impiegati.

Part time verticale

Per i lavoratori part time che svolgono la prestazione soltanto in determinati periodi (giorni, settimane o mesi),l’indennità di malattia è dovuta soltanto nelle giornate in cui si sarebbe dovuta svolgere la prestazione.

Periodo massimo indennizzabile

La malattia è indennizzabile sino ad un certo numero massimo di giornate, a seconda della categoria, dell’inquadramento del lavoratore e del contratto collettivo applicato.

Per i lavoratori a tempo indeterminato l’indennità a carico dell’Inps è dovuta per un periodo massimo di 180 giorni nell’anno solare:

– devono essere contate tutte le giornate di malattia dell’anno solare, anche non indennizzate (come i giorni di carenza);

– non devono essere contati, invece, i periodi di astensione obbligatoria per maternità, quelli di malattia connessi con lo stato di gravidanza, di congedo parentale, d’infortunio sul lavoro e malattia professionale, nonché i periodi di malattia causata da terzi (contro i quali l’Inps abbia positivamente esperito l’azione di surroga).

Se la patologia è a cavallo di due anni solari, le giornate di malattia sono attribuite ai rispettivi anni e considerate come unico episodio morboso.

Per i lavoratori a termine, fermo restando il limite dei 180 giorni, il trattamento per malattia spetta per un periodo massimo pari all’attività lavorativa svolta nei 12 mesi immediatamente precedenti; nel caso in cui il periodo lavorato precedentemente sia inferiore a 30 giorni, sono comunque indennizzate 30 giornate.

Malattia dopo il rapporto di lavoro

Se un lavoratore subordinato a tempo indeterminato è licenziato o sospeso durante il periodo di malattia, il diritto all’indennità dell’Inps continua per i successivi 60 giorni.

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730 fai-da-te, problemi con le spese sanitarie

730 precompilato a metà nel 2016: grosse difficoltà col caricamento degli scontrini delle farmacie e con le spese mediche.

 

La direttrice dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, ha annunciato l’altro ieri la presenza di seri problemi nel caricamento, all’interno del 730 precompilato, delle spese sanitarie. I problemi sono stati causati dalla mancata trasmissione degli scontrini per l’acquisto di medicinali da parte della farmacie, e dalle difficoltà tecniche, per i medici, nella trasmissione dei dati relativi alle parcelle emesse per l’effettuazione di prestazioni sanitarie (visite, terapie, etc.).Mentre questo secondo problema potrebbe essere risolto con una proroga di un paio di settimane, per la mancata trasmissione degli scontrini da parte delle farmacie non ci sarebbe più nulla da fare, poiché gran parte dei dati sarebbero già stati distrutti.

Ciò comunque non significa che i contribuenti non potranno detrarre le spese per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, ma soltanto che dette spese dovranno essere inserite a mano, e che i relativi scontrini dovranno essere conservati per il controllo formale: aspettative deluse ancora una volta, dunque, per tutti quei contribuenti che speravano di trovare una dichiarazione già pronta e completa.

730 precompilato: quali spese sono indicate

Anche se il giorno in cui il 730 sarà completo di tutti i dati utili alla dichiarazione appare ancora lontano, questo non vuol dire che non siano stati fatti dei notevoli passi avanti.

Nel 730 precompilato è, difatti, già possibile trovare:

– gli interessi del mutuo per l’acquisto della prima casa: è prevista una detrazione pari al 19% degli interessi pagati nell’anno, riferibili al prezzo di acquisto dell’abitazione principale e degli oneri accessori, sino ad un tetto massimo di 4000 euro;

– i contributi versati alla previdenza complementare: la contribuzione può essere dedotta dal reddito sino a un tetto massimo di 5.164,57 euro; l’eventuale devoluzione del Tfr ad un fondo di previdenza complementare, invece, non è né deducibile né detraibile;

– la detrazione relativa alle spese funebri;

– le spese relative alle polizze assicurative;

– le detrazioni relative ai familiari a carico;

– la detrazione relativa alla prima rata dei pagamenti per la riqualificazione del patrimonio immobiliare (bonus ristrutturazione ed ecobonus).

730 precompilato: i redditi già inclusi

Ricordiamo, poi, che nel 730 precompilato sono già inclusi i redditi di lavoro dipendente e di pensione, assieme ad alcuni redditi diversi, comprensivi delle ritenute e delle detrazioni effettuate, ed il noto Bonus Renzi da 80 euro eventualmente fruito.

Sono poi inclusi i redditi di terreni e fabbricati.

730 precompilato: come modificarlo

Come abbiamo detto, nel 2016 ancora non vedremo un 730 precompilato comprensivo di tutti i redditi e di tutte le spese, deducibili o detraibili, del contribuente: proprio per questo l’Agenzia delle Entrate dà la possibilità di correggere e integrare la dichiarazione.

Il contribuente può effettuare le dovute correzioni direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, qualora decida di presentare autonomamente il 730 precompilato, oppure può far effettuare le correzioni da un Caf, conferendo delega per l’accesso al precompilato.

In caso di modifiche al 730 precompilato:

– se la dichiarazione è trasmessa dal contribuente, gli accertamenti graveranno su di lui;

– se la dichiarazione è trasmessa da un intermediario abilitato, controlli e sanzioni (per visto infedele) saranno a suo carico.

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Canone RAI, le conseguenze per chi non paga

Le conseguenze amministrative e penali per chi non paga il canone RAI o dichiara falsamente all’Agenzia delle Entrate di non avere una tv secondo la nuova legge di stabilità 2016   

Come ormai noto, dal 2016 cambiano le modalità di riscossione del canone RAI. Chi ha la bolletta della luce intestata a sé nella propria abitazione di residenza dovrà pagare la prima rata di canone nella prima fattura successiva al 1 luglio 2016. L’importo della fattura della corrente elettrica sarà quindi maggiorato di almeno 60 euro (rate di canone da gennaio a giugno). Ma cosa succede a chi non paga il canone? Andiamo ad esaminare i singoli casi.   Ho la bolletta della luce intestata a me nel luogo di residenza ma non ho una tv Chi ha la bolletta della luce intestata a sé nella propria abitazione di residenza ma non detiene una tv, dovrà inviare ogni anno – all’Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale I di Torino – Ufficio territoriale di Torino – Sportello S.A.T., una dichiarazione di “non detenzione della tv”. L’Agenzia delle Entrate potrà effettuare controlli sulla veridicità delle dichiarazioni inviate. Se, in caso di controllo, emergesse la falsità della dichiarazione inviata, il dichiarante sarebbe soggetto a una doppia sanzione, amministrativa e penale.   La sanzione amministrativa per l’evasione del canone va da due a sei volte l’importo evaso (si tratta quindi di una sanzione fra i 200 e i 600 euro) oltre al pagamento del canone stesso [1]. La falsa dichiarazione comporta anche dei risvolti penali. Secondo la nuova legge di stabilità 2016, le false dichiarazioni relative alla “non detenzione” di una tv sono punite ai sensi del codice penale. Chi dunque dichiara falsamente all’Agenzi delle Entrate di non detenere una tv commette il reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico, reato punibile con la reclusione fino a due anni.   Mi è arrivato da pagare il canone in bolletta e non l’ho pagato È il caso di chi riceve la bolletta della luce successiva al 1 luglio 2016 maggiorata del canone RAI ma non lo paga, perchè non paga la bolletta o perchè paga la bolletta “scorporando” gli importi relativi al canone RAI. In questo caso, le compagnie elettriche dovranno comunicare all’Agenzia delle Entrate che l’utente non ha pagato il canone. Le modalità e i tempi di queste comunicazioni verranno stabilite con un decreto di prossima approvazione, ma la legge di stabilità ha già previsto pesanti sanzioni amministrative per le compagnie che omettono di inviare la comunicazione – per un importo che va dal 120% al 240% dell’importo non dichiarato, per ogni dichiarazione omessa [2].   Va da sé quindi che i fornitori di energia elettrica avranno tutto l’interesse a comunicare i dati relativi agli evasori. L’evasore sarà invece colpito, come sopra, da una sanzione amministrativa da due a sei volte l’importo evaso (si tratta quindi di una sanzione fra i 200 e i 600 euro) oltre al pagamento del canone.   Non ho la bolletta intestata nel luogo di residenza ma ho una tv Chi detiene una tv ma non ha la bolletta della luce intestata a sé nel luogo di residenza dovrà pagare il canone, come prima, con il tradizionale bollettino postale. Come già detto, l’evasione è punita con una sanzione amministrativa fra i 200 e i 600 euro (da due a sei volte l’importo del canone), oltre chiaramente al pagamento del canone.   Non ho più una tv e non ho la bolletta della luce intestata Chi fino al 2015 ha pagato regolarmente il canone, non ha la bolletta della luce intestata a sé nel luogo di residenza e vuole chiedere il suggellamento, non potrà più farlo, perché la legge di stabilità 2016 lo vieta espressamente. Non sarà quindi più possibile tenere la propria tv in cantina o in soffitta inutilizzata per non pagare il canone, ma occorrerà disfarsene fisicamente e, anche in questo caso, inviare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di non detenzione di una tv, con le modalità già indicate. In caso contrario, l’imposta risulterà non pagata e quindi si avvierà l’ordinario procedimento di recupero del credito tributario. Anche in questo caso, qualora l’Agenzia delle Entrate, a seguito della ricezione della dichiarazione di non detenzione, verificasse la falsità della dichiarazione stessa, il dichiarante incorrerebbe sia nella sanzione amministrativa che in quella penale.

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Poste Italiane, maxi selezione di postini in tutte le Regioni

Maxi reclutamento di Postini in tutt’Italia, inserimenti da febbraio 2016.

 

Il Gruppo Poste Italiane S.p.A., nell’ambito del piano di assunzioni 2015-2020, ha annunciato l’inserimento di nuovi postini, a tempo determinato, in tutte le regioni italiane.

Le assunzioni riguarderanno sia diplomati che laureati, partiranno da febbraio 2016 ed avranno presumibilmente una durata di circa 3- 4 mesi.

 

Requisiti per l’assunzione

Potranno partecipare alla selezione di Poste Italiane i soggetti in possesso dei seguenti requisiti:

 

diploma di scuola media superiore con votazione minima di 70/100;

– in alternativa, diploma di laurea, anche triennale, con votazione minima 102/110;

patente di guida in corso di validità;

– idoneità alla guida del motomezzo aziendale (generalmente è utilizzato il modello Piaggio Liberty 125 cc);

– certificato medico di idoneità al lavoro rilasciato dalla ASL di appartenenza, o dal proprio medico curante.

Non sono richieste né esperienze lavorative precedenti, né conoscenze specifiche.

 

Sedi di lavoro

Le sedi di lavoro, come accennato, riguarderanno tutte le Regioni italiane. Di seguito, l’elenco delle sedi, Regione per Regione:

 

Abruzzo: L’Aquila, Teramo, Pescara, Chieti;

Basilicata: Potenza, Matera;

Calabria: Cosenza, Catanzaro, Reggio di Calabria, Crotone, Vibo Valentia;

Campania: Caserta, Benevento, Napoli, Avellino, Salerno;

Emilia Romagna: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì – Cesena, Rimini;

Friuli Venezia Giulia: Udine, Gorizia, Trieste, Pordenone;

Lazio: Viterbo, Rieti, Roma, Latina, Frosinone;

Liguria: Imperia, Savona, Genova, La Spezia;

Lombardia: Varese, Como, Sondrio, Milano, Bergamo, Brescia, Pavia, Cremona, Mantova, Lecco, Lodi, Monza e della Brianza;

Marche: Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Fermo;

Molise: Campobasso, Isernia;

Piemonte: Torino, Vercelli, Novara, Cuneo, Asti, Alessandria, Biella, Verbano – Cusio – Ossola;

Puglia: Foggia, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce, Barletta – Andria – Trani;

Sardegna: Sassari, Nuoro, Cagliari, Oristano, Olbia – Tempio, Ogliastra, Medio Campidano, Carbonia – Iglesias;

Sicilia: Trapani, Palermo, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa, Siracusa;

Toscana: Massa – Carrara, Lucca, Pistoia, Firenze, Livorno, Pisa, Arezzo, Siena, Grosseto, Prato;

Trentino Alto Adige: Bolzano, Trento;

Umbria: Perugia, Terni;

Valle d’Aosta: Aosta;

Veneto: Verona, Vicenza, Belluno, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo.

 

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Pensioni e previdenza, tutte le novità dalla Stabilità 2016

Estensione Opzione Donna, No Tax Area pensionati, finanziamento contratti di solidarietà, proroga disoccupazione Co.co.co.: gli ultimi emendamenti alla legge di Stabilità.   Il settore previdenziale, nel rush finale degli emendamenti alla Legge di Stabilità, ha riservato delle sorprese positive: dall’estensione immediata della No Tax area ai pensionati, all’ampliamento della pensione anticipata con Opzione Donna, alla proroga della Dis-Coll, la disoccupazione dei Co.co.co. Vediamo insieme le principali novità in merito.   Estensione Opzione Donna L’Opzione Donna, cioè il Regime Sperimentale introdotto dalla Legge Maroni [1], che permette di pensionarsi con requisiti più leggeri rispetto a quelli previsti dalla Legge Fornero [2] (ossia 57 anni e 3 mesi di età, per le dipendenti, e 58 e 3 mesi per le autonome, con 35 anni di contributi, previa attesa di una finestra, rispettivamente, di 12 e 18 mesi, e stante il ricalcolo contributivo dell’assegno), aveva già ricevuto una prima estensione al 31 dicembre 2015.   La proroga lasciava, però, tagliate fuori le nate nell’ultimo trimestre dell’anno, poiché al requisito di età, di 57 o 58 anni, sono stati aggiunti, nel 2013, 3 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita. Pertanto, restavano fuori dal beneficio le nate da ottobre in poi.   Grazie a un emendamento presentato ieri, però, sarà possibile l’estensione del Regime anche alle nate nell’ultimo trimestre, e , forse, anche a chi maturerà i requisiti posteriormente: è stato previsto, difatti, un monitoraggio annuale sugli stanziamenti per Opzione Donna, da eseguirsi al 30 settembre. Se, alla data, emergerà un risparmio di risorse, sarà possibile allargare la platea di beneficiarie della misura.   Non è difficile ipotizzare che i risparmi, nel lungo periodo, ci saranno, poiché, nonostante un numero maggiore di uscite dal lavoro, l’esiguità dell’assegno calcolato col contributivo farà risparmiare allo Stato cifre considerevoli.   No Tax Area pensionati L’ampliamento della No Tax Area per i pensionati, cioè alla soglia al di sotto della quale non sono dovute tasse, in quanto le detrazioni superano l’imposta lorda, sarebbe dovuto avvenire solo nel 2017: grazie agli ultimi emendamenti messi in atto, invece, una prima estensione avverrà già nel 2016. In particolare:   – per gli under 75, la No Tax Area sarà estesa ad un reddito annuo di 7.750 Euro; – per chi ha compiuto 75 anni, invece, sarà estesa ad un reddito annuo di 8.000 Euro.

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Stabilità 2016, spuntano le norme-mancia

Elargizioni dell’ultimo minuto nella Legge di Stabilità 2016: i finanziamenti stanziati.  

 Nella corsa agli ultimi emendamenti alla Legge di Stabilità 2016, non potevano mancare le cosiddette norme-mancia, ossia le disposizioni che prevedono agevolazioni o mini-finanziamenti (alcuni, però, sono “maxi”) ad enti o iniziative di varia natura, alcuni più che giusti, altri discutibili. Vediamoli nel dettaglio.   Niente tassa sulla compravendita dei calciatori L’imposta sulle cosiddette “compravendite di calciatori”, di recente introduzione, è stata già cancellata dalla Legge di Stabilità 2016. Un vero peccato, poiché si trattava di una delle poche tasse incidenti su una delle più potenti “caste” italiane. Proprio per questo era prevedibile che non sarebbe rimasta in piedi troppo a lungo.   Salvataggio del Gran premio di Formula Uno di Monza Sempre in ambito sportivo, è stato previsto uno stanziamento per consentire alla Federazione sportiva nazionale-Aci di sostenere i costi inerenti al salvataggio del Gran premio di Formula Uno di Monza. Se non altro, riguardo a tale disposizione, dei risvolti positivi esistono, grazie all’indotto creato dal Gran Premio.

Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata Nell’ambito storico-culturale, un “mini finanziamento”, pari a 70.000 Euro per 3 anni, è stato stanziato per il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata di Trieste e per l’Archivio museo storico di Fiume; sono poi state attivate diverse misure per tutelare la minoranza slovena.

Contributi per Istituti Gli stanziamenti a favore di singoli istituti e fondazioni non mancano: per l’Istituto suor Orsola Benincasa sono stati previsti 500.000 Euro, così come per la Fondazione Pagliara di Napoli.

Un milione di Euro è, poi, il contributo annuo stanziato per la Fondazione Ebri per gli studi sul cervello, fondata da Rita Levi Montalcini.

La Società Dante Alighieri risulta, poi, beneficiaria di un’erogazione di 100.000 Euro l’anno per tre anni, mentre 250.000 Euro vanno all’Accademia nazionale dei Lincei.

Quattro milioni di Euro vanno poi alle Accademie non statali di Belle Arti.   Matera capitale della Cultura Per la nuova capitale europea della cultura, Matera, è stato realizzato un pacchetto ad hoc, con misure straordinarie: nessun taglio della spesa pubblica, né limiti alle assunzioni, ed un finanziamento di 20 milioni di Euro (5 milioni all’anno per 4 anni) per restaurare i famosissimi Sassi.

Continuità territoriale Sicilia Altri 20 milioni vanno, poi, alla Sicilia, per garantire la continuità territoriale aerea: lo stanziamento è finalizzato a ridurre le penalizzazioni comportate dall’insularità.

Forestali Calabria Per gli operai forestali della Calabria, molti dei quali ex LSU, è stato previsto uno stanziamento di 20 milioni. Uno stanziamento di 5 milioni l’anno per tre anni va poi ad alimentare il Fondo nazionale per la montagna, e di 5 milioni l’anno, per 2 anni, per bonificare la Valle del Sacco.

Manifestazioni musicali Per cori e bande, nonché per il finanziamento di festival, è stato poi previsto uno stanziamento di un milione di Euro.

Emendamenti bloccati Bloccati dall’opposizione tre emendamenti, sotto la minaccia di ostruzionismo a oltranza da parte di Fi, Lega e Movimento 5 Stelle: la deroga per il nuovo Aeroporto di Firenze, la proroga al 2016 del contratto di gestione dei rifiuti a favore della società Sistri-Selex, ed il finanziamento pari a 1 milione di Euro per la Fondazione Roma Europa.   Sulla bontà, o meno, di ogni stanziamento non è possibile pronunciarsi a priori, poiché è necessario conoscere i dettagli di ciascuna situazione. Si può però affermare che, qualora lo stanziamento risponda a una finalità di pubblico interesse, non sia corretto, per i beneficiari, essere costretti ad “attendere” una mancia, e sarebbe dunque necessaria una previsione stabile in merito; al contrario, qualora l’elargizione non risponda a finalità di pubblico interesse, la “mancia” non dovrebbe neppure esistere.

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Finanziamenti agevolati 2016 donne e giovani, tutte le misure.

Nove imprese a tasso zero per donne e under 35, Selfiemployment, Smart Start: finanziamenti e agevolazioni attivi nel 2016.

 Nonostante la quasi totale cancellazione dei contributi a fondo perduto, che restano in piedi solo per le Start Up innovative, anche se limitatamente, il panorama dei benefici per donne, giovani e disoccupati che vogliono mettersi in proprio è molto interessante: proprio grazie all’abolizione del fondo perduto, difatti, sarà possibile erogare prestiti per una platea molto più consistente di destinatari.

Invitalia, l’Ente Gestore ed Erogatore dei finanziamenti pubblici per la creazione d’impresa, offrirà l’accesso, nel 2016, ad un’ampia gamma di finanziamenti a tasso zero: vediamo nel dettaglio le misure principali.

Imprese a tasso zero

Questa nuova agevolazione, nota anche come Bonus Donne e Giovani, sarà operativa a partire dal 13 gennaio 2016.

Nel dettaglio, la misura consiste in un prestito a tasso zero, sino ad un massimo di 200.000 Euro, dedicato a donne e giovani under 35 che intendono avviare una nuova attività in forma di società.

Requisiti Imprese a Tasso Zero

I requisiti richiesti per ottenere il prestito a tasso zero sono:

– costituzione di una piccola impresa o microimpresa;

– costituzione dell’impresa in forma di società, anche cooperativa;

– società composta per la maggioranza da donne o giovani tra 18 e 35 anni;

– costituzione ed iscrizione alla Cciaa della società da non più di 12 mesi, alla data di presentazione della domanda.

Si può comunque domandare il finanziamento anche sotto forma di persona fisica, purchè si costituisca la società entro 45 giorni dalla data di eventuale accoglimento dell’istanza.

Imprese a Tasso Zero: investimenti agevolabili

I settori di attività agevolabili dal finanziamento sono:

Turismo;

Industria, Artigianato, Trasformazione dei prodotti agricoli;

Servizi;

Commercio;

Attività turistico-culturali ed innovazione sociale.

Non sono incentivate la pesca, l’acquacoltura e la produzione primaria di prodotti agricoli (trasformazione esclusa), salvo il caso in cui siano effettuate altre attività, e sia tenuta una contabilità separata per le attività elencate.

Per quanto concerne i programmi d’investimento ammissibili al finanziamento, i requisiti sono:

– importo dell’investimento non superiore a un milione e mezzo di Euro;

avvio del programma dopo la presentazione della domanda;

-termine del programma entro 24 mesi dal contratto di finanziamento.

Le spese finanziabili, nel dettaglio, sono:

macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica;

terreni (entro il 10% dell’investimento totale), immobili e ristrutturazioni (entro il 40% dell’investimento totale, entro il 70% per il turismo), opere murarie ed edili (entro il 40% dell’investimento totale, non ammissibili per il turismo);

software e servizi digitali (nei limiti del 20% dell’investimento totale);

brevetti, licenze e marchi (entro il 20% dell’investimento totale);

corsi di formazione specialistica dei soci e dei dipendenti (entro il 5% dell’investimento totale).

Non sono ammessi il leasing, il leaseback e la locazione finanziaria, né gli acquisti il cui dante causa sia un socio o un suo parente-affine.

 

Articolo Completo : Finanziamenti agevolati 2016 donne e giovani, tutte le misure.

Anatocismo: le ultime sentenze

Capitalizzazione trimestrale: rassegna di massime di giurisprudenza sull’anatocismo bancario, nullità degli interessi sul conto corrente, sul mutuo ipotecario o sul finanziamento.

  Valgono anche nel caso di capitalizzazione annuale degli interessi le stesse ragioni che inducono a rilevare d’ufficio – anche in assenza di una tempestiva deduzione ad opera dell’interessato – la nullità della clausola anatocistica di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi passivi inserita nel contratto di conto corrente bancario. Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 7 maggio 2015, n. 9169   L’art. 1, comma 629, della legge n. 147 del 2013, modificando il secondo comma dell’art. 120 TUB, ha inteso vietare l’anatocismo nei rapporti bancari, di fatto introducendo in tale ambito una disciplina speciale più rigorosa della normativa ordinaria dettata dall’art. 1283 c.c. La norma, in particolare, ha reso illegittima a decorrere dal 1/1/2014 qualsiasi prassi anatocistica nei rapporti bancari e ha vietato l’addebito di interessi anatocistici passivi: e, infatti, una volta riconosciuto come l’articolo in esame vieti in toto l’anatocismo bancario, nessuna specificazione tecnica di carattere secondario potrebbe limitare la portata o disciplinare diversamente la decorrenza del divieto, pena diversamente opinando ammettere che una norma primaria possa in tutto o in parte o anche solo temporaneamente essere derogata da una disposizione secondaria ad essa sotto-ordinata. Tribunale Milano, Sezione 6 civile, Ordinanza 3 aprile 2015   In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, gli interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese. In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l’onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto. Da ciò ne consegue che l’eccezione in esame avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall’estinzione del rapporto Tribunale Verona, Sezione 2 civile, Sentenza 27 marzo 2015   L’art. 120 TUB, come modificato dalla legge n. 147/2013 (c.d. legge di stabilità 2014), esclude l’anatocismo dai rapporti bancari; dal testo della norma non emerge, inoltre, alcuna forma di subordinazione logica o temporale del dato normativo al successivo intervento regolamentare del C.I.C.R., pur dalla norma medesima richiamato. La scelta, che sia stata fatta dalle banche, di mantenere in essere delle clausole contrattuali superate dall’intervento abrogativo del legislatore concreta una condotta omissiva contraria alla correttezza dovuta nei rapporti contrattuali ed evidenziata proprio dal disallineamento rispetto al testo di legge; d’altro canto, la perdurante applicazione di tali clausole porta al cliente il diritto di ripetere le somme così addebitategli in conto per il periodo successivo all’1 gennaio 2014. Tribunale Milano, Sezione 6 civile, Ordinanza 25 marzo 2015   Le clausole anatocistiche stipulate anteriormente alla delibera CI.CR. del 9.2.2000 sono da considerarsi nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c., perché basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo, difettando nella specie il necessario requisito soggettivo costituito dalla opinio iuris ac necessitatis e non potendosi ritenere che detto requisito soggettivo sia venuto meno soltanto a seguito delle decisioni della Corte di cassazione che, a partire dal 1999 e modificando il precedente orientamento giurisprudenziale, hanno ritenuto la nullità delle clausole in esame, atteso che la funzione della giurisprudenza è meramente ricognitiva dell’ esistenza e del contenuto della regola e che quindi la ricognizione correttiva ha efficacia retroattiva (anche perché, diversamente argomentando, si determinerebbe la consolidazione medio tempore di una regola che avrebbe la sua fonte esclusiva nelle sentenze che, erroneamente presupponendola, l’avrebbero creata). Nel caso di specie, pertanto, è esclusa la possibilità di applicare la capitalizzazione trimestrale per il periodo successivo al secondo trimestre del 2000. Tribunale Frosinone, Sezione 1 civile, Sentenza 5 marzo 2015, n. 204   In materia di conto corrente bancario, accertata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, per contrasto con il divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., assume rilievo determinante, nella ricostruzione dei reciproci rapporti tra banca e correntista, la verifica in ordine all’applicabilità di una periodicità diversa (semestrale o annuale), ovvero alla esclusione di qualsiasi capitalizzazione. A tal fine l’orientamento giurisprudenziale maggioritario esclude la possibilità di operare una qualche capitalizzazione degli interessi, poiché il disposto di cui all’art. 1283 c.c. osta anche ad una eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale, con la conseguenza che gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione. Tribunale Padova, civile, Sentenza 20 gennaio 2015, n. 187   Nella pratica frequente degli affari, applicando gli interessi di mora all’intero importo della rata di ammortamento si può determinare un fenomeno anatocistico, relativamente alla parte della rata corrispondente all’ammontare degli interessi, vietato dall’articolo 1283 c.c. in mancanza di usi contrari, quando manchi la domanda giudiziale o una convenzione posteriore alla scadenza. Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 27 dicembre 2013, n. 28663   È conforme ai criteri legali di interpretazione del contratto, in particolare all’interpretazione sistematica delle clausole, l’interpretazione data dal giudice di merito ad una clausola di un contratto di conto corrente bancario, stipulato tra le parti in data anteriore al 22 aprile 2000, e secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi, pattuita nel primo comma di tale clausola, si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo, invece, la capitalizzazione degli interessi a debito prevista nel comma successivo, su base trimestrale, con la conseguenza che, dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 cod. civ. (il quale osterebbe anche ad un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione. Cassazione, Sezione Unite civ. Sentenza 2 dicembre 2010, n. 24418   In base a quanto disposto dalla delibera del CICR del 09.02.2000, si rileva il criterio della cd. reciprocità, secondo cui, benché sia consentita la pattuizione di tassi creditori e debitori di differente entità, la rispettiva capitalizzazione deve comunque avvenire secondo le medesime modalità. Ciò significa che il calcolo per l’anatocismo deve essere identico per i saldi periodici debitori e per quelli creditori, come può desumersi anche dalla funzione di siffatta modalità di calcolo, anche sostanziale, di protezione del contraente più debole, della garanzia della trasparenza bancaria relativamente a prassi negoziali diffuse, come quella di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti alle banche, risolventesi in una difficilmente tollerabile sperequazione di trattamento imposta dal contraente più forte in danno della controparte più debole. Ne consegue che non è configurabile un criterio di calcolo elastico che si accresce in proporzione geometrica quando si tratta di calcolare la capitalizzazione trimestrale a favore della banca ed invece si ritrae, fino ad annullarsi, quando si deve quantificare l’anatocismo in favore del cliente. Tutto ciò premesso, nella fattispecie, si è osservato come le clausole contrattuali di conto corrente e di affidamento disciplinanti la capitalizzazione trimestrale a favore della banca ed a favore del correntista non rispettassero la suddetta condizione di reciprocità, dato che la capitalizzazione non apportava alcun incremento nel caso del cliente diversamente da quanto previsto a favore della banca. Di talché, sussistendo il potere del giudice di dichiarare d’ufficio la nullità della clausola che prevede l’anatocismo in violazione delle norme di legge e che tale nullità può essere rilevata in qualsiasi stato e grado del giudizio, si è ritenuta probabilmente sussistente un’ipotesi di nullità della clausola in questione, dovendosi escludere in tal caso il diritto della banca di richiedere gli interessi anatocistici. Tribunale Foggia, Sezione 2 civile Sentenza 5 novembre 2014   La capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente deve ritenersi illegittima con conseguente nullità delle clausole anatocistiche per violazione dell’art. 1283 del codice civile in quanto basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo, carente del necessario requisito soggettivo consistente nella consapevolezza di prestare osservanza ad una norma giuridica ritenuta erroneamente obbligatoria ed individuando il termine prescrizionale di dieci anni con decorrenza dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto e non dalla data di annotazione per ogni versamento privo di carattere solutorio. Articolo Completo : Anatocismo: le ultime sentenze