Come calcolare quando andare in pensione

Pensione anticipata, pensione di vecchiaia, deroghe con riduzione dei requisiti: come calcolare quando si può uscire dal lavoro.

 

Dal 2012, con l’entrata in vigore della Legge Fornero, i requisiti per la pensione si sono notevolmente inaspriti, e sono cambiate le tipologie di pensionamento accessibili: in particolare, non è più possibile conseguire la pensione di anzianità, cioè quella raggiungibile con 40 anni di contributi, o in base alle quote (sommatoria di età e contributi), in quanto tale prestazione è subentrata la pensione anticipata, basata sui soli anni di contributi.

Anche la pensione di vecchiaia ha subito importanti cambiamenti, a causa del brusco innalzamento dei requisiti anagrafici.

Restano, però, alcune vecchie eccezioni che danno diritto al collocamento a riposo con requisiti ridotti, accompagnate da nuove deroghe poco conosciute.

Vediamo, in questa guida, come si calcolano i requisiti per andare in pensione, e come sapere qual è la tipologia di trattamento accessibile con le tempistiche più brevi.

Calcolo dei requisiti

A seconda della tipologia di pensione (anticipata, di vecchiaia, etc.) sono stabiliti differenti requisiti, che possono riguardare sia l’età, che gli anni di contributi.

Per quanto riguarda il calcolo dell’età, è necessario fare riferimento alle tabelle da noi riportate nella guida, che segnano l’età pensionabile prevista per ogni anno, in base agli incrementi periodici legati all’aumento della speranza di vita.

Il discorso è più complesso per il calcolo dei contributi, in quanto generalmente, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è segnata in settimane, ma a volte anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente.

Bisogna dunque considerare i seguenti coefficienti di trasformazione, per capire quanti anni di contributi si possiedono:

– 1 anno= 52 settimane;

– 1 mese= 4,333 settimane;

– 1 giornata= 0,19259 settimane.

I periodi di contribuzione appartenenti a diverse gestioni possono essere sommati:

– gratuitamente, nel caso in cui si richieda la totalizzazione dei contributi, il cumulo, il computo, o la totalizzazione retributiva;

– a titolo oneroso, qualora si richieda la ricongiunzione dei contributi presso un’unica gestione.

In caso contrario, i contributi di ogni gestione devono essere computati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione, o a un’eventuale pensione supplementare o supplemento di pensione (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Per quanto concerne il calcolo della pensione, ricordiamo che questo è:

retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31/12/1995;

– retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo (il cosiddetto misto), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995;

interamente contributivo, per chi non ha contributi precedenti al 1996.

Coloro a cui spetta il calcolo interamente contributivo, o che optano per il computo nella Gestione Separata, hanno diritto, a determinate condizioni, a requisiti più leggeri per accedere alla pensione anticipata (63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi) ed a quella di vecchiaia (70 anni e 7 mesi, ma con soli 5 anni di contributi).

Per maggiori approfondimenti sul calcolo della pensione, vi invitiamo a leggere il nostro vademecum: come calcolare l’assegno di pensione.

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Bonus disoccupati anche ai pensionati

Il Ministero del Lavoro riconosce il Bonus assunzione anche ai pensionati e chiarisce tutti i casi particolari in cui spetta.

Si allarga la platea del Bonus disoccupati: il Ministero del lavoro ha confermato la sua spettanza anche nel caso di assunzione di lavoratori pensionati, nonché in altre ipotesi particolari, come la trasformazione di collaboratori in lavoratori subordinati.

Il Ministero, ampliando la platea dei beneficiari, si è attenuto alla finalità della normativa, ossia quella di incentivare il ricorso alle assunzioni a tempo indeterminato: non ha, comunque, effettuato alcuna forzatura interpretativa, in quanto si è limitato a confermare il Bonus solo per quei soggetti per i quali non fosse già esplicitamente escluso dalla legge.

Vediamo insieme, oltre agli ultimi chiarimenti, come funziona il Bonus disoccupati e come ottenerlo.

Bonus disoccupati: come funziona

Il Bonus disoccupati, conosciuto anche come Bonus assunzione, è stato originariamente previsto dalla Legge di Stabilità 2015 [1], poi confermato, ma con importanti modifiche, dalla Legge di Stabilità 2016 [2].

Il Bonus, difatti, consiste, per gli assunti a tempo indeterminato nel corso del 2015, di fruire di uno sgravio totale dei contributi Inps a carico del datore di lavoro, sino a un tetto massimo di 8060 euro, e per un periodo massimo di 36 mesi.

Per gli assunti nel corso del 2016, invece, il Bonus è ridotto a un tetto massimo di 3250 euro, e consente uno sgravio del 40% dei contributi a carico del datore.

In entrambi i casi, il bonus è riconosciuto per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori privi di occupazione stabile, sia da parte di aziende che di altri enti, o liberi professionisti: condizione necessaria per fruire dell’incentivo è il possesso del Durc (cioè della regolarità contributiva) e l’assenza di violazioni commesse relativamente alle norme essenziali di lavoro, nonché il rispetto dei contratti collettivi.

Requisiti del lavoratore

Per aver diritto al bonus, il lavoratore assunto non deve avere contratti a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti all’assunzione: ciò significa che si può fruire del bonus non solo per i soggetti completamente privi di un’occupazione nei 6 mesi precedenti, ma anche per gli occupati a tempo determinato, per le partite Iva, i co.co.co., nonché per i lavoratori autonomi ed i collaboratori occasionali e per gli stagionali.

Insomma, l’agevolazione vale per tutti quei contratti che non configurino un’occupazione stabile, intesa come rapporto a tempo indeterminato.

L’incentivo non spetta, invece, laddove il lavoratore abbia avuto, nei 6 mesi precedenti, un rapporto di apprendistato, in quanto configura comunque un contratto a tempo indeterminato, nonostante la possibilità di disdetta finale; per lo stesso motivo, non spetta nemmeno ai lavoratori che, nei 6 mesi precedenti, abbiano avuto un rapporto a tempo indeterminato, ma non abbiano superato il periodo di prova.

Infine, l’incentivo non spetta se il lavoratore, pur essendo non occupato nei 6 mesi precedenti, abbia già fruito del bonus, anche in un’altra azienda: a differenza dei benefici della Legge 407, spettanti al raggiungimento di 24 mesi di disoccupazione, i benefici del nuovo bonus spettano, per il lavoratore, una sola volta nella carriera.

Bonus disoccupati ai pensionati

La pensione, nonostante garantisca al lavoratore una certa stabilità di reddito, non è assimilabile al rapporto di lavoro a tempo indeterminato; inoltre, la normativa che ha istituito il Bonus assunzioni non esclude i pensionati dalla platea dei beneficiari.

Per questi motivi, nella risposta ad un recente interpello [3], Il Ministero del lavoro ha confermato la piena spettanza del Bonus ai lavoratori già in pensione, purché questi, ovviamente, non ne abbiano già fruito precedentemente, anche in un’altra azienda.

Il bonus è riconoscibile anche quando il pensionato risulti aver lavorato nei 6 mesi precedenti, sempre che non si sia trattato di un rapporto a tempo indeterminato.

Bonus per trasformazione del contratto

In ultimo, il Ministero ha chiarito anche la spettanza dell’incentivo in tutti i casi di trasformazione del precedente rapporto in un contratto a tempo indeterminato, laddove non siano state già riscontrate violazioni in materia di lavoro.

Via libera, allora, alla conversione di co.co.co., partite Iva e lavoratori autonomi occasionali, co.co.pro e collaborazioni occasionali in genere: come abbiamo visto, difatti, nessuno di questi rapporti configura un’occupazione stabile, pertanto non ci sono limiti alla fruizione del Bonus.

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Gli invalidi possono anticipare la pensione?

Pensione anticipata per invalidità e contributi figurativi aggiuntivi: 

come funziona, a chi spettano le agevolazioni, come richiederle.

 

I lavoratori che possiedono un’invaliditàsuperiore a determinati limiti possonoanticipare la pensione di vecchiaia, o vedersi riconoscere dei contributi aggiuntivi, in base alla riduzione della capacità lavorativa posseduta.

Vediamo, nel dettaglio, quali sono i benefici riconosciuti in materia previdenziale per invalidità, ed i requisiti richiesti.

Pensione anticipata per invalidità

Se al lavoratore è stato riconosciuto almeno l’80% d’invalidità, questi ha diritto alla pensione di vecchiaia anticipata [1].

I requisiti necessari, oltre alla predetta riduzione della capacità lavorativa, sono:

– almeno 20 anni di contributi;

– almeno 55 anni e 7 mesi di età per le donne;

– almeno 60 anni e 7 mesi per gli uomini.

La decorrenza della pensione non è immediata, ma è necessario che trascorra una finestra di 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Il beneficio, purtroppo, non può essere fruito dai dipendenti pubblici, che versano la propria contribuzione all’Inpdap: sebbene l’Ente sia stato formalmente assorbito dall’Inps, difatti, le due gestioni continuano ad essere separate.

Pertanto, se il lavoratore risulta dipendente pubblico, questo tipo di pensionamento è precluso, in quanto per tali soggetti è prevista la sola pensione d’inabilità.

Pensione d’inabilità

La pensione d’inabilità può essere ottenuta da chi possiede un’invalidità del 100%.

Nel dettaglio, i requisiti necessari al trattamento sono:

– preventivo riconoscimento dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa;

– possesso di almeno 5 anni di anzianità contributiva (vuol dire che il primo contributo deve essere stato versato precedentemente ai 5 anni anteriori alla domanda), e di almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio.

In assenza del requisito contributivo, l’interessato può comunque aver diritto alla pensione per invalidi civili totali, sussistendo i limiti di reddito; quest’ultima pensione è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa. Si tratta, però, di una prestazione assistenziale, e non previdenziale.

Contributi figurativi aggiuntivi

Per ogni anno di possesso d’invalidità superiore al 74%, sono riconosciuti 2 mesi di contributi aggiuntivi figurativi, sino ad un massimo di 5 anni nella vita lavorativa.

In pratica, se un lavoratore possiede la predetta invalidità da 30 anni e oltre, ha diritto a 5 anni di contribuzione in più, utili ad anticipare la pensione (esclusi i trattamenti per i quali non possono essere computati i contributi figurativi, come la pensione anticipata contributiva e la vecchia pensione di anzianità).

Il riconoscimento dell’invalidità

Per ottenere i trattamenti previdenziali elencati, non basta auto-dichiarare l’invalidità, ma la riduzione della capacità lavorativa deve essere certificata.

dettaglio, per accertare il possesso dell’invalidità, il procedimento è abbastanza articolato:

– in primo luogo, il proprio medico curante deve inoltrare all’Inps uncertificato introduttivo e fornire all’interessato il protocollo di trasmissione telematica;

– l’interessato deve poi inoltrare domanda all’Inps di riconoscimento del suo status (tramite servizi online, contact center o patronato);

– l’Istituto, poi, convoca l’interessato davanti all’apposita commissione medica integrata;

– l’esito della visita determinerà la sussistenza, e la percentuale, d’invalidità dell’interessato;

– contro il verbale è possibile fare ricorso, ma è necessario esperire un accertamento tecnico preventivo, prima dell’instaurazione del giudizio.

Per ulteriori approfondimenti, si veda la nostra mini-guida: come ottenere il riconoscimento dell’invalidità.

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Come andare in pensione a 63 anni

Pensione anticipata contributiva col cumulo a 63 anni: chi può richiederla, quali sono i requisiti, come si calcola il trattamento.

 

I requisiti per ottenere la pensione, com’è noto, sono stati molto inaspriti dalla Legge Fornero: per uscire dal lavoro nel 2016, nella generalità dei casi, sono necessari 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia (per le donne “bastano” 65 anni e 7 mesi, ma il requisito sarà pari a quello degli uomini nel 2018), e 42 anni e 10 mesi per gli uomini per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne).

Dei requisiti certamente non semplici da raggiungere, considerando anche il fatto che, per la pensione di vecchiaia, oltre al requisito d’età devono essere posseduti 20 anni di contributi, e l’assegno di pensione deve essere pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

Quello che molti non sanno è che esiste una “terza via” per ottenere la pensione: si tratta della pensione anticipata contributiva, che può essere raggiunta a 63 anni di età (con l’aggiunta di 7 mesi, dovuta agli adeguamenti alla speranza di vita).

Pensione anticipata contributiva: requisiti

Gli altri requisiti da rispettare, oltre all’età, per raggiungere la pensione anticipata contributiva sono:

– il possesso di almeno 20 anni di contributi;

– l’ammontare dell’assegno ottenibile, che deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale (in pratica, la pensione deve risultare pari ad almeno 1255 euro).

Pensione anticipata contributiva: chi può richiederla

La pensione anticipata contributiva non ha destato molto interesse, sinora, poiché si riteneva che fosse riservata soltanto ai lavoratori con diritto al calcolo della pensione interamente contributivo: in pratica, si pensava che questo tipo di pensione fosse riservata a chi fosse privo di contributi versati prima del 1996.

Una recente circolare dell’Inps [1], tuttavia, ha chiarito che la pensione anticipata contributiva può essere richiesta anche da chi possiede contributi versati precedentemente al 1996, qualora sia iscritto alla Gestione separata e opti per il computo nella gestione stessa della contribuzione posseduta in altre gestioni.

In pratica, è data, agli iscritti alla Gestione separata (liberi professionisti e lavoratori autonomi, parasubordinati- co.co.co., o soggetti che hanno fruito dei voucher per lavoro accessorio), la possibilità di cumulare i contributi appartenenti a casse diverse in tale gestione, in modo da ottenere un’unica pensione, anche se la contribuzione da computare è stata versata anteriormente al 1° gennaio 1996.

Poiché tutta la contribuzione versata o cumulata nella Gestione separata deve essere calcolata col metodo contributivo, in quanto la gestione può dare unicamente luogo ad un trattamento soggetto a tale sistema di calcolo, la pensione anticipata contributiva può dunque essere domandata anche da chi, al 31 dicembre 1995, risulta avere dei contributi già versati (che quindi sarebbero dovuti essere calcolati col metodo retributivo).

Pensione anticipata contributiva e cumulo nella Gestione Separata: requisiti

Nel dettaglio, per richiedere il computo nella Gestione Separata, al fine di accedere alla pensione a 63 anni, bisogna possedere i seguenti requisiti:

– anzianità contributiva inferiore a 18 anni, sino al 31 dicembre1995: possono essere contati tutti i contributi, compresi quelli volontari e figurativi;

– anzianità contributiva complessiva pari ad almeno 15 anni, di cui almeno 5 posteriori al 31 dicembre 1995.

In pratica, possono richiedere il cumulo, e conseguentemente la pensione anticipata contributiva, tutti coloro che avrebbero avuto diritto al calcolo col metodo misto (retributivo sino al 1995, poi contributivo), qualora ovviamente siano iscritti alla Gestione Separata.

Pensione anticipata contributiva: iscrizione alla Gestione Separata

Iscrizione alla Gestione Separata che, oggi come oggi, possiedono già in tanti: è sufficiente, per essere iscritti, aver svolto lavoro occasionale accessorio (in pratica, si tratta del lavoro pagato con i voucher), oppure un rapporto di collaborazione (co.co.co., co.co.pro., mini co.co.co.), o aver esercitato come lavoratore autonomo- libero professionista.

Lo status di iscritto, poi, non si perde con la cessazione dell’attività, poiché non è previsto l’obbligo di cancellazione dalla gestione [2]. Quindi si può chiedere il cumulo per la pensione anticipata anche se l’attività che ha dato luogo alla contribuzione è terminata da tanto tempo.

Peraltro, per ottenere la pensione a 63 anni cumulando i contributi di diverse gestioni, non esiste una contribuzione minima da possedere nella Gestione Separata, ma è sufficiente che gli accrediti contributivi, sommati, raggiungano i 20 anni (e diano luogo a un trattamento, come abbiamo detto, superiore a 2,8 volte l’assegno sociale).

È possibile computare la contribuzione versata presso:

– l’assicurazione generale obbligatoria (Ago)per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (IVS)dei lavoratori dipendenti;

– i fondi esclusivi o esonerativi dell’Ago;

– le gestioni dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoli).

Sono invece escluse dalla facoltà di computo le casse dei liberi professionisti.

Pensione anticipata contributiva: come si richiede

Per ottenere la pensione anticipata contributiva col cumulo deve essere esercitata la facoltà di computo al momento della presentazione della domanda di pensione: in pratica, è necessario richiedere la pensione nella Gestione Separata ed optare esplicitamente, nella stessa istanza di pensione, per il computo dei contributi accumulati nelle altre gestioni.

Questo, invece, non è necessario per i “contributivi puri”, cioè per chi non possiede contributi versati prima del 1996, laddove possiedano almeno 20 anni di contributi, perché possono accedere comunque alla pensione anticipata a 63 anni, anche senza computo.

Pensione anticipata contributiva: calcolo

La facoltà di pensionarsi anticipatamente a 63 anni deve essere ponderata attentamente, in quanto il calcolo col metodo contributivo può comportare, a seconda dei casi, forti penalizzazioni.

Il sistema contributivo, infatti, non si basa sugli ultimi stipendi, ma sulla somma dei contributi accantonati e rivalutati (montante contributivo) e sul coefficiente di trasformazione, che converte i contributi in pensione, in modo tanto più favorevole, quanto più è alta l’età pensionabile.

La penalizzazione è dunque minore per quei soggetti che possedevano già, prima del computo, contributi non utili al calcolo retributivo, o che comunque sarebbero dovuti essere assoggettati alla totalizzazione, per ottenere una pensione (ugualmente calcolata col contributivo).

Per un approfondimento su tale sistema di calcolo, vi invitiamo a leggere la nostra guida al calcolo contributivo.

Articolo Completo : Come andare in pensione a 63 anni

Pensione anticipata per chi fruisce di permessi Legge 104.

                                                 Permessi e congedi per l’assistenza di un familiare disabile:                                                   quando il lavoratore ha diritto ad anticipare la pensione?

 

La legge italiana, nonostante preveda diverse disposizioni a favore dei disabili, ha tralasciato un aspetto molto importante a tutela delle esigenze dei portatori di handicap: non è infatti prevista alcuna possibilità di pensionamento anticipato per i lavoratori che assistono familiari con disabilità. Un vuoto normativo rilevante, che ignora le gravissime difficoltà esistenti, in tali situazioni, nella conciliazione tra le esigenze familiari e lavorative.

Sono numerosi i comitati che richiedono, da lungo tempo, una maggiore tutela per questi soggetti, ma, nonostante gli annunci e le promesse al riguardo, da parte di diversi esponenti politici, con la “scusante” della crisi e della mancanza di risorse nulla è stato realizzato, e la pensione anticipata è ancora un miraggio.

Congedo per assistenza di figli disabili e Settima Salvaguardia

Una piccola tutela previdenziale, invero, ci sarebbe, ma non riguarda tutti i lavoratori che fruiscono dei permessi Legge 104 [1] per l’assistenza di portatori di handicap, ma soltanto quei dipendenti che nel 2011 hanno fruito di congedi familiari per la stessa finalità[2]: si tratta della possibilità di pensionarsi con i requisiti previsti antecedentemente alla Legge Fornero [3] tramite la Settima Salvaguardia.

L’ultimo provvedimento di Salvaguardia, disposto con la Legge di Stabilità 2016, difatti, apre alla pensione con i requisiti pre-Fornero per i lavoratori che hanno fruito, nel 2011, del congedo straordinario per l’assistenza di disabili: peraltro, non tutti coloro che hanno utilizzato i congedi nel 2011 sono tutelati, ma la salvaguardia è limitata a sole 3.000 unità.

Permessi Legge 104 e penalizzazione pensione anticipata

Sino a luglio 2014, per di più, coloro che avessero fruito dei permessi Legge 104 avrebbero dovuto recuperare tali periodi: in mancanza, sarebbe stata loro applicata la penalizzazione percentuale sulla pensione anticipata (il trattamento che ha sostituito la pensione di anzianità, i cui requisiti si basano sugli anni di contributi versati e non sull’età pensionabile). La decurtazione, difatti, sino a tale anno, era esclusa solo per chi possedeva unicamente periodi di effettivo lavoro, maternità, malattia, cassintegrazione ordinaria, ferie e leva.

Ad ogni modo, grazie alle modifiche intervenute con la Legge di Stabilità 2015, per chi matura i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2017 non vi sarà alcuna decurtazione, a prescindere dalla tipologia di contribuzione versata.

Per chi, invece, matura i requisiti successivamente, la decurtazione per il pensionamento anticipato è prevista in ogni caso, senza eccezioni, anche se si possiedono soltanto periodi di lavoro effettivo.

Articolo Completo : Pensione anticipata per chi fruisce di permessi Legge 104.

Pensione: integrazione al trattamento minimo e perequazione automatica

Integrazione al trattamento pensionistico minimo, perequazione automatica, contributo di solidarietà, permanenza in servizio e collocamento a riposo.

 

In presenza di una scarsa anzianità contributiva, la pensione può risultare di importo tale da non garantire un’adeguata capacità di sostentamento. È stato perciò fissato il cd. importo minimo di pensione, che dovrebbe, almeno in teoria, equivalere alla somma necessaria a soddisfare i bisogni vitali del pensionato, e che è rivalutato periodicamente (art. 11 D.Lgs. 503/1992).

Tutte le pensioni, anche quelle percepite dai pubblici dipendenti, che risultano inferiori al trattamento minimo sono aumentate fino a tale importo (cd. pensioni integrate al minimo).

Al fine di determinare il diritto all’integrazione sono fissate soglie di reddito, aggiornate ogni anno, che non devono essere superate dal pensionato (dal 1995, ai fini del diritto all’integrazione al trattamento minimo assume rilievo, oltre al reddito del pensionato, anche il reddito del coniuge non legalmente ed effettivamente separato).

La perequazione automatica delle pensioni

L’esigenza di garantire la capacità di sostentamento dei pensionati ha reso necessario il ricorso a strumenti atti a salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni, eroso gradualmente dalla svalutazione monetaria.

È stata così istituita la cd. perequazione automatica delle pensioni (L. 153/1969 e art. 11 D.Lgs. 503/1992): tutte le pensioni vengonorivalutate annualmente sulla base della variazione del costo della vita intervenuta nell’anno precedente.

La rivalutazione delle pensioni è applicata, per ogni singolo beneficiario, in funzione dell’importo complessivo dei trattamenti corrisposti dall’INPS o da altri enti (art. 34, comma 1, L. 448/1998).

Le necessità di contenimento della spesa pubblica hanno determinato, nel tempo, una modifica dei criteri di applicazione della perequazione automatica con l’effetto di ridurre la rivalutazione, fino ad escluderla del tutto, per i trattamenti più elevati. Va detto, comunque, che a causa della contingente situazione finanziaria del Paese e della necessità di ripristinare condizioni di stabilità e di equilibrio, si è nel tempo circoscritto il novero delle pensioni rivalutabili.

In particolare, per il triennio 2014-2016, essa spetta per intero (100%) soltanto per i trattamenti di importo complessivo pari o inferiore a tre volte il trattamento minimo INPS (art. 1, comma 483, L. 147/2013).

Per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica, l’aumento di rivalutazione è attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato.

Per il 2012-2014 era stato previsto un ulteriore irrigidimento del meccanismo di perequazione, che, però, è stato dichiarato illegittimo dalia Corte Costituzionale (sent. 70/2015), con successivo obbligo per lo Stato di corresponsione degli aumenti non versati (D.L. 65/2015 conv. in L. 109/2015).

Il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato e il limite massimo di trattamento

A decorrere dal 1°-1-2014 e fino a tutto il 2016 si applica, a carico delle pensioni di importo elevato, un contributo di solidarietà destinato ad alimentare le risorse delle gestioni previdenziali obbligatorie (art. 1, co. 486, L. 147/2013).

Il contributo è applicato sui trattamenti pensionistici percepiti dal pensionato che risultino complessivamente superiori a 14 volte il trattamento minimo INPS.

Ai fini dell’applicazione del contributo di solidarietà si considera il trattamento pensionistico lordo spettante nell’anno considerato. Se il pensionato è titolare di più trattamenti, si considera l’importo complessivo dei trattamenti percepiti. In tal caso, l’INPS, sulla base dei dati che risultano dal Casellario centrale dei pensionati, fornisce a tutti gli enti interessati i dati per l’effettuazione della trattenuta del contributo di solidarietà, che sarà applicato, da ciascun ente, in proporzione ai trattamenti erogati.

Il contributo di solidarietà è strutturato su diverse aliquote ed in particolare:

— 6% sulla quota di pensione superiore a 14 volte il trattamento minimo INPS e fino all’importo lordo annuo di 20 volte il predetto trattamento;

— 12% sulla quota di pensione superiore a 20 volte il trattamento minimo INPS e fino all’importo lordo annuo di 30 volte il predetto trattamento;

— 18% sulla quota di pensione superiore a 30 volte il trattamento minimo INPS.

Ricordiamo, inoltre, che anche ai trattamenti pensionistici, si applica il limite costituito dal livello remunerativo massimo onnicomprensivo annuo, valido per tutti i soggetti che ricevono emolumenti e prestazioni a carico delle finanze pubbliche, nell’ambito di rapporti di lavoro con le P.A. (artt. 23bis e 23ter D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011 e art. 13, comma 1, D.L. 66/2014 conv. in L. 89/2014). Il limite in questione coincide con il trattamento economico del primo Presidente della Corte di Cassazione.

Il limite in questione incide anche sul calcolo della pensione, applicandosi alla retribuzione da prendere come base di calcolo della pensione.

Articolo Completo : Pensione: integrazione al trattamento minimo e perequazione automatica

 

Pensione anticipata 2016, nuovi requisiti e condizioni

Nuovi incrementi dei requisiti per la pensione legati all’aumento della speranza di vita: come cambia la pensione anticipata.

La pensione anticipata, introdotta a partire dal 2012 dal Decreto Salva-Italia, noto anche come Legge Fornero [1], vede un nuovo inasprimento dei requisiti nel 2016, causato dagli aumenti periodici legati alla speranza di vita. Un salto in avanti di ben 4 mesi, che riguarderà tutte le tipologie di pensionamento, e non solo la nuova pensione anticipata ordinaria: per capire chi potrà pensionarsi nel 2016, vediamo insieme i nuovi parametri delle principali tipologie di collocamento a riposo “in anticipo”, rispetto ai requisiti d’età previsti per la vecchiaia.

Pensione anticipata 2016

I requisiti previsti per fruire dell’ordinaria pensione anticipata, nel 2016, sono:

41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;

42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Per chi matura i requisiti sino al 31 dicembre 2017, poi, non sono previste penalizzazioni legate all’età; la Legge Fornero, difatti, aveva previsto una penalizzazione percentuale per chi si fosse collocato a riposo prima dei 62 anni d’età, nella seguente misura:

1% di penalizzazione per ogni anno mancante al 62°, dal 60° anno d’età;

2%di penalizzazione per ogni anno precedente al 60°.

Inizialmente, erano esclusi dalla penalizzazione, ma solo sino al 31 dicembre 2017, determinati periodi, quali quelli di lavoro dipendente, malattia, maternità, ferie, cassaintegrazione e servizio di leva, ai quali erano poi andati ad aggiungersi i permessi legge 104 ed i congedi parentali di maternità e paternità; in seguito, la Legge di Stabilità 2015 [2] aveva poi eliminato ogni penalizzazione, sino al 31 dicembre 2017, per le pensioni con decorrenza dal primo gennaio 2015. La Legge di Stabilità 2016 [3], infine, ha completato l’intervento eliminando le penalizzazioni per chi abbia maturato i requisiti antecedentemente al 2015, a partire dai ratei liquidati dal primo gennaio 2016 (senza però prevedere la restituzione degli arretrati).

Pensione anticipata 2016 scuola

Poiché il regime di pensionamento per il personale del comparto scuola ha delle decorrenze particolari, in quanto prevede una data fissa di cessazione dal servizio, docenti, personale Ata e dirigenti potranno fruire della pensione anticipata nel 2016 qualora maturino 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne, o 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, entro il 31 dicembre 2016 ( a differenza dei requisiti d’età per la vecchiaia, che vanno maturati entro il 31 agosto 2016).

La data di decorrenza della pensione, per i docenti, è il primo settembre 2016, ma la domanda di cessazione dal servizio deve essere inviata entro il 22 gennaio 2016 (per i dirigenti scolastici entro il 28 febbraio 2016), tramite il portale del Miur, servizio E-Polis Istanze On Line.

Pensione anticipata 2016 contributivo

I requisiti sono diversi, invece, per chi non possiede contributi versati precedentemente al 1996, o per chi effettua il cumulo nella gestione Separata, ossia per i soggetti il cui calcolo dell’asegno è effettuato colsolo sistema contributivo; per loro, i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata sono:

63 anni e 7 mesi d’età;

20 anni di contributi;

– pensione superiore all’assegno sociale di almeno 2,8 volte.

Pensione anticipata 2016 Boeri

Simile alla pensione anticipata col solo contributivo, la nuova proposta effettuata dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, prevede la possibilità di pensionarsi con i requisiti poc’anzi esposti (63 anni e 7 mesi d’età e 20 anni di contributi), anche per chi ha diritto al calcolo della pensione col sistema misto: per aver diritto all’accesso, la pensione dovrà oscillare tra i 1.200 ed i 1.500 euro circa. Inoltre, è prevista una penalizzazione tra il 9,4% e lo 0,3%, a seconda dei mesi di anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia (si veda: pensione anticipata, uscita a 63 anni anche per i misti).

 

Nessuna penalizzazione, però, sarà applicata ai lavoratori precoci (intesi come coloro che hanno versato il primo contributo precedentemente al diciottesimo anno d’età). Trattandosi solo di una proposta, bisognerà aver riguardo alle ulteriori modifiche che saranno realizzate nell’intervento normativo.

Pensione anticipata lavori usuranti e notturni

Molto articolati sono i requisiti previsti per chi ha svolto lavori usuranti o lavoro notturno, per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di vita lavorativa (dal 2018,bisognerà aver svolto tali mansioni per metà della vita lavorativa). Vediamo, nella tabella, i parametri utili al pensionamento nel 2016.

 

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Pensione anticipata 2016: nuovi requisiti

Pensione anticipata: che cos’è, quali sono i requisiti, quando spetta, a quanto ammonta l’assegno.

La pensione anticipata è il trattamento previdenziale, introdotto dalla Legge Fornero [1], che ha sostituito la vecchia pensione di anzianità: il diritto al suo raggiungimento non si fonda sull’età del lavoratore (anche se sono comunque previsti dei requisiti inerenti l’età), ma sugli anni di contributi versati. Vediamo, nel dettaglio, quali sono i requisiti richiesti dalla normativa per raggiungere la pensione anticipata, la sua decorrenza, come si calcola, e come inviare la domanda.   Pensione anticipata 2016: requisiti I requisiti per raggiungere la pensione anticipata, per il triennio dal 2016 al 2018 sono:   – 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;   – 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;   Tali requisiti diventeranno, nel biennio 2019-2020:   – 42 anni e 2 mesi per le donne;   – 43 anni e 2 mesi per gli uomini.   In seguito, l’aumento previsto sarà in ragione di 3 mesi ogni 2 anni.   È prevista una penalizzazione percentuale del trattamento per chi si pensiona prima dei 62 anni di età: la decurtazione è però stata abolita per i trattamenti con decorrenza sino al 31 dicembre 2017.   Per chi non possiede contributi versati prima del 1996, ovvero per i soggetti che calcolano la pensione esclusivamente col sistema contributivo, i requisiti sono differenti.

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La pensione di invalidità è pignorabile?

Sono titolare di una pensione di invalidità: i creditori o Equitalia possono pignorarla anche se non la deposito in banca, direttamente presso l’Inps?  

In linea teoria, le pensioni di invalidità, al pari di ogni altra pensione, sono pignorabili dal creditore entro i nuovi limiti stabiliti dall’ultima riforma, che mirano a conservare, in capo al debitore, il minimo vitale per il proprio sostentamento. Tale limite viene così definito:   Se la pensione non è depositata in banca, ma viene pignorata direttamente presso l’Istituto di previdenza In tal caso, il creditore non può pignorare il cosiddetto “minimo vitale” che è pari alla misura dell’assegno sociale mensile aumentato della metà (per un totale di 672,76 euro, posto che la pensione sociale per il 2015 è di 448,51); il residuo è pignorabile nei limiti di un quinto. Per esempio: se una pensione ammonta a 1000 euro, da questa vanno decurtati 672,76 euro; la differenza, pari a 327,24 euro è pignorabile nei limiti di un quinto al mese (per un totale di 65,45 euro al mese);   Se la pensione è depositata in banca In tal caso, bisogna distinguere: – le somme che, al momento del pignoramento, si trovano già depositate in banca possono essere pignorate integralmente fatto salvo un limite impignorabile pari al triplo dell’assegno sociale (ossia, al 2015, 448,51×3= 1.345,53); – le somme che arriveranno in banca dopo il pignoramento sono pignorabili nei limiti di un quinto.   La Cassazione Secondo un precedente della Cassazione [1], che tuttavia è anteriore alla riforma appena citata, la pensione di invalidità è pignorabile integralmente fatto salvo un limite impignorabile di somme necessarie a garantire al pensionato i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita. Tale limite, all’epoca, non essendo ancora stato determinato dalla legge, veniva quantificato di volta in volta dal giudice.

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Pensione, come non perdere i contributi nella Gestione Separata

Gestione Separata: cumulo, totalizzazione, pensione supplementare e supplemento di pensione.

 

I contributi versati alla Gestione Separata, anche se sono pochi, non vanno buttati via: esistono, infatti, diversi istituti che consentono di cumularli con i contributi delle altre gestioni, per raggiungere un’autonoma pensione.

Si tratta del cumulo contributivo, della totalizzazione, del supplemento di pensione e della pensione supplementare: grazie a tali sommatorie, non solo la contribuzione versata non è perduta, ma è anche possibile raggiungere un diritto alla pensione che, secondo quanto è stato versato nelle altre gestioni, altrimenti non esisterebbe.

Sono sempre di più, infatti, i lavoratori che hanno rapporti discontinui, periodi come parasubordinati, periodi di lavoro accessorio (i famosi voucher, o buoni lavoro) o partite Iva senza cassa: per tutti questi lavori atipici, la contribuzione versata va a finire nel calderone della Gestione Separata. Un vero e proprio tesoro per l’Inps, poiché, vista l’età media degli iscritti, relativamente giovane, e visto il calcolo contributivo dei trattamenti a carico di tale cassa, sono veramente poche, e molto basse, le pensioni pagate sinora, in rapporto ai contributi versati. Inoltre, se annualmente non è versato un ammontare almeno pari al minimale di artigiani e commercianti, l’accredito dell’anno intero non è effettuato.

Peraltro, non è consentito ricongiungere i contributi della Gestione Separata ad altre casse, ma solo totalizzarli, o effettuare il cumulo dalla gestione dipendenti alla Gestione Separata: vediamo insieme, nel dettaglio, tutti i sistemi per non perdere i contributi versati.

 Cumulo Gestione Separata

Un decreto del 1996 [1], attuativo della famosa Riforma Dini [2], prevede espressamente la possibilità di cumulare i contributi da lavoro dipendente (versati presso l’Ago- Assicurazione generale obbligatoria- o presso le forme sostitutive della medesima) e da lavoro autonomo (gestione artigiani e commercianti) nella Gestione Separata, alle medesime condizioni dell’Opzione Contributiva Dini: ciò significa, in pratica, che tutto il trattamento, compreso quello maturato al di fuori della Gestione Separata, sarà computato col contributivo, e che i requisiti di età e contribuzione saranno pari a quelli previsti dalla vecchia Opzione Contributiva.

Pertanto, per avvalersi della possibilità, dovrà essere stata raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia, con i requisiti post- Fornero, a meno che non siano stati compiuti 60 anni (per le donne) o 65 anni (per gli uomini), prima del 31 dicembre 2011, in applicazione della cristallizzazione dei requisiti.

Il requisito di contribuzione, invece, deve essere pari ad almeno 15 anni.

 

Totalizzazione Gestione Separata

La totalizzazione[3] consente di sommare i contributi tra più gestioni, ed è applicabile sia alla pensione di vecchiaia, che a quella d’anzianità ,con requisiti differenti da quelli previsti dalla Legge Fornero; i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia in totalizzazione, nel 2015, sono:

 

20 anni di contribuzione;

 

65 anni e 3 mesi di età (sia per gli uomini che per le donne), 65 anni e 7 mesi dal 2016 al 2018.

 

Per ottenere la pensione d’anzianità con la totalizzazione, invece, occorrono 40 anni e 3 mesi sino al 31 dicembre 2015, 40 anni e 7 mesi dal 2016 al 2018.

È necessaria, però, l’attesa di una finestra di 12 mesi per i dipendenti, e di 18 mesi per gli autonomi, o per chi ha contribuzione mista autonomo-dipendente (il caso, appunto, degli iscritti alla Gestione Separata).

Anche in questo caso il calcolo della pensione avviene interamente col metodo contributivo, in proporzione a quanto accreditato in ogni fondo o cassa, a meno che non si raggiunga il diritto ad un’autonoma pensione in una delle gestioni nella quale sono versati i contributi, purchè si tratti di una gestione Inps o Inpdap; nella Gestione Separata il calcolo pro quota è comunque contributivo.

Pensione supplementare Gestione Separata

La pensione supplementare nella Gestione Separata[4] può essere richiesta qualora non si maturi, nella gestione stessa, il diritto ad un’autonoma pensione, ma si percepisca un trattamento a carico della Gestione lavoratori dipendenti, autonomi, delle casse professionali, o delle forme sostitutive o esonerative degli stessi. Sarà necessario, però, avere i requisiti d’età per la pensione di vecchiaia vigenti dopo la Riforma Fornero, ed avere un trattamento non superiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

 

Supplemento di pensione Gestione Separata

Qualora si continui a versare contributi, dopo aver già ottenuto una pensione presso la gestione separata, si avrà diritto ad un supplemento di pensione [5], se sono trascorsi almeno due anni dalla data di decorrenza della pensione; per gli ulteriori supplementi, si dovranno attendere cinque anni dalla decorrenza del precedente supplemento.

Non esistono, in merito all’ età pensionabile, particolari requisiti.

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